Commercialista Olbia Appartamenti, monolocali, castelli e nude proprietà. Chi dovrà comprare o vendere casa, in futuro, potrà farlo anche all'asta. La borsa immobiliare di Roma (Bir), azienda della Camera di commercio, infatti, ha presentato ieri una nuova attività: le aste immobiliari tra privati. Aperte a tutti e a ogni tipo di proprietà, il servizio promette garanzie e tempi rapidi, con regolamenti chiari e trasparenti. «Il nostro principale obiettivo - tiene a precisare Giovanni Quintieri, presidente della Bir - è quello di semplificare la compravendita».
L'asta inizia nel momento in cui un soggetto fa, alla Bir, la richiesta di vendita e si accorda sul prezzo minimo a cui è disposto a cedere l'immobile. A questo punto il venditore viene affidato a un agente accreditato, che lo seguirà per tutta l'asta. L'agente si occupa di raccogliere il materiale e la documentazione per l'atto di compravendita. Questa verrà poi controllata dal notaio che stabilisce se l'immobile è vendibile o meno. Se l'esito è positivo, dopo sei settimane la proprietà è messa all'asta. Si passa così alla fase della pubblicazione. L'avviso d'asta viene affisso nella sede e sul sito internet della Borsa immobiliare di Roma (www.astebir.it), in tutte le sedi della Camera di commercio capitolina e pubblicata su diversi giornali. Durante questo periodo chi vuole potrà visitare la casa e, se interessato, può presentare, nei tempi stabiliti, la domanda di partecipazione. Alla domanda si allega una busta sigillata, con l'offerta segreta per l'acquisto dell'immobile.
Ormai il mese e mezzo è quasi finito e si fissa la data per l'asta vera e propria. Il battitore apre tutte le buste arrivate con le offerte segrete e seleziona le cinque più alte. La maggiore diventa la base d'asta. I cinque migliori offerenti sono quindi chiamati a presentare le offerte, questa volta pubbliche, al rialzo. L'immobile è aggiudicato se l'ultima offerta è superiore al prezzo di riserva, quello cioè precedentemente concordato tra l'agente e il venditore. In caso contrario, venditore e compratore possono modificare la loro proposta e trovare un accordo.
I vantaggi di questo nuovo servizio, per la Camera di commercio, sarebbero molteplici. «Innanzitutto la rapidità dell'operazione - afferma Giorgio De Luca, responsabile della comunicazione del servizio -. Calcoliamo che in sole sei settimane si avrà l'immobile. Poi - aggiunge - il grande beneficio di pubblicità, sia per il venditore sia per il compratore. Ogni asta, infatti, sarà pubblicizzata anche su diversi giornali cittadini».
Un vantaggio, precisa De Luca, soprattutto per i proprietari di quelle costruzioni che, per caratteristiche particolari, sono difficili da vendere. E ancora trarranno beneficio tutte quelle trattative che avvengono in situazioni complesse, come nude proprietà, divorzi, eredità, vendita per conto di minori.
Questa attività anche se già prevista dal nostro ordinamento giuridico non è ancora diffusa in Italia, nonostante il successo riscontrato nel resto d'Europa. La Camera di commercio ha già raccolto gli immobili per la prima asta. Si calcola che per ogni giornata d'asta, che poi si svolgerà effettivamente in una mezza giornata, si metteranno in vendita circa sei abitazioni, per un valore complessivo di affari dai tre ai quattro milioni di euro. Il costo per le parti, compratore e venditore, è del 2 per cento più Iva del valore di aggiudicazione dell'immobile.
martedì, novembre 21, 2006
Istat: a settembre ordini industria -5,2 m/m, fatturato -5,9% m/m Commercialista Olbia

Commercialista Olbia (Teleborsa) - Roma, 21 nov - L'Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di settembre 2006 l'indice del fatturato dell'industria, calcolato con base 2000=100 sul valore delle vendite espresse a prezzi correnti, è risultato pari a 125,1 segnando un incremento del 4,4 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il fatturato è aumentato del 2,5 per cento sul mercato interno e del 9,4 per cento su quello estero.
L'indice degli ordinativi è risultato pari a 121,1, con una crescita tendenziale dell'8,8 per cento, derivante da un incremento dell'8,9 per cento sul mercato interno e dell'8,4 per cento sul mercato estero.
Gli indici generali destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi sono risultati pari, rispettivamente, a 117,7 e 118,0, presentando, nel confronto con il mese precedente, una diminuzione del 5,9 per cento, il primo, e del 5,2 per cento, il secondo. Lo comunica l'Istat.
Nel confronto dei primi nove mesi del 2006 con lo stesso periodo dell'anno precedente, il fatturato dell'industria ha registrato un incremento dell'8,4 per cento, quale sintesi di una crescita del 7,3 per cento sul mercato interno e dell'11,4 per cento su quello estero. Nello stesso periodo si è registrato un aumento tendenziale degli ordinativi dell'11,2 per cento, derivante da una variazione positiva del 9,9 per cento per gli ordinativi provenienti dal mercato interno e del 13,6 per cento per quelli provenienti dall'estero.
(segue)
Ricariche dei cellulari, altolà delle Authority all'«anomalia italiana» Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Basta con le ricariche telefoniche gravate dal balzello del cosiddetto contributo, che finisce per pesare di più sulle tasche di chi ha meno soldi in tasca. L'Antitrust e Autorità per le comunicazioni, dopo una lunga e approfondita indagine, si preparano infatti a intervenire sui costi delle ricariche dei cellulari che sono «un'anomalia tutta italiana». Un'anomalia - visto che in Europa le compagnie telefoniche non contano su un analogo meccanismo di extra-profitto garantito - che, soprattutto, rende opache le tariffe effettive.
«In base ai risultati dell'indagine - spiegano le due Authority - ci sono i margini per un intervento dell'Agcom, in relazione agli elevati contributi di ricarica, per garantire tutte le fasce di clientela, specie quelle economicamente più deboli. Gli operatori dovranno inoltre fornire informazioni trasparenti in grado di permettere agli utenti scelte di consumo consapevoli».
Nel 2005 i ricavi al lordo dei costi per Tim, Vodafone, Wind e Tre sono stati circa 1,7 miliardi di euro, «corrispondenti ad oltre il 15% degli introiti complessivi delle schede prepagate». Anche in considerazione del peso che hanno le ricaricabili in Italia: 90% del mercato contro il 50% in Europa. In particolare, è stato stimato che il margine specificamente riferibile ai soli contributi di ricarica è nell'ordine del 50-55%, per un valore di circa 950 milioni di euro nel 2005.
Per le Autorità, la revisione o il totale abbattimento del contributo fisso di ricarica «renderebbe più trasparente le offerte e ne aumenterebbe la comparabilità.Verrebbe inoltre eliminato quel carattere di regressività del costo di ricarica, che incide in misura maggiore sui tagli inferiori, creando effetti distorsivi per i consumatori più deboli». L'indagine conoscitiva sarà inviata alla Commissione Europea.
Tessile-moda, Zegna scrive a Prodi: «La manovra non dà certezze alle imprese»

Commercialista Olbia Paolo Zegna e Michele Tronconi, rispettivamente presidente e vicepresidente vicario di Smi-Ati Federazione di Imprese Tessili e Moda Italiane hanno inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, facendosi «interpreti del forte disagio che aleggia tra gli imprenditori dell’industria Tessile e Abbigliamento Italiana» per quanto si va «profilando in termini di novità normative, con la nuova finanziaria», rischiando di «disincentivare la crescita delle imprese, spingendo all’ulteriore delocalizzazione produttiva».
Nella lettera a Prodi, Zegna e Tronconi, lamentano che nella Finanziaria e, più in generale, nelle azioni del Governo «a fronte di cose date alle imprese, come nel caso del cuneo fiscale, ve ne sono molte altre tolte, o che determineranno nuovi costi. Ciò, in un clima di crescente incertezza del diritto, sia sul fronte fiscale, che civile e penale. Il bilanciamento degli effetti appare negativo, incupendo le aspettative degli imprenditori, con ovvi riflessi negativi sulle decisioni di investimento e sulla creazione di nuovi posti di lavoro».
Le maggiori criticità riguardano: la diversa destinazione del Tfr che determinerà un aumento del fabbisogno finanziario e, a fronte della viscosità verso l’alto degli affidamenti bancari, comporterà un automatico contenimento di tutti i tipi di investimento, con tensioni finanziarie che si scaricheranno sulle imprese con meno di 50 dipendenti, apparentemente escluse dal prelievo forzoso; la deducibilità delle spese per le auto aziendali e i fringe benefits, onde poter restituire l’Iva erroneamente pretesa sull’acquisto delle auto, in forza della sentenza della Corte Europea; l’equazione «flessibilità uguale a precarietà» che sembra «farsi largo tra alcuni ministri», quando le statistiche dimostrano che proprio nell’industria manifatturiera la stragrande maggioranza dei contratti a termine si trasforma a tempo indeterminato; l'intervento di modifica alla normativa sull'apprendistato; le proposte di modifica al Codice Ambientale, che sembrano voler trasformare le imprese più in produttrici di rifiuti, che di beni di consumo, rendendo ancor più alti i costi delle cose fatte in Italia, rispetto a quelle fatte altrove.
«Le nostre imprese – sostengono gli estensori della lettera - hanno bisogno di stabilità e certezza di riferimenti normativi. Si assiste, invece, alla continua rimessa in discussione del diritto, passando dall’epoca dei condoni a quella dell’indulto, fino alla retroattività delle norme fiscali, come sembra profilarsi per il caso degli ammortamenti sugli immobili. Compresi quelli strumentali, che ci riguardano. Per colpire l’evasione fiscale si è semplicemente aumentato il prelievo su chi le imposte già le paga. Per questo, soprattutto al Nord, molti di questi provvedimenti appaiono ingiusti e, come detto all’inizio, controproducenti. Tutto ciò mentre le imprese devono fare i conti con troppe zavorre: dall’alto costo dell’energia, a quello della burocrazia, alle infrastrutture mancanti; ma soprattutto, nel nostro settore, con una struttura del costo del lavoro che presenta contemporaneamente due distorsioni: il più alto costo lordo per l’impresa ed il più basso salario netto per il lavoratore» che rende impossibile competere nel mondo. «Se questo era lo scenario - concludono Zegna e Tronconi - molte delle nuove norme sopra richiamate danno, oggi, il senso di un ulteriore arretramento. E rendere più buie le aspettative degli imprenditori significa rinunciare allo sviluppo del Paese».
Smi-Ati, che è una delle più importanti Federazioni aderenti a Confindustria, opera in nome e per conto di circa 2.000 aziende associate (in cui lavorano oltre 100 mila addetti) ed è rappresentativa di un settore che, con i suoi 525 mila addetti (l’11,9% dell’occupazione manifatturiera) e 62 mila imprese, costituisce una componente fondamentale del tessuto industriale italiano. L’industria tessile-abbigliamento-moda italiana, che nel 2005 ha realizzato un fatturato complessivo di quasi 52 miliardi di euro, è uno dei comparti maggiormente export-oriented del panorama manifatturiero nazionale. Nel 2005, infatti, la quota delle vendite estere sul fatturato complessivo ha superato abbondantemente la soglia del 50%, mentre il 26,5% dell’attivo commerciale complessivo dell’industria italiana è stato realizzato grazie al settore tessile-moda.
Berlusconi: non farò più il premier né andrò al Quirinale. Letta è l'uomo giusto Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Silvio Berlusconi non tornerà a fare il premier e non andrà al Quirinale. A renderlo noto è lo stesso Cavaliere in una conversazione riportata dal quotidiano di Feltri «Libero». «Certo che torneremo al governo - precisa Berlusconi - ma una cosa ve la anticipo. In qualunque caso non sarò io a rientrare a palazzo Chigi. Ho già dato, mi basta». «L'uomo giusto» per prendere il suo posto c'è, dichiara, «ma per favore niente nomi...».
«Con la politica operativa ho chiuso», aggiunge all'ipotesi Quirinale, ma per il capo dello Stato «il nome ve lo faccio: Gianni Letta, il migliore di tutti».
«Ho studiato e ristudiato la pratica -prosegue l'ex presidente del Consiglio - e sono giunto alla conclusione che per ora dobbiamo metterci il cuore in pace. È vero che tutta la sinistra vorrebbe disfarsi di questo signore che si sta occupando solo della sua rete di potere personale, ma per farlo occorre trovare qualcuno disposto a sferrare il colpo mortale. E su questo non c'è il minimo accordo». Alessandro Sallusti, che per 'Libero' ha raccolto lo sfogo dell'ex premier, prova a fare qualche nome. D'Alema? «No - risponde Berlusconi - non si fida, ha contro Fassino e Veltroni». Rutelli? «Impossibile, i Ds si alleerebbero e farebbero fuori anche lui», replica il Cavaliere. I comunisti? «E quando mai, non tornerebbero mai più al governo. E poi sono troppo sotto nei sondaggi per rischiare nuove elezioni», dice l'ex premier che fornisce i dati in suo possesso: «Casa delle libertà al 56%, centrosinistra al 44. Il resto - aggiunge - son tutte storie, non confondiamo il 70% degli scontenti di Prodi con un possibile risultato elettorale. Un conto è dire: quello mi ha deluso, un altro è che un comunista deluso voti noi. Certo, forse qualche moderato, è giá successo». E racconta di quando a Trieste, al comizio per il ballottaggio del sindaco si fece riempire la sala di gente di sinistra: «dal gelo al trionfo: citai Saba e uno dalla seconda fila mi urlò: ma stia zitto, che ne sa lei di Saba? Recitai su due piedi una sua poesia a memoria senza sbagliare neppure una virgola. Ci fu un'ovazione e vincemmo le elezioni». Potenza della memoria? «Un dono, ce l'ho di ferro in tutti i sensi...», risponde il cavaliere.
Berlusconi esclude che il 'killer' del governo Prodi possa essere, ad esempio, Lamberto Dini: «lo escludo - risponde - a sinistra nessuno si fida di lui». E Giuliano Amato? «Non ce lo vedo proprio, e non sono l'unico». Allora, occorre attendere un 'agguato' da parte dell'opposizione. «Chi dice questo - replica il leader della Cdl - non conosce i senatori. Mi gioco la testa che se la sinistra avesse problemi seri qualche senatore della Casa delle libertà si sentirebbe improvvisamente male al punto di dover lasciare l'aula e andare in infermeria. E, come è noto, dal lettino del dottore non si può votare. Anche la barberia potrebbe tornare utile: dal parrucchiere c'è sempre fila...».
«I senatori, anche i miei - spiega Berlusconi - non hanno nessuna voglia di tornare a casa. Non adesso. E lo hanno già dimostrato nelle ultime votazioni».
E il Quirinale? «Quando uno diventa presidente della Repubblica - sottolinea Berlusconi - dichiara al mondo la sua imparzialità. Ma non è così fino in fondo. Alla fine prevale sempre l'appartenenza ad una fede politica e culturale. Non vi dico che cosa mi ha fatto penare Ciampi e con Napolitano è la stessa cosa: erano, sono e saranno di sinistra». Il Cavaliere dice che Prodi lo odia e aggiunge di sapere il perché: «Voleva diventare ricco e il miliardario sono io; voleva un suo grande partito e l'ho fatto io; voleva essere amato e sono io in testa a tutti i sondaggi di gradimento». Infine, un annuncio: «Ho finito di scrivere il libro con le mie memorie. Una faticaccia durata tutta l'estate, altro che le balle sulle mie notti in discoteca...». Le bozze sono state consegnate alla Mondadori. Titolo provvisorio, "Il calvario della libertà". «E occhio al singolare - chiosa il Cavaliere - perché la libertà è una sola: o c'è sempre e su tutto o non è».
lunedì, novembre 13, 2006
Finanziaria, ancora aumenti Ora tocca a patente e revisioni - Motori - Repubblica.it
Dopo il superbollo auto, è in arrivo una nuova mini-stangata per i proprietari di due o quattro ruote. In un emendamento alla finanziaria, il Governo ha infatti rivisto al rialzo le tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione: si tratta delle immatricolazioni, revisioni, collaudo, e anche le operazioni relative alla patente di guida (rilascio, duplicati, revisione, etc.).
L'articolo 118 della finanziaria già prevede un incremento di tali tariffe in modo da assicurare maggiori entrate pari ad almeno 45 milioni di euro. Ora il Governo ha rivisto tale cifra a 50 mln. Questo per permettere al piano generale di mobilità e ai sistemi informativi del Ministero dei Trasporti una spesa aggiuntiva di 10 milioni invece che 5 mln come previsto in un primo momento.
Sarà un decreto del Ministro dei Trasporti, di concerto con l'Economia, a stabilire le nuove tariffe
L'articolo 118 della finanziaria già prevede un incremento di tali tariffe in modo da assicurare maggiori entrate pari ad almeno 45 milioni di euro. Ora il Governo ha rivisto tale cifra a 50 mln. Questo per permettere al piano generale di mobilità e ai sistemi informativi del Ministero dei Trasporti una spesa aggiuntiva di 10 milioni invece che 5 mln come previsto in un primo momento.
Sarà un decreto del Ministro dei Trasporti, di concerto con l'Economia, a stabilire le nuove tariffe
venerdì, novembre 10, 2006
La sinistra prepara un’amnistia Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Dopo l'indulto si avvicina l'amnistia: il Csm la invoca e la sinistra prende la palla al balzo per svuotare ulteriormente le carceri. Così ecco il primo passo: un progetto per evitare la galera a chi è condannato a meno di due anni. ROMA. L’ha fatto ancora. Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, è andato in Parlamento e s’è sfogato di nuovo contro l’indulto: «Chi fa il ministro dell’Interno non può non soffrire. Se non soffre è un “cattivo” ministro. Questo non potete non capirlo». Ormai è chiaro: il provvedimento che ha aperto le porte delle carceri a diverse migliaia di detenuti non piace più al ministro. Troppe le segnalazioni che gli vengono da prefetti e questori. Non c’è solo l’emergenza di Napoli. In tanti centri si nota un’impennata di criminalità. «Ma una sofferenza permanente me la dà, in realtà, un sistema legislativo e processuale a causa del quale ci ritroviamo a spasso, senza rimedio, persone che con difficoltà e rischio sono state sottoposte alla giustizia». E allora Amato pone il problema della certezza della pena.
Occorrono modifiche di legge. «Ma senza arrivare a misure anticostituzionali». Non si tornerà al mandato di cattura obbligatorio, però il governo intende mettere mano alle «maglie larghe della nostra legislazione» perché è inaccettabile che chi dovrebbe stare in carcere «finisce per non esserci e gli imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare gli autori del pizzo se li ritrovano davanti dopo quattro mesi». Una denuncia cruda, quella di Amato. In polizia, infatti, si respira fin troppa frustrazione per quanto è accaduto. Ma uguale frustrazione si vive in magistratura.
Il Consiglio superiore della magistratura ha presentato ieri il quadro desolante degli uffici giudiziari italiani alle prese con l’impatto di un indulto non accompagnato da amnistia. Ovvero la beffa di tribunali che lavoreranno per i prossimi tre-quattro anni quasi solo esclusivamente a processi senza scopo perché poi le sentenze non verranno mai scontate. Paradossale. Ma inevitabile perché l’escamotage proposto dal ministro Mastella, secondo il Consiglio, è inattuabile. Il ministro della Giustizia chiedeva al Csm di emanare una direttiva che portasse su un binario morto i processi «inutili», congelandoli in attesa che cadessero in prescrizione. Ma il Consiglio non lo farà. «L’esigenza prospettata dalla nota ministeriale può essere stabilmente e correttamente soddisfatta, nel nostro sistema costituzionale solo mediante un appropriato intervento legislativo».
La patata bollente, insomma, torna al governo e al Parlamento. «Prevedere criteri di priorità cozzerebbe contro il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale», sintetizza il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. La soluzione maestra, insomma, sarebbe un’amnistia. Dopo le pene, si cancellano anche i reati e non se ne parla più. Almeno i tribunali non girerebbero a vuoto. Ma il Csm si guarda bene dal proporre un passo del genere. Dice ancora Mancino: «Non vogliamo passare per quelli che sollecitano l’amnistia. Nessuno di noi la chiede. Nessuno l’invoca. Storicizzando però si nota che in sessanta anni di storia repubblicana, nei 17 provvedimenti clemenziali mai si sono disgiunti amnistia da indulto. A buon intenditore, poche parole».
In Parlamento, però, al solo sentir parlare di amnistia, vengono sollevate mille obiezioni. I partiti non se la sentono di portare avanti una questione così impopolare. La politica ha fatto un mezzo pasticcio, ma non se la sente di rimediare. L’unico che si espone è Antonio Di Pietro, che era contrarissimo all’indulto ma ora chiede una «amnistia selettiva che eviterebbe di celebrare una miriade di processi inutili». E subito s’irrita, al solito, Mastella, che avverte l’invasione di campo: «Vorrei sapere una volta tanto quando terminano i lavori della Salerno-Reggio Calabria».
Che i giudici si arrangino, insomma. L’unica via per non imballare la macchina della giustizia è che i capi degli uffici giudiziari si prendano loro la responsabilità di emettere circolari che stabiliscono corsie «di sorpasso» per i processi da fare e corsie «di rallentamento» per quelli da abbandonare a se stessi. Ci stanno pensando a Torino e a Roma. L’ha fatto a Milano il presidente del tribunale, Grechi. «Dimostra la capacità e volontà di non rassegnarsi a una giurisdizione che produce disservizio», si compiace il Csm.
Il Fisco punta ai profitti virtuali Commercialista Olbia
Commercialista Olbia Estendere il principio della «maturazione»anche ai depositi in «amministrato» o in «dichiarativo » e ai fondi esteri.
Pur prospettando numerose opzioni alternative, sembra questa la strada suggerita dalla Commissione di studio sulla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria.
Nella relazione finale,la Commissione presieduta da Cecilia Guerra dedica ampio spazioalla ricerca di una soluzione idonea a equiparare itre regimi di tassazione del risparmio attualmente vigenti (dichiarativo, amministrato, gestito). Appare evidente che il favore della Commissione è verso la scelta di estendere il principio della «maturazione »,mentre il problema della difficoltà di individuare il valore corrente degli strumenti finanziari non quotati viene risolto prevedendo che — a fine periodo — essi siano valutati al costo. L'applicazione del maturato avrebbe come corollario la possibilità di compensare i redditi di capitale con le minusvalenze, sia realizzate,sia maturate.Inoltre, la tassazione dei fondi non avverrebbe più a monte, ma presso il sottoscrittore, con il vantaggio di consentire a quest'ultimo di compensare le plusvalenze e minusvalenze con i risultati di segno opposto conseguiti sul dossier titoli.
Efficienza ed equità
Per verificare se è vero che il principio della maturazione risponde ai criteri di efficienza e equità (principali obiettivi che la Commissione si pone),occorre partire da un esempio semplificato: un risparmiatore acquista un titolo quotato a 100; a fine anno lo ha ancora in portafoglio e —siccome vale 120 —paga imposte sulla plusvalenza ( maturata, ma non percepita) di 20, con un esborso di 4 (essendo l'aliquota unica, proposta dalla Commissione, al 20%); alla fine dell'anno successivo, il titolo nuovamente è sceso a 100; il risparmiatore — che lo ha in portafoglio — memorizza una minusvalenza di 20 che potrà compensare con future plusvalenze o redditi di capitale se e quando ci saranno. In pratica il contribuente, pur non avendo conseguito alcun reddito, viene obbligato a concedere allo Stato un prestito forzoso, non fruttifero e a tempo indeterminato.Il contribuente che si trovi nella situazione esattamente inversa (abbia cioè una minusvalenza maturata di 20 nel primo anno e una ripresa di valore maturata di 20 nel secondo anno) a parità di reddito (nullo) non è, invece, soggetto a questo prestito forzoso. E se è vero che il principio del maturato esiste dal 1998, va anche ricordato che: per le gestioni individuali, il regime è,attualmente, opzionale; per i fondi comuni italiani, è invece applicato dal fondo e pertanto l'investitore non ha la percezione del meccanismo. Inoltre, è sulla base della semplice constatazione sopra esposta (la tassazione di profitti puramente virtuali) che il Tar del Lazio (ordinanza 3 agosto 2001, n. 4971) aveva sospeso l'applicazione dell'equalizzatore, e il Governo dell'epoca rinunciato alla sua applicazione. Ora si vorrebbe, in sostanza, generalizzare gli effetti del meccanismo allora prodotto dall'equalizzatore. E al di là delle implicazioni psicologiche, devono essere fatte altre considerazioni sul piano dell'efficienza e della equità.
Il rapporto con l'Ires
La prima considerazione è la non coerenza con il regime del reddito d'impresa. Questo è, per eccellenza, quello tassato per competenza. Ebbene, neppure nel reddito d'impresa è previsto che le plusvalenze maturate concorrano a formare il reddito senza essere realizzate.
Infatti, le plusvalenze iscritte sui beni immobilizzati non sono imponibili e per i beni del circolante il criterio base di valorizzazione a fine periodo è quello del minore fra costo e mercato.
I tempi del credito d'imposta
La seconda considerazione è la non coerenza fra il momento della tassazione delle plusvalenze e quello dell'utilizzabilità del credito d'imposta sulle minusvalenze. Nell'esempio fatto in premessa, le imposte sulle plusvalenze vengono pagate immediatamente, mentre il credito d'imposta diverràgodibilein un futuro indeterminato. Un simile meccanismo sfugge al senso comune.Si può ribattere che anche nel reddito d'impresa è previsto che le perdite non diano luogo a creditid'imposta immediatamente spendibili; ma nel reddito d'impresa le plusvalenze non realizzate non vengono tassate. Il reddito tassato in capo alle imprese è quello effettivamente realizzato e — come tale — distribuibile.
In ogni caso, deve darsi per scontato che, ove i regimi fiscali venissero uniformati, la circolazione delle minusvalenze fra un regime e l'altro dovrebbe essere completamente liberalizzata e non soggetta agli attuali vincoli per cui le minusvalenze del dichiarativo sono utilizzabili solo in dichiarativo e quelle dell'amministrato solo in dichiarativo e nell'amministrato.
Pur prospettando numerose opzioni alternative, sembra questa la strada suggerita dalla Commissione di studio sulla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria.
Nella relazione finale,la Commissione presieduta da Cecilia Guerra dedica ampio spazioalla ricerca di una soluzione idonea a equiparare itre regimi di tassazione del risparmio attualmente vigenti (dichiarativo, amministrato, gestito). Appare evidente che il favore della Commissione è verso la scelta di estendere il principio della «maturazione »,mentre il problema della difficoltà di individuare il valore corrente degli strumenti finanziari non quotati viene risolto prevedendo che — a fine periodo — essi siano valutati al costo. L'applicazione del maturato avrebbe come corollario la possibilità di compensare i redditi di capitale con le minusvalenze, sia realizzate,sia maturate.Inoltre, la tassazione dei fondi non avverrebbe più a monte, ma presso il sottoscrittore, con il vantaggio di consentire a quest'ultimo di compensare le plusvalenze e minusvalenze con i risultati di segno opposto conseguiti sul dossier titoli.
Efficienza ed equità
Per verificare se è vero che il principio della maturazione risponde ai criteri di efficienza e equità (principali obiettivi che la Commissione si pone),occorre partire da un esempio semplificato: un risparmiatore acquista un titolo quotato a 100; a fine anno lo ha ancora in portafoglio e —siccome vale 120 —paga imposte sulla plusvalenza ( maturata, ma non percepita) di 20, con un esborso di 4 (essendo l'aliquota unica, proposta dalla Commissione, al 20%); alla fine dell'anno successivo, il titolo nuovamente è sceso a 100; il risparmiatore — che lo ha in portafoglio — memorizza una minusvalenza di 20 che potrà compensare con future plusvalenze o redditi di capitale se e quando ci saranno. In pratica il contribuente, pur non avendo conseguito alcun reddito, viene obbligato a concedere allo Stato un prestito forzoso, non fruttifero e a tempo indeterminato.Il contribuente che si trovi nella situazione esattamente inversa (abbia cioè una minusvalenza maturata di 20 nel primo anno e una ripresa di valore maturata di 20 nel secondo anno) a parità di reddito (nullo) non è, invece, soggetto a questo prestito forzoso. E se è vero che il principio del maturato esiste dal 1998, va anche ricordato che: per le gestioni individuali, il regime è,attualmente, opzionale; per i fondi comuni italiani, è invece applicato dal fondo e pertanto l'investitore non ha la percezione del meccanismo. Inoltre, è sulla base della semplice constatazione sopra esposta (la tassazione di profitti puramente virtuali) che il Tar del Lazio (ordinanza 3 agosto 2001, n. 4971) aveva sospeso l'applicazione dell'equalizzatore, e il Governo dell'epoca rinunciato alla sua applicazione. Ora si vorrebbe, in sostanza, generalizzare gli effetti del meccanismo allora prodotto dall'equalizzatore. E al di là delle implicazioni psicologiche, devono essere fatte altre considerazioni sul piano dell'efficienza e della equità.
Il rapporto con l'Ires
La prima considerazione è la non coerenza con il regime del reddito d'impresa. Questo è, per eccellenza, quello tassato per competenza. Ebbene, neppure nel reddito d'impresa è previsto che le plusvalenze maturate concorrano a formare il reddito senza essere realizzate.
Infatti, le plusvalenze iscritte sui beni immobilizzati non sono imponibili e per i beni del circolante il criterio base di valorizzazione a fine periodo è quello del minore fra costo e mercato.
I tempi del credito d'imposta
La seconda considerazione è la non coerenza fra il momento della tassazione delle plusvalenze e quello dell'utilizzabilità del credito d'imposta sulle minusvalenze. Nell'esempio fatto in premessa, le imposte sulle plusvalenze vengono pagate immediatamente, mentre il credito d'imposta diverràgodibilein un futuro indeterminato. Un simile meccanismo sfugge al senso comune.Si può ribattere che anche nel reddito d'impresa è previsto che le perdite non diano luogo a creditid'imposta immediatamente spendibili; ma nel reddito d'impresa le plusvalenze non realizzate non vengono tassate. Il reddito tassato in capo alle imprese è quello effettivamente realizzato e — come tale — distribuibile.
In ogni caso, deve darsi per scontato che, ove i regimi fiscali venissero uniformati, la circolazione delle minusvalenze fra un regime e l'altro dovrebbe essere completamente liberalizzata e non soggetta agli attuali vincoli per cui le minusvalenze del dichiarativo sono utilizzabili solo in dichiarativo e quelle dell'amministrato solo in dichiarativo e nell'amministrato.
Riforma Tfr al via da gennaio Commercialista Olbia
Commercialista Olbia Il Governo accelera sulla previdenza integrativa.Oggi al Consiglio dei ministri approda (fuori sacco) un decreto legge di tre articoli, messo a punto dai ministeri del Lavoro e dell'Economia, per garantire l'anticipo al 1ڧennaio 2007 della riforma del Tfr.Con il Dl è data immediata operatività alle direttive della Covip: tutti i fondi pensione saranno tenuti ad aggiornare i propri statuti e regolamenti entro la fine del 2006 e non del 2007 come originariamente previsto. Viene poi calibrato il meccanismo del silenzioassenso: le liquidazionimaturandeapproderannoaifondipensionedal1 ڬuglio 2007 anche se la decisione del lavoratore sarà stata presa nei mesi precedenti.Sono anche disciplinate le regole sul responsabile delle forme individuali (piani assicurativi) e dei fondi aperti.Non sono previste (al momento)novità per la tassazione, che dovrebbe restare ferma a quota 11 per cento.Intanto il Governo è al lavoro per perfezionare l'emendamento alla Finanziaria riguardante la creazione del Fondo Inps, su cui ieri è scoppiato un giallo.
La polemica
Ieri il Governo non aveva ancora depositato l'emendamento alla Finanziaria riguardante il Tfr, che verrà discusso nei prossimi giorni in Aula alla Camera.Ma la bozza del correttivo che siera "affacciata" la scorsa settimana in Commissione Bilancio (senza per altro essere esaminata) ha scatenato una dura reazione da parte dei sindacati.Che hanno subito accusato il Governo di aver violato l'accordo di fine ottobre.Oggetto della contesa l'erogazione delle liquidazionie l'anticipo di quote di Tfr per ragioni di necessità del lavoratore (motivi di salute, acquisto casa e via dicendo) alle quali, secondo quanto prevedeva la bozza di emendamento, avrebbe dovuto provvedere il Fondo Inps e non più il datore di lavoro «limitatamente alla quota corrispondente ai versamenti effettuati al Fondo medesimo».Nell'accordo con le parti sociali è invece stabilito che questo compito debba restare al datore di lavoro.Di qui la levata di scudi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.Con il Pdci Rifondazione a mostrare una certa preoccupazione.
Ma il sottosegretario all'Economia, Nicola Sartor, ha cercato immediatamente di gettare acqua sul fuoco affermando che l'emendamento del Governo rispetta l'accordo con i sindacati e aggiungendo: «Se necessario siamo pronti a chiarire meglio la norma».In serata a sgomberare il campo da dubbi è arrivata una nota ufficiale del ministero dell'Economia con cui è stato precisato che i lavoratori che vorranno chiedere la liquidazione o un anticipo del proprio Tfr avranno «un interlocutore unico, in linea con l'accordo raggiunto tra Governo e parti sociali il 23 ottobre 2006».
L'anticipo per il Tfr
La previdenza integrativa decolla il 1ڠgennaio 2007 come previsto nell'intesa Governoparti sociali, in anticipo di un anno sui tempi della legge 252/2005 (la riforma Maroni). Per la raccolta di nuove adesioni tutti i fondi pensione devono aggiornare i propri statuti e regolamenti entro la fine del 2006 (e non del 2007 come originariamente previsto).
Il lavoratore ha sei mesi — dal 1ڧennaio al 30 giugno 2007 — per decidere di aderire ad una forma di previdenza complementare, alla quale destinare il Tfr, i propri versamenti e quelli del datore di lavoro.Alla forma prescelta dal lavoratore dal1ڬuglio2007ildatoredilavoro deve versare il Tfr maturato a partire dalla data di adesione al fondo.Ciò significa che se il lavoratore aderisce il 1ڠaprile, il Tfr maturato da quella data al 30 giugno, verrà versato il 1ڬuglio (mentre il Tfr maturato dal 1ڠgennaio alla fine di marzo resta in azienda).In caso di silenzioassenso è previsto che il Tfr venga trasferito al fondo pensione negoziale, se manca il fondo residuale istituito presso l'Inps.
Il decreto prevede anche una moratoria: polizze assicurative e fondi devono individuare un responsabile che presenti requisiti di professionalità e onorabilità. Secondo i tecnici del ministero del Lavoro, in recepimento a sollecitazioni dell'Ania e di altre associazioni,il decreto stabilisce una deroga di 6 mesi (fino al 30 giugno) per la soluzione di ogni forma di conflitto di interessi da parte del responsabile del Fondo.In caso di inadempienza il Fondo non potrà decollare.
Infine, con l'obiettivo di semplificare gli adempimenti e l'operato della Covip,viene confermata l'attuale denominazione di Commissione di vigilanza sui fondi pensione (annullando il previsto cambiamento in Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche).
La polemica
Ieri il Governo non aveva ancora depositato l'emendamento alla Finanziaria riguardante il Tfr, che verrà discusso nei prossimi giorni in Aula alla Camera.Ma la bozza del correttivo che siera "affacciata" la scorsa settimana in Commissione Bilancio (senza per altro essere esaminata) ha scatenato una dura reazione da parte dei sindacati.Che hanno subito accusato il Governo di aver violato l'accordo di fine ottobre.Oggetto della contesa l'erogazione delle liquidazionie l'anticipo di quote di Tfr per ragioni di necessità del lavoratore (motivi di salute, acquisto casa e via dicendo) alle quali, secondo quanto prevedeva la bozza di emendamento, avrebbe dovuto provvedere il Fondo Inps e non più il datore di lavoro «limitatamente alla quota corrispondente ai versamenti effettuati al Fondo medesimo».Nell'accordo con le parti sociali è invece stabilito che questo compito debba restare al datore di lavoro.Di qui la levata di scudi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.Con il Pdci Rifondazione a mostrare una certa preoccupazione.
Ma il sottosegretario all'Economia, Nicola Sartor, ha cercato immediatamente di gettare acqua sul fuoco affermando che l'emendamento del Governo rispetta l'accordo con i sindacati e aggiungendo: «Se necessario siamo pronti a chiarire meglio la norma».In serata a sgomberare il campo da dubbi è arrivata una nota ufficiale del ministero dell'Economia con cui è stato precisato che i lavoratori che vorranno chiedere la liquidazione o un anticipo del proprio Tfr avranno «un interlocutore unico, in linea con l'accordo raggiunto tra Governo e parti sociali il 23 ottobre 2006».
L'anticipo per il Tfr
La previdenza integrativa decolla il 1ڠgennaio 2007 come previsto nell'intesa Governoparti sociali, in anticipo di un anno sui tempi della legge 252/2005 (la riforma Maroni). Per la raccolta di nuove adesioni tutti i fondi pensione devono aggiornare i propri statuti e regolamenti entro la fine del 2006 (e non del 2007 come originariamente previsto).
Il lavoratore ha sei mesi — dal 1ڧennaio al 30 giugno 2007 — per decidere di aderire ad una forma di previdenza complementare, alla quale destinare il Tfr, i propri versamenti e quelli del datore di lavoro.Alla forma prescelta dal lavoratore dal1ڬuglio2007ildatoredilavoro deve versare il Tfr maturato a partire dalla data di adesione al fondo.Ciò significa che se il lavoratore aderisce il 1ڠaprile, il Tfr maturato da quella data al 30 giugno, verrà versato il 1ڬuglio (mentre il Tfr maturato dal 1ڠgennaio alla fine di marzo resta in azienda).In caso di silenzioassenso è previsto che il Tfr venga trasferito al fondo pensione negoziale, se manca il fondo residuale istituito presso l'Inps.
Il decreto prevede anche una moratoria: polizze assicurative e fondi devono individuare un responsabile che presenti requisiti di professionalità e onorabilità. Secondo i tecnici del ministero del Lavoro, in recepimento a sollecitazioni dell'Ania e di altre associazioni,il decreto stabilisce una deroga di 6 mesi (fino al 30 giugno) per la soluzione di ogni forma di conflitto di interessi da parte del responsabile del Fondo.In caso di inadempienza il Fondo non potrà decollare.
Infine, con l'obiettivo di semplificare gli adempimenti e l'operato della Covip,viene confermata l'attuale denominazione di Commissione di vigilanza sui fondi pensione (annullando il previsto cambiamento in Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche).
Nuova Irpef,sì alla Camera Commercialista Olbia
Commercialista Olbia
"Sì"della Camera a nuova Irpef, super bollo sulle auto e compensazioni Iva. L'Aula di Montecitorio ha approvato l'emendamento del Governo alla Finanziaria, che,con nuove aliquote e detrazioni, punta ad alleggerire il carico fiscale sui contribuenti con redditi fino a 40mila euro e le famiglie più numerose. Ma la votazione sull'intero articolo 3 relativo all'Irpef è slittata a oggi.
Un rinvio un po' in controtendenza con le dichiarazioni di maggioranza e opposizione improntate a un comune tentativo di evitare la "fiducia". «Meglio il consenso»,ha rimarcato il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Ma,al di là delle affermazioni, tra Unione e Cdl resta un clima di reciproco sospetto. L'ipotesi "blindatura" è tutt'altro che accantonata. La decisione sarà presa lunedì dal Governo sulla base dello sviluppo dei lavori in Aula. Ma già ieri sera Romano Prodi avrebbe abbozzato con i ministri PadoaSchioppa e Bersani e i vicepremier D'Alema e Rutelli la strategia da adottare. Nel vertice si è anche affrontato il nodo "tagli"ai ministeri.Intanto è stata sbloccata la questione dei finanziamenti al Coni.
Le aliquote Irpef rimangono cinque: 23% fino a 15mila euro; 27% tra 15mila e 28mila;38%tra 28mila e 55mila; 41%tra 55mila e 75mila; 43% oltre i 75mila. Di fatto la "curva" viene ridisegnata. Non sono più previste deduzioni ma detrazioni, che salgono per i figli a carico (partiranno da 800 euro ma caleranno con il crescere del reddito).
Potenziati gli assegni familiari: per i redditi bassi (fino a 12.500 euro), 1.650 euro per figlio.La soglia per l'alleggerimento dell'Irpef sale a 45mila euro per i nuclei con coniuge e figlio.Sono poi previste maggiori detrazioni per gli «over 75»ei genitori single.
Super bollo auto
A salvarsi saranno solo le auto Euro 4 ed Euro 5sottoi100 Kw. L'aumento, che scatterà da gennaio, interesserà le auto più inquinanti(3 euro a Kw per le "Euro 0") con una maggiorazione del 50% per tutte quelle oltre i 100 Kw.
Altre misure
Dal1ڬuglio(enonpiùdagennaio) per ottenere gli sconti Irpef sull'acquisto di medicinali sarà necessaria l'indicazione del codice fiscale del destinatario sullo scontrino. Dal 1ڠgennaio 2008 tutti i registratori di cassa dovranno avere la possibilità di trasmettere telematicamente al fisco gli incassi. Un emendamento della Lega approvato dall'Aula consente di non emettere scontrini fiscali nel caso di dati trasmessi per via telematica. Scatta una norma "antitruffe" per bloccare i contribuenti che effettuavano compensazioni tra crediti Iva inesistenti e tasse da pagare. Prevista la detrazione Iva sulle spese alberghiere per i partecipanti a convegni e congressi e la destinazione alle Regioni di una parte degli incassi dell'accisa sul gasolio.Sugli affitti dei fabbricati costruiti con piani di edilizia residenziale convenzionata scatterà l'aliquota Iva del 10%invece di un prelievo del 2%come imposta di registro.Per le plusvalenze di vendite speculative l'aliquota passerà dal 12,5 al 22 per cento.
Coni e 5 per mille
Secondoil relatore Michele Ventura (Ulivo),giàalla Camera potrebbe essere reintrodotto il 5 per mille: ieri 51 senatori dell'Unione hanno chiesto il ripristino della misura. Si cerca un'intesa bipartisan su un emendamento di An. Quanto al Coni, nel corso di una riunione tra i ministri PadoaSchioppa e Melandri è stato raggiunto l'accordo per il fondo (33 milioni nel 2007) da destinare agli eventi sportivi ed alla preparazione dei Giochi Olimpici del 2008.
Fiducia
Ieri è stato approvato l'articolo 1 suisaldi di bilancio (in 29 miliardi per il 2007 il saldo netto da finanziare). Accantonato l'articolo 2, il 3 sarà votato oggi.La Camera dovrebbe lavorare anche domani. Gli emendamenti del Governo sono 70. Il tutto sembra favorire un iter senza fiducia. Dalla maggioranza si sottolinea:tutto dipende dall'opposizione. Che però non si fida:sarà fiducia.
"Sì"della Camera a nuova Irpef, super bollo sulle auto e compensazioni Iva. L'Aula di Montecitorio ha approvato l'emendamento del Governo alla Finanziaria, che,con nuove aliquote e detrazioni, punta ad alleggerire il carico fiscale sui contribuenti con redditi fino a 40mila euro e le famiglie più numerose. Ma la votazione sull'intero articolo 3 relativo all'Irpef è slittata a oggi.
Un rinvio un po' in controtendenza con le dichiarazioni di maggioranza e opposizione improntate a un comune tentativo di evitare la "fiducia". «Meglio il consenso»,ha rimarcato il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Ma,al di là delle affermazioni, tra Unione e Cdl resta un clima di reciproco sospetto. L'ipotesi "blindatura" è tutt'altro che accantonata. La decisione sarà presa lunedì dal Governo sulla base dello sviluppo dei lavori in Aula. Ma già ieri sera Romano Prodi avrebbe abbozzato con i ministri PadoaSchioppa e Bersani e i vicepremier D'Alema e Rutelli la strategia da adottare. Nel vertice si è anche affrontato il nodo "tagli"ai ministeri.Intanto è stata sbloccata la questione dei finanziamenti al Coni.
Le aliquote Irpef rimangono cinque: 23% fino a 15mila euro; 27% tra 15mila e 28mila;38%tra 28mila e 55mila; 41%tra 55mila e 75mila; 43% oltre i 75mila. Di fatto la "curva" viene ridisegnata. Non sono più previste deduzioni ma detrazioni, che salgono per i figli a carico (partiranno da 800 euro ma caleranno con il crescere del reddito).
Potenziati gli assegni familiari: per i redditi bassi (fino a 12.500 euro), 1.650 euro per figlio.La soglia per l'alleggerimento dell'Irpef sale a 45mila euro per i nuclei con coniuge e figlio.Sono poi previste maggiori detrazioni per gli «over 75»ei genitori single.
Super bollo auto
A salvarsi saranno solo le auto Euro 4 ed Euro 5sottoi100 Kw. L'aumento, che scatterà da gennaio, interesserà le auto più inquinanti(3 euro a Kw per le "Euro 0") con una maggiorazione del 50% per tutte quelle oltre i 100 Kw.
Altre misure
Dal1ڬuglio(enonpiùdagennaio) per ottenere gli sconti Irpef sull'acquisto di medicinali sarà necessaria l'indicazione del codice fiscale del destinatario sullo scontrino. Dal 1ڠgennaio 2008 tutti i registratori di cassa dovranno avere la possibilità di trasmettere telematicamente al fisco gli incassi. Un emendamento della Lega approvato dall'Aula consente di non emettere scontrini fiscali nel caso di dati trasmessi per via telematica. Scatta una norma "antitruffe" per bloccare i contribuenti che effettuavano compensazioni tra crediti Iva inesistenti e tasse da pagare. Prevista la detrazione Iva sulle spese alberghiere per i partecipanti a convegni e congressi e la destinazione alle Regioni di una parte degli incassi dell'accisa sul gasolio.Sugli affitti dei fabbricati costruiti con piani di edilizia residenziale convenzionata scatterà l'aliquota Iva del 10%invece di un prelievo del 2%come imposta di registro.Per le plusvalenze di vendite speculative l'aliquota passerà dal 12,5 al 22 per cento.
Coni e 5 per mille
Secondoil relatore Michele Ventura (Ulivo),giàalla Camera potrebbe essere reintrodotto il 5 per mille: ieri 51 senatori dell'Unione hanno chiesto il ripristino della misura. Si cerca un'intesa bipartisan su un emendamento di An. Quanto al Coni, nel corso di una riunione tra i ministri PadoaSchioppa e Melandri è stato raggiunto l'accordo per il fondo (33 milioni nel 2007) da destinare agli eventi sportivi ed alla preparazione dei Giochi Olimpici del 2008.
Fiducia
Ieri è stato approvato l'articolo 1 suisaldi di bilancio (in 29 miliardi per il 2007 il saldo netto da finanziare). Accantonato l'articolo 2, il 3 sarà votato oggi.La Camera dovrebbe lavorare anche domani. Gli emendamenti del Governo sono 70. Il tutto sembra favorire un iter senza fiducia. Dalla maggioranza si sottolinea:tutto dipende dall'opposizione. Che però non si fida:sarà fiducia.
Allarme del Csm: «Con l'indulto l'80% dei processi finirà nel nulla» Commercialista Olbia
Commercialista Olbia Il plenum del Csm, dopo un dibattito durato quasi due giorni, ha approvato all'unanimitá il documento sugli effetti dell'indulto nel sistema giudiziario. Il parere era stato redatto e approvato dalla sesta e settima Commissione di Palazzo dei Marescialli. Nel documento si evidenzia come l'80% dei processi nell'arco dei prossimi cinque anni sia destinato a finire nel nulla, ossia con sentenze non eseguibili per effetto dell'indulto. I consiglieri del Csm sottolineano che il consiglio della magistratura non può chiedere ai capi degli uffici giudiziari di metterli da parte, cioè di privilegiare la trattazione dei processi che invece non cadono sotto la scure del condono delle pene perchè un'iniziativa del genere non rientra tra i suoi poteri. Infine, punto cruciale della bozza di risoluzione che verrá presentata a breve al ministro della Giustizia Clemente Mastella, si sottolinea che in passato ben 17 indulti sono stati accompagnati da un provvedimento di amnistia.
È un documento «carico di preoccupazioni», ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, un documento che « apre un fronte di riflessioni». «Ma cosa fare di fronte ad una situazione difficile, drammatica, non compete a noi - ha chiarito ancora il numero due dell'organo di autogoverno della Magistratura -. Non siamo la terza Camera, diamo il nostro contributo perché la macchina giudiziaria funzioni e produca al meglio, quantitativamente e qualitativamente. Non vogliamo passare per quelli che sollecitano l'amnistia perché così saremmo al di sopra e al di sotto delle nostre funzioni».
Per il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella «il documento sull' indulto del Csm è apprezzabile perchè dice cose onestamente corrette». Mastella ha sottolineato però come il contenuto sia «riferibile al Parlamento, che con l'80% ha votato l'indulto, non solo a me».
Antonio Di Pietro aveva chiesto un vertice dell'Unione per discutere di giustizia e per stilare un programma dettagliato su quello Governo e maggioranza intendono fare nel prossimo futuro in materia. Massimo Donadi, capogruppo a Montecitorio dell'Italia dei Valori sottolinea: «non possiamo permettere che all'80% di processi che si risolveranno con la sostanziale farsa di una sentenza inutile perché interamente coperta dall'indulto, si aggiunga anche la beffa che il rimanente 20% si estingua comunque, ma per prescrizione».
Dall'opposizione l'ex ministro leghista Roberto Castelli ritiene che dopo l'indulto, «un'amnistia non farebbe che peggiorare le cose». «Non resta che subire il danno che è stato fatto -sostiene Castelli - se si intervenisse con un'amnistia si aggraverebbe ancora di più quel senso di ingiustizia che con l'indulto è stato buttato addosso ai cittadini. Ma il danno è stato fatto. Rassegnamoci».
Per Maurizio Gasparri, An « Dal grido di allarme del Csm non deve scaturire la possibilità di un' amnistia, ipotesi da respingere, ma semmai la riflessione sulle conseguenze catastrofiche dell'indulto, e vedere se non sia il caso di revocarlo, avendo avuto come conseguenza l'aver alimentato la spirale criminale».
È un documento «carico di preoccupazioni», ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, un documento che « apre un fronte di riflessioni». «Ma cosa fare di fronte ad una situazione difficile, drammatica, non compete a noi - ha chiarito ancora il numero due dell'organo di autogoverno della Magistratura -. Non siamo la terza Camera, diamo il nostro contributo perché la macchina giudiziaria funzioni e produca al meglio, quantitativamente e qualitativamente. Non vogliamo passare per quelli che sollecitano l'amnistia perché così saremmo al di sopra e al di sotto delle nostre funzioni».
Per il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella «il documento sull' indulto del Csm è apprezzabile perchè dice cose onestamente corrette». Mastella ha sottolineato però come il contenuto sia «riferibile al Parlamento, che con l'80% ha votato l'indulto, non solo a me».
Antonio Di Pietro aveva chiesto un vertice dell'Unione per discutere di giustizia e per stilare un programma dettagliato su quello Governo e maggioranza intendono fare nel prossimo futuro in materia. Massimo Donadi, capogruppo a Montecitorio dell'Italia dei Valori sottolinea: «non possiamo permettere che all'80% di processi che si risolveranno con la sostanziale farsa di una sentenza inutile perché interamente coperta dall'indulto, si aggiunga anche la beffa che il rimanente 20% si estingua comunque, ma per prescrizione».
Dall'opposizione l'ex ministro leghista Roberto Castelli ritiene che dopo l'indulto, «un'amnistia non farebbe che peggiorare le cose». «Non resta che subire il danno che è stato fatto -sostiene Castelli - se si intervenisse con un'amnistia si aggraverebbe ancora di più quel senso di ingiustizia che con l'indulto è stato buttato addosso ai cittadini. Ma il danno è stato fatto. Rassegnamoci».
Per Maurizio Gasparri, An « Dal grido di allarme del Csm non deve scaturire la possibilità di un' amnistia, ipotesi da respingere, ma semmai la riflessione sulle conseguenze catastrofiche dell'indulto, e vedere se non sia il caso di revocarlo, avendo avuto come conseguenza l'aver alimentato la spirale criminale».
Tfr, i sindacati accusano: «L'accordo è stato violato» Commercialista Olbia
Commercialista Olbia ROMA. «L'emendamento preparato dal governo non corrisponde agli impegni assunti. Il governo chiarisca immediatamente se trattasi di errore, altrimenti siamo in presenza di una palese violazione dell'accordo sottoscritto con le parti sociali ». Sono i segretari confederali di Cgil e Uil, Morena Piccinini e Domenico Proietti nonchè il segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta, a denunciare così la violazione dell'intesa ragggiunta sul Tfr.
Ad accedere la miccia dei sindacati l'emendamento all'articolo 48, che prevede «che il lavoratore che sceglierà di mantenere il TFR in azienda anzichè aderire alla previdenza complementare, non potrà più richiedere l'intero TFR maturato e le relative anticipazioni all'azienda presso la quale è occupato (se ha più di 50 dipendenti), ma direttamente al fondo presso la Tesoreria dello Stato gestito dall'INPS verso il quale sarà transitato il TFR».
Dura la reazione dei sindacati:« non è assolutamente accettabile che il lavoratore sia penalizzato da questa operazione e ostacolato pesantemente nel momento in cui, legittimamente, richiede di riscuotere le prestazioni dovute, che dovranno essere erogate esclusivamente dall'impresa».
Ad accedere la miccia dei sindacati l'emendamento all'articolo 48, che prevede «che il lavoratore che sceglierà di mantenere il TFR in azienda anzichè aderire alla previdenza complementare, non potrà più richiedere l'intero TFR maturato e le relative anticipazioni all'azienda presso la quale è occupato (se ha più di 50 dipendenti), ma direttamente al fondo presso la Tesoreria dello Stato gestito dall'INPS verso il quale sarà transitato il TFR».
Dura la reazione dei sindacati:« non è assolutamente accettabile che il lavoratore sia penalizzato da questa operazione e ostacolato pesantemente nel momento in cui, legittimamente, richiede di riscuotere le prestazioni dovute, che dovranno essere erogate esclusivamente dall'impresa».
Bollo auto, rincari per tutti Commercialista Olbia
Commercialista Olbia Il conto è salato per gli automobilisti toscani. All’aumento del bollo deciso dal governo – ispirato dal suggestivo slogan «più inquini più paghi» – si aggiunge un ulteriore aggravio del 10 per cento deciso dalla Regione Toscana, che pesa soprattutto sulle famiglie. Fra queste, anche se sembra un paradosso, pagheranno di più quelli che non possono permettersi un’auto nuova. O, magari, l’hanno comprata d’occasione, ma più capiente con il rischio di superare i 100 kw di potenza, talvolta non proprio vetture di lusso e tra l’altro, generalmente acquistate da famiglie numerose, che di tutto avrebbero bisogno fuorché di una soprattassa sull’auto.
Non è stato facile il cammino della Finanziaria per quanto riguarda il bollo auto. Vi ricordate la fantomatica tassa sui Suv? O la soprattassa in base al peso della vettura? Dimenticatele, ora arriva la tassa sulle potenze. Il superbollo rimane, ci mancherebbe altro, ma questa volta punta le sue attenzioni verso quelle vetture che superano i 100 kw di potenza. L’obiettivo iniziale era quello di colpire i Suv, e in parte è stato raggiunto, ma nella mischia si sono trovate altre «vittime innocenti», colpevoli solo di avere potenze «sbagliate».
Gli importi del bollo per le autovetture decisi dal governo a partire dal 1° gennaio 2007, non saranno più fissi, ma varieranno secondo la classe di emissione della macchina: l’importo base attuale di 2,58 euro kw per pagamenti annuali varrà esclusivamente per le auto Euro 4, quelle immatricolate come nuove dal 1° gennaio 2006. Sale a 2,70 euro per le Euro 3, 2,80 per le Euro 2, 2,90 per le Euro 1, 3 euro per le non catalizzate. A questi importi dovrà essere aggiunta la soprattassa del 10 per cento decisa dalla Regione: dovrebbe fruttare 33 milioni, soldi che serviranno a finanziare i progetti del piano regionale di sviluppo.
L’aggravio maggiore sarà per le oltre 370 mila autovetture Euro 0, le non catalizzate, che ancora circolavano in Toscana al 31 dicembre 2005, poco più del 16 % sul totale del parco circolante (2.259.734 autovetture). Finora hanno pagato dai 77,4 ai 258 euro, dal 2007 secondo la potenza, dal 2007 pagheranno dai 99 ai 330 euro. I motivi di chi non ha cambiato l’auto, che va ormai per i 15 anni, possono essere svariati: da chi è affezionato alla propria vettura, a chi fa pochi chilometri, a quelli, e sono la maggioranza, che non possono acquistarne una nuova. Un motivo plausibile in una regione come la Toscana dove, dicono le statistiche, gli anziani sono in maggioranza e «godono» di pensioni non proprio al massimo. Andrà un poco meglio per chi ha un’auto Euro 1 (302.454 vetture al 31/12/2005) immatricolata dal 1993 al ’96; aumenti ancora minori per gli Euro 2 (613.095 auto in circolazione) e Euro 3 (752.462 auto al 31/12/05), la parte più consistente del parco auto regionale. Segno evidente che chi ne ha avuto la possibilità ha cambiato auto profittando anche delle varie campagne promozionali o di rottamazione.
Bollo «tranquillo» per le Euro 4, erano 216.049 in circolazione alla fine dello scorso anno, perché alcune case automobilistiche hanno anticipato l’uscita dei modelli che rispondono a quella normativa. Va molto peggio per chi ha un’auto «grossa»: pagherà in più una sovrattassa di 2 euro per ogni kw oltre i 100. In questa categoria non rientrano solo grosse e costose berline, ma anche grandi monovolume, vetture non proprio di lusso, ideali per le famiglie numerose, le «vittime sbagliate» di cui abbiamo già parlato, che al mercato dell’usato si possono trovare con 11 mila euro o poco più.
L’aumento del bollo auto nelle varie versioni, nazionale e regionale, graverà all’85 per cento sulle famiglie che non possono, diversamente dalle aziende, detrarlo fiscalmente. «Siamo consapevoli che l’imposta colpirà all’85 per cento le famiglie» ha riconosciuto l’assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci. Sembra concludersi così la vicenda del bollo auto, un discorso «chiuso» secondo il vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco. Una vicenda a dir poco travagliata, per il bollo auto è parsa più una telenovela che una manovra fiscale, perchè le norme proposte sono cambiate sette volte di seguito: una giungla di tabelle, esenzioni e sovrattasse a chili e chilowatt. La Finanziaria è ora all’esame del Parlamento, qualcosa potrebbe cambiare, una cosa è certa: il 10 per cento regionale resta.
La scheda
• Euro 0 indica i veicoli non catalizzati a benzina e i veicoli non ecodiesel, immatricolati prima del 1993.
• Euro 1 autovetture conformi alla direttiva 91/441, immatricolate dal gennaio 1993 al ’96. Euro 2 autovetture conformi alla direttiva 94/12 o i veicoli commerciali leggeri conformi alla direttiva 96/69, immatricolati tra il gennaio 1997 e il dicembre 2000.
• Euro 3 veicoli conformi alla direttiva 98/69. In vigore dal 2000, relativa all’ulteriore diminuzione delle emissioni, è obbligatoria per gli autoveicoli fabbricati dopo il 1 gennaio 2001.
• Euro 4 veicoli conformi alla direttiva 98/69B. È obbligatoria dal 1 gennaio 2006. Alcune case costruttrici hanno anticipato l’obbligo per cui ci sono molti veicoli recenti da considerare Euro 4.
• Euro 5 entrerà in vigore nel 2008.
Non è stato facile il cammino della Finanziaria per quanto riguarda il bollo auto. Vi ricordate la fantomatica tassa sui Suv? O la soprattassa in base al peso della vettura? Dimenticatele, ora arriva la tassa sulle potenze. Il superbollo rimane, ci mancherebbe altro, ma questa volta punta le sue attenzioni verso quelle vetture che superano i 100 kw di potenza. L’obiettivo iniziale era quello di colpire i Suv, e in parte è stato raggiunto, ma nella mischia si sono trovate altre «vittime innocenti», colpevoli solo di avere potenze «sbagliate».
Gli importi del bollo per le autovetture decisi dal governo a partire dal 1° gennaio 2007, non saranno più fissi, ma varieranno secondo la classe di emissione della macchina: l’importo base attuale di 2,58 euro kw per pagamenti annuali varrà esclusivamente per le auto Euro 4, quelle immatricolate come nuove dal 1° gennaio 2006. Sale a 2,70 euro per le Euro 3, 2,80 per le Euro 2, 2,90 per le Euro 1, 3 euro per le non catalizzate. A questi importi dovrà essere aggiunta la soprattassa del 10 per cento decisa dalla Regione: dovrebbe fruttare 33 milioni, soldi che serviranno a finanziare i progetti del piano regionale di sviluppo.
L’aggravio maggiore sarà per le oltre 370 mila autovetture Euro 0, le non catalizzate, che ancora circolavano in Toscana al 31 dicembre 2005, poco più del 16 % sul totale del parco circolante (2.259.734 autovetture). Finora hanno pagato dai 77,4 ai 258 euro, dal 2007 secondo la potenza, dal 2007 pagheranno dai 99 ai 330 euro. I motivi di chi non ha cambiato l’auto, che va ormai per i 15 anni, possono essere svariati: da chi è affezionato alla propria vettura, a chi fa pochi chilometri, a quelli, e sono la maggioranza, che non possono acquistarne una nuova. Un motivo plausibile in una regione come la Toscana dove, dicono le statistiche, gli anziani sono in maggioranza e «godono» di pensioni non proprio al massimo. Andrà un poco meglio per chi ha un’auto Euro 1 (302.454 vetture al 31/12/2005) immatricolata dal 1993 al ’96; aumenti ancora minori per gli Euro 2 (613.095 auto in circolazione) e Euro 3 (752.462 auto al 31/12/05), la parte più consistente del parco auto regionale. Segno evidente che chi ne ha avuto la possibilità ha cambiato auto profittando anche delle varie campagne promozionali o di rottamazione.
Bollo «tranquillo» per le Euro 4, erano 216.049 in circolazione alla fine dello scorso anno, perché alcune case automobilistiche hanno anticipato l’uscita dei modelli che rispondono a quella normativa. Va molto peggio per chi ha un’auto «grossa»: pagherà in più una sovrattassa di 2 euro per ogni kw oltre i 100. In questa categoria non rientrano solo grosse e costose berline, ma anche grandi monovolume, vetture non proprio di lusso, ideali per le famiglie numerose, le «vittime sbagliate» di cui abbiamo già parlato, che al mercato dell’usato si possono trovare con 11 mila euro o poco più.
L’aumento del bollo auto nelle varie versioni, nazionale e regionale, graverà all’85 per cento sulle famiglie che non possono, diversamente dalle aziende, detrarlo fiscalmente. «Siamo consapevoli che l’imposta colpirà all’85 per cento le famiglie» ha riconosciuto l’assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci. Sembra concludersi così la vicenda del bollo auto, un discorso «chiuso» secondo il vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco. Una vicenda a dir poco travagliata, per il bollo auto è parsa più una telenovela che una manovra fiscale, perchè le norme proposte sono cambiate sette volte di seguito: una giungla di tabelle, esenzioni e sovrattasse a chili e chilowatt. La Finanziaria è ora all’esame del Parlamento, qualcosa potrebbe cambiare, una cosa è certa: il 10 per cento regionale resta.
La scheda
• Euro 0 indica i veicoli non catalizzati a benzina e i veicoli non ecodiesel, immatricolati prima del 1993.
• Euro 1 autovetture conformi alla direttiva 91/441, immatricolate dal gennaio 1993 al ’96. Euro 2 autovetture conformi alla direttiva 94/12 o i veicoli commerciali leggeri conformi alla direttiva 96/69, immatricolati tra il gennaio 1997 e il dicembre 2000.
• Euro 3 veicoli conformi alla direttiva 98/69. In vigore dal 2000, relativa all’ulteriore diminuzione delle emissioni, è obbligatoria per gli autoveicoli fabbricati dopo il 1 gennaio 2001.
• Euro 4 veicoli conformi alla direttiva 98/69B. È obbligatoria dal 1 gennaio 2006. Alcune case costruttrici hanno anticipato l’obbligo per cui ci sono molti veicoli recenti da considerare Euro 4.
• Euro 5 entrerà in vigore nel 2008.
Finanziaria, Visco: aumento bollo auto non cambia Commercialista Olbia
Commercialista Olbia ROMA (Reuters) - L'aumento previsto dall'emendamento del governo sul bollo auto non cambierà ed è "un capitolo chiuso", secondo il vice ministro dell'Economia Vincenzo Visco.
"Le norme sono quelle che ha voluto il Parlamento", ha detto Visco al termine di un vertice di maggioranza alla Camera, ricordando che sui Suv la proposta del governo era un'altra.
Il governo ha presentato un emendamento alla manovra che alza il bollo sulle autovetture e per quelle che superano i 100 kw di potenza in particolare.
In una nota ufficiale il ministero dell'Economia ha detto che la soglia dei 100 kw oltre la quale scattano i maggiori rincari riguarda solo l'8% delle autovetture in circolazione, ma molti dubbi restano nelle fila della maggioranza sull'opportunità della norma, da cui il governo attende 538 milioni di euro.
"Le norme sono quelle che ha voluto il Parlamento", ha detto Visco al termine di un vertice di maggioranza alla Camera, ricordando che sui Suv la proposta del governo era un'altra.
Il governo ha presentato un emendamento alla manovra che alza il bollo sulle autovetture e per quelle che superano i 100 kw di potenza in particolare.
In una nota ufficiale il ministero dell'Economia ha detto che la soglia dei 100 kw oltre la quale scattano i maggiori rincari riguarda solo l'8% delle autovetture in circolazione, ma molti dubbi restano nelle fila della maggioranza sull'opportunità della norma, da cui il governo attende 538 milioni di euro.
FINANZIARIA. Bollo auto, Adiconsum: "No ad ulteriori rincari regionali" Commercialista Olbia

Commercialista Olbia "Questa Finanziaria si sta trasformando sempre più in un aggravio di tasse sui redditi delle famiglie meno abbienti. I grandi proclami iniziali si stanno arenando uno dietro l'altro. La vicenda del bollo auto è emblematica". A dirlo è l'Adiconsum che spiega: "Si tratta infatti di un aumento generalizzato che riguarda il 90% dei possessori di veicoli con misure più pesanti per le auto più vecchie e, quindi, per le famiglie più deboli. Se da questi aumenti del bollo le regioni potranno beneficiare di 15 milioni di euro di maggiori entrate, la Finanziaria non deve prevedere ulteriori aumenti a livello regionale. L'emendamento del Governo che consente alle regioni di cumulare gli aumenti del bollo realizzati a livello nazionale con altri decisi a livello regionale è senz'altro da ostacolare".
lunedì, ottobre 30, 2006
FINANZIARIA: PENSIONATI IN PIAZZA A ROMA DA TUTTA ITALIA
ROMA - I pensionati di tutta Italia sono in piazza oggi a Roma per manifestare per una "finanziaria più equa e a sostegno delle richieste dei pensionati e degli anziani". Piazza Navona, nel centro della capitale, è già gremita di centinaia di persone che sventolano bandiere dei tre sindacati confederali: a protestare, infatti, ci sono le tre sigle Spi, Fnp e Uilp. "Abbiamo lavorato una vita pagando regolarmente contributi e tasse. Chiediamo equità e giustizia per le nostre pensioni", recita uno striscione a firma dei tre sindacati innalzato da un gruppo di pensionati arrivati da Brescia. In aria sono stati srotolati striscioni rossi, verdi e blu, i tre colori dei tre sindacati nazionali sorretti da grandi palloncini: su di essi c'é scritto: "Più equità ", "Più sviluppo", "Più giustizia sociale". Le stesse frasi sono stampate sul grande cartellone che fa da cornice al palco allestito nella piazza. In attesa dell'arrivo di altri manifestanti un complesso musicale dal palco anima i presenti con le note di vecchi hit come "Io vagabondo" e "Scende la pioggia". In piazza Navona sono già presenti, con fischietti e tamburelli, pensionati giunti dalle altre province del Lazio e da Calabria, Puglia, Umbria e Veneto.
Ex metalmeccanici ed ex minatori, ex impiegati statali accanto a quelli privati: è questo il popolo dei pensionati che stamani stanno manifestando a Roma. Dalla Val d'Aosta come dall'Alto Adige, dalla Sardegna come dalla Sicilia e dalla Basilicata, sono numerosi gli ex lavoratori che da tutta l'Italia hanno deciso di darsi appuntamento nella capitale. Chi in treno, chi in aereo, chi in pullman si sono messi in viaggio fin dalla notte scorsa per arrivare a Roma a manifestare. A piazza Navona è tutto uno sventolare delle bandiere dei tre sindacati confederali di settore, mentre dal palco si alternano gli interventi dei leader sindacali. Per ripararsi dal sole di fine ottobre, ancora caldo, la maggior parte degli anziani in piazza si protegge con cappellini ed ombrelli con su, rigorosamente, le sigle del sindacato di appartenenza. "Io facevo il minatore ad Iglesias - racconta un 61enne arrivato in aereo dalla Sardegna - Ho due figli gemelli di 37 anni e uno è anche disoccupato. Vivono entrambi con me e con la mia pensione. Non ce la faccio ad andare avanti. Per i giovani, poi, è sempre più difficile trovare un posto di lavoro. Siamo oltre la soglie della povertà". Le storie dei pensionati di tutta Italia, di quelli del nord come di quelli del sud del paese, si confondono in questa mattinata romana di protesta. "Io vado avanti con la pensione di reversibilità - spiega una signora arrivata da Napoli - e ho pure dei figli". "Siamo qui - spiega un ex dipendente statale di Modena - per chiedere una maggiore attenzione alle preoccupazioni dei pensionati. Per quanto mi riguarda condivido la manovra complessiva ma è necessario una maggiore attenzione per la tutela delle pensioni. E' da oltre dieci anni che andiamo avanti in questo modo". E poi ci sono ex dipendenti delle Poste accanto ai metalmeccanici arrivati dalla Toscana e dall'Emilia Romagna. "C'é una povertà - sostiene uno di loro - che rasenta ogni limite e anche chi prima era tranquillo, ora comincia ad avere paura". Sono tanti i cartelli e gli striscioni innalzati in piazza, tra questi "I tartassati siamo noi che le tasse le paghiamo", o ancora, "Ticket sanitari? No grazie", "Risanamento per una maggiore giustizia sociale".
FASSINO, CONSAPEVOLI DI ESIGENZE PENSIONATI
Quelle espresse dalla manifestazione nazionale dei pensionati a piazza Navona "sono esigenze di cui la maggioranza ed il Governo sono consapevoli" e per questo "stanno lavorando per individuare ulteriori proposte che possano incontrare il consenso dei cittadini e soprattutto
soddisfare le esigenze dei pensionati". Così il segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, interviene a margine della manifestazione nazionale dei sindacati dei pensionati, a Roma. "La stragrande maggioranza dei pensionati che sono qui - ha detto Fassino - ha votato per il centrosinistra ed è contenta di sostenere l'attuale governo, guardando con simpatia a Prodi e alla sua azione. Se sono qui - ha spiegato il leader Ds - non é per contrastarne l'azione, ma per sollecitare il Governo nella redazione della Finanziaria a tenere conto delle esigenze dei pensionati". Assicurando che sia il Governo che la maggioranza sono consapevoli di queste esigenze, Fassino ha ricordato che le stesse sono state in parte considerate "già nel testo presentato in Parlamento" della Finanziaria e che oggi il previsto incontro tra Governo e sindacati dei pensionati a palazzo Chigi "potrà essere la prima sede per rispondere alle sollecitazioni che vengono da questa manifestazione".
PRODI: SIAMO TRANQUILLI E SERENI
"Non c'é nessuna novità, adesso andiamo avanti. Oggi è domenica e stiamo tutti tranquilli. Anzi, tranquilli e sereni". Così il presidente del Consiglio Romano Prodi ha risposto ai giornalisti che lo attendevano sotto la sua abitazione bolognese di via Gerusalemme. I cronisti hanno chiesto al premier un commento sulla giornata di ieri e una opinione sulle proteste dei sindaci che lamentano l' assenza di emendamenti alla finanziaria che riducano i tagli alla finanza locale. Ma il Professore si è limitato a questa risposta. In mattinata il premier come al solito ha fatto una corsa a piedi con alcuni amici e poi è uscito per andare a messa.
BERLUSCONI: 2 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO REGIME
''Tutti i nostri elettori chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione'': Silvio Berlusconi, ad Arconate per una manifestazione contro la Finanziaria, lo ha ribadito con i giornalisti confermando che la Cdl ''con ogni probabilita''' scendera' in piazza per una manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre. Quindi non ci sono solo i gazebo gia' messi in tante citta' e ''manifestazioni in previsione - ha aggiunto - in teatri e luoghi coperti di tutti i capoluoghi nelle prossime settimane''. ''Con ogni probabilita' - ha spiegato l'ex premier - il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la liberta'''. Il leader di Forza Italia spera che la Finanziaria su cui e' stata posta la fiducia al Senato non passi anche se ''la voglia di restare al potere - aggiunge - e' forte e quindi puo' darsi prevalga''. Resta il fatto che ''la manovra scontenta un po' tutti - ha aggiunto oggi ad Arconate -. Molti della sinistra non ne condividono i contenuti e non ha messo al centro lo sviluppo e la crescita come e' necessario e non ha tagliato come era doveroso l'inefficienza e gli sprechi''.
SIRCANA: SU TASSE UN ECCESSO DI SINCERITA'
''In assoluta sincerita' credo che sulle tasse abbiamo peccato di un eccesso di sincerita' ''. Lo dice il portavoce di palazzo Chigi Silvio Sircana, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai3 ''In mezz'ora''. ''Abbiamo dato un messaggio troppo discontinuo - sottolinea Sircana
- mentre invece avremmo dovuto parlare quando i numeri erano imbullonati e certi. Insomma solo quando si poteva dire con certezze che cosa c'era da pagare e chi avrebbe dovuto farlo. Invece abbiamo dato una serie di messaggi contraddittori''. ''In ogni caso - aggiunge Sircana - starei attento a dare il messaggio 'aumentano le tasse, in modo cosi' tranchant. Le tasse sono state riequilibrate da altre leve; e non e' detto che il cittadino medio, che viene indicato dall'opposizione come una vittima, lo sia veramente''.
Per il governo c'e' un problema di comunicazione o un problema legato alla politica? ''Mescolerei tutti e due, e' un cocktail'', dice Sircana. ''La politica - dice Sircana - e' piena di tensioni, di sirene, di proposte... E anche la comunicazione ha le sue carenze''. Ma Sircana, durante l'intervista, difende le scelte fatte. ''La comunicazione, non solo nella politica, e' il settore che si vorrebbe lasciare con il cerino acceso. Anche quando un'azienda ha un buco di bilancio, si dice: c'e un problema di comunicazione...''.
Sircana sottolinea che , sulla Finanziaria, la continua fuga di notizie e' dipesa dal metodo scelto dal governo: ''Abbiamo deciso di preparare la Finanziaria, subito dopo l'approvazione del Dpef, aprendo una grande quantita' di tavoli, sia all'interno della coalizione, con le forze politiche che sostengono il governo, sia all'esterno, con la Confindustria, i sindacati, le forze sociali ma in questo modo si sono create una grande quantita' di fonti, le quali hanno cominciato a comportarsi come i sindacati durante le trattative degli anni '70, che raccontavano alla stampa le proposte della controparte per bruciarle. Un metodo cosi' aperto - sottolinea Sircana - ha creato una quantita' tale di fonti che per un poveretto a palazzo Chigi e' difficile controllarle. In altri tempi, invece, la Finanziaria arrivava in Parlamento che era un oggetto noto solo a pochi''
Ex metalmeccanici ed ex minatori, ex impiegati statali accanto a quelli privati: è questo il popolo dei pensionati che stamani stanno manifestando a Roma. Dalla Val d'Aosta come dall'Alto Adige, dalla Sardegna come dalla Sicilia e dalla Basilicata, sono numerosi gli ex lavoratori che da tutta l'Italia hanno deciso di darsi appuntamento nella capitale. Chi in treno, chi in aereo, chi in pullman si sono messi in viaggio fin dalla notte scorsa per arrivare a Roma a manifestare. A piazza Navona è tutto uno sventolare delle bandiere dei tre sindacati confederali di settore, mentre dal palco si alternano gli interventi dei leader sindacali. Per ripararsi dal sole di fine ottobre, ancora caldo, la maggior parte degli anziani in piazza si protegge con cappellini ed ombrelli con su, rigorosamente, le sigle del sindacato di appartenenza. "Io facevo il minatore ad Iglesias - racconta un 61enne arrivato in aereo dalla Sardegna - Ho due figli gemelli di 37 anni e uno è anche disoccupato. Vivono entrambi con me e con la mia pensione. Non ce la faccio ad andare avanti. Per i giovani, poi, è sempre più difficile trovare un posto di lavoro. Siamo oltre la soglie della povertà". Le storie dei pensionati di tutta Italia, di quelli del nord come di quelli del sud del paese, si confondono in questa mattinata romana di protesta. "Io vado avanti con la pensione di reversibilità - spiega una signora arrivata da Napoli - e ho pure dei figli". "Siamo qui - spiega un ex dipendente statale di Modena - per chiedere una maggiore attenzione alle preoccupazioni dei pensionati. Per quanto mi riguarda condivido la manovra complessiva ma è necessario una maggiore attenzione per la tutela delle pensioni. E' da oltre dieci anni che andiamo avanti in questo modo". E poi ci sono ex dipendenti delle Poste accanto ai metalmeccanici arrivati dalla Toscana e dall'Emilia Romagna. "C'é una povertà - sostiene uno di loro - che rasenta ogni limite e anche chi prima era tranquillo, ora comincia ad avere paura". Sono tanti i cartelli e gli striscioni innalzati in piazza, tra questi "I tartassati siamo noi che le tasse le paghiamo", o ancora, "Ticket sanitari? No grazie", "Risanamento per una maggiore giustizia sociale".
FASSINO, CONSAPEVOLI DI ESIGENZE PENSIONATI
Quelle espresse dalla manifestazione nazionale dei pensionati a piazza Navona "sono esigenze di cui la maggioranza ed il Governo sono consapevoli" e per questo "stanno lavorando per individuare ulteriori proposte che possano incontrare il consenso dei cittadini e soprattutto
soddisfare le esigenze dei pensionati". Così il segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, interviene a margine della manifestazione nazionale dei sindacati dei pensionati, a Roma. "La stragrande maggioranza dei pensionati che sono qui - ha detto Fassino - ha votato per il centrosinistra ed è contenta di sostenere l'attuale governo, guardando con simpatia a Prodi e alla sua azione. Se sono qui - ha spiegato il leader Ds - non é per contrastarne l'azione, ma per sollecitare il Governo nella redazione della Finanziaria a tenere conto delle esigenze dei pensionati". Assicurando che sia il Governo che la maggioranza sono consapevoli di queste esigenze, Fassino ha ricordato che le stesse sono state in parte considerate "già nel testo presentato in Parlamento" della Finanziaria e che oggi il previsto incontro tra Governo e sindacati dei pensionati a palazzo Chigi "potrà essere la prima sede per rispondere alle sollecitazioni che vengono da questa manifestazione".
PRODI: SIAMO TRANQUILLI E SERENI
"Non c'é nessuna novità, adesso andiamo avanti. Oggi è domenica e stiamo tutti tranquilli. Anzi, tranquilli e sereni". Così il presidente del Consiglio Romano Prodi ha risposto ai giornalisti che lo attendevano sotto la sua abitazione bolognese di via Gerusalemme. I cronisti hanno chiesto al premier un commento sulla giornata di ieri e una opinione sulle proteste dei sindaci che lamentano l' assenza di emendamenti alla finanziaria che riducano i tagli alla finanza locale. Ma il Professore si è limitato a questa risposta. In mattinata il premier come al solito ha fatto una corsa a piedi con alcuni amici e poi è uscito per andare a messa.
BERLUSCONI: 2 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO REGIME
''Tutti i nostri elettori chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione'': Silvio Berlusconi, ad Arconate per una manifestazione contro la Finanziaria, lo ha ribadito con i giornalisti confermando che la Cdl ''con ogni probabilita''' scendera' in piazza per una manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre. Quindi non ci sono solo i gazebo gia' messi in tante citta' e ''manifestazioni in previsione - ha aggiunto - in teatri e luoghi coperti di tutti i capoluoghi nelle prossime settimane''. ''Con ogni probabilita' - ha spiegato l'ex premier - il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la liberta'''. Il leader di Forza Italia spera che la Finanziaria su cui e' stata posta la fiducia al Senato non passi anche se ''la voglia di restare al potere - aggiunge - e' forte e quindi puo' darsi prevalga''. Resta il fatto che ''la manovra scontenta un po' tutti - ha aggiunto oggi ad Arconate -. Molti della sinistra non ne condividono i contenuti e non ha messo al centro lo sviluppo e la crescita come e' necessario e non ha tagliato come era doveroso l'inefficienza e gli sprechi''.
SIRCANA: SU TASSE UN ECCESSO DI SINCERITA'
''In assoluta sincerita' credo che sulle tasse abbiamo peccato di un eccesso di sincerita' ''. Lo dice il portavoce di palazzo Chigi Silvio Sircana, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai3 ''In mezz'ora''. ''Abbiamo dato un messaggio troppo discontinuo - sottolinea Sircana
- mentre invece avremmo dovuto parlare quando i numeri erano imbullonati e certi. Insomma solo quando si poteva dire con certezze che cosa c'era da pagare e chi avrebbe dovuto farlo. Invece abbiamo dato una serie di messaggi contraddittori''. ''In ogni caso - aggiunge Sircana - starei attento a dare il messaggio 'aumentano le tasse, in modo cosi' tranchant. Le tasse sono state riequilibrate da altre leve; e non e' detto che il cittadino medio, che viene indicato dall'opposizione come una vittima, lo sia veramente''.
Per il governo c'e' un problema di comunicazione o un problema legato alla politica? ''Mescolerei tutti e due, e' un cocktail'', dice Sircana. ''La politica - dice Sircana - e' piena di tensioni, di sirene, di proposte... E anche la comunicazione ha le sue carenze''. Ma Sircana, durante l'intervista, difende le scelte fatte. ''La comunicazione, non solo nella politica, e' il settore che si vorrebbe lasciare con il cerino acceso. Anche quando un'azienda ha un buco di bilancio, si dice: c'e un problema di comunicazione...''.
Sircana sottolinea che , sulla Finanziaria, la continua fuga di notizie e' dipesa dal metodo scelto dal governo: ''Abbiamo deciso di preparare la Finanziaria, subito dopo l'approvazione del Dpef, aprendo una grande quantita' di tavoli, sia all'interno della coalizione, con le forze politiche che sostengono il governo, sia all'esterno, con la Confindustria, i sindacati, le forze sociali ma in questo modo si sono create una grande quantita' di fonti, le quali hanno cominciato a comportarsi come i sindacati durante le trattative degli anni '70, che raccontavano alla stampa le proposte della controparte per bruciarle. Un metodo cosi' aperto - sottolinea Sircana - ha creato una quantita' tale di fonti che per un poveretto a palazzo Chigi e' difficile controllarle. In altri tempi, invece, la Finanziaria arrivava in Parlamento che era un oggetto noto solo a pochi''
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 ottobre 2006
Commercialista Olbia Differimento del termine per l'utilizzo delle modalita' di pagamento
esclusivamente in via telematica per i soggetti titolari di partita
IVA diversi da quelli di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e
b), del testo unico delle imposte dirette, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Visto l'art. 12, comma 5, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
241, il quale prevede che con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri possono essere modificati, al fine di tener conto delle
esigenze dei contribuenti, i termini riguardanti gli adempimenti dei
contribuenti relativi a imposte e contributi dovuti in base allo
stesso decreto;
Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni
urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia
di entrate e di contrasto all'evasione fiscale, convertito, con
modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248;
Visto, in particolare, l'art. 37, comma 49, del citato
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, con il quale e' stato stabilito
che, a partire dal 1° ottobre 2006, i titolari di partita IVA sono
tenuti ad effettuare i versamenti fiscali, contributivi e
previdenziali ivi previsti mediante modalita' di pagamento
telematiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 giugno 2006, con
l'unita delega di funzioni, registrato alla Corte dei conti il
13 giugno 2006 - Ministeri istituzionali, Presidenza del Consiglio
dei Ministri, registro n. 7, foglio n. 397, concernente
l'attribuzione all'On. Prof. Vincenzo Visco del titolo di Vice
Ministro presso il Ministero dell'economia e delle finanze;
Considerate le contingenti difficolta' di natura tecnico-operativa
evidenziate dagli ordini professionali tenuti ad eseguire i dovuti
versamenti nella prescritta modalita' telematica;
Ritenuto, pertanto, opportuno disporre un differimento del predetto
termine per consentire ai contribuenti titolari di partita IVA, che
hanno strutture non immediatamente adeguabili, di fruire di un piu'
congruo periodo di tempo per effettuare le necessarie modifiche
tecnico-operative;
Ritenuto, infine, che le difficolta' di adeguamento
tecnico-operative evidenziate dagli ordini professionali non hanno
interessato societa' ed enti commerciali, in quanto dotati di idonee
strutture tecniche;
Su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze;
Decreta:
Art. 1.
1. Il termine iniziale fissato al 1° ottobre 2006 dall'art. 37,
comma 49, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, per l'utilizzo di
modalita' di pagamento esclusivamente in via telematica, e' differito
al 1° gennaio 2007 per i soggetti titolari di partita IVA diversi da
quelli di cui all'art. 73, comma 1, lettere a) e b), del testo unico
delle imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 4 ottobre 2006
Il Presidente: Prodi
esclusivamente in via telematica per i soggetti titolari di partita
IVA diversi da quelli di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e
b), del testo unico delle imposte dirette, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Visto l'art. 12, comma 5, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
241, il quale prevede che con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri possono essere modificati, al fine di tener conto delle
esigenze dei contribuenti, i termini riguardanti gli adempimenti dei
contribuenti relativi a imposte e contributi dovuti in base allo
stesso decreto;
Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni
urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia
di entrate e di contrasto all'evasione fiscale, convertito, con
modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248;
Visto, in particolare, l'art. 37, comma 49, del citato
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, con il quale e' stato stabilito
che, a partire dal 1° ottobre 2006, i titolari di partita IVA sono
tenuti ad effettuare i versamenti fiscali, contributivi e
previdenziali ivi previsti mediante modalita' di pagamento
telematiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 giugno 2006, con
l'unita delega di funzioni, registrato alla Corte dei conti il
13 giugno 2006 - Ministeri istituzionali, Presidenza del Consiglio
dei Ministri, registro n. 7, foglio n. 397, concernente
l'attribuzione all'On. Prof. Vincenzo Visco del titolo di Vice
Ministro presso il Ministero dell'economia e delle finanze;
Considerate le contingenti difficolta' di natura tecnico-operativa
evidenziate dagli ordini professionali tenuti ad eseguire i dovuti
versamenti nella prescritta modalita' telematica;
Ritenuto, pertanto, opportuno disporre un differimento del predetto
termine per consentire ai contribuenti titolari di partita IVA, che
hanno strutture non immediatamente adeguabili, di fruire di un piu'
congruo periodo di tempo per effettuare le necessarie modifiche
tecnico-operative;
Ritenuto, infine, che le difficolta' di adeguamento
tecnico-operative evidenziate dagli ordini professionali non hanno
interessato societa' ed enti commerciali, in quanto dotati di idonee
strutture tecniche;
Su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze;
Decreta:
Art. 1.
1. Il termine iniziale fissato al 1° ottobre 2006 dall'art. 37,
comma 49, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, per l'utilizzo di
modalita' di pagamento esclusivamente in via telematica, e' differito
al 1° gennaio 2007 per i soggetti titolari di partita IVA diversi da
quelli di cui all'art. 73, comma 1, lettere a) e b), del testo unico
delle imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 4 ottobre 2006
Il Presidente: Prodi
Slitta al 1° gennaio l'obbligo di versamento telematico con F24
Commercialista Olbia Differito al 1° gennaio 2007 il termine per l’obbligo di versamento telematico con F24 per i titolari di partita Iva.
Avvio più graduale, dunque, dell’obbligo di utilizzo del versamento telematico. Lo slittamento, segnalato da un comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate, consente ai contribuenti titolari di partita Iva la presentazione dei modelli F24 con modalità cartacee presso banche, sportelli postali agenti della riscossione fino al 31 dicembre 2006. Sono state, dunque, recepite le difficoltà tecniche messe in luce dai contribuenti titolari di partita Iva non dotati di strutture informatiche immediatamente adeguabili alle nuove procedure.
Il termine del 1° ottobre 2006, dunque, è stato differito al 1° gennaio 2007 per tutti i soggetti diversi da quelli definiti dal Tuir, all’articolo 73, comma 1, lettera a) «società per azioni e in accomandita per azioni, società responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione» e lettera b) «enti pubblici e privati diversi dalle società che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali».
Avvio più graduale, dunque, dell’obbligo di utilizzo del versamento telematico. Lo slittamento, segnalato da un comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate, consente ai contribuenti titolari di partita Iva la presentazione dei modelli F24 con modalità cartacee presso banche, sportelli postali agenti della riscossione fino al 31 dicembre 2006. Sono state, dunque, recepite le difficoltà tecniche messe in luce dai contribuenti titolari di partita Iva non dotati di strutture informatiche immediatamente adeguabili alle nuove procedure.
Il termine del 1° ottobre 2006, dunque, è stato differito al 1° gennaio 2007 per tutti i soggetti diversi da quelli definiti dal Tuir, all’articolo 73, comma 1, lettera a) «società per azioni e in accomandita per azioni, società responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione» e lettera b) «enti pubblici e privati diversi dalle società che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali».
Catasto, rivoluzione a tappe
Commercialista Olbia
Si riapre la partita immobiliare per il Fisco italiano.
Una manovra di portata enorme, che si giocherà nei prossimi quattro sei anni e che in tre fasi potrebbe portare a rivoluzionare il sonnacchioso quadro attuale per ottenere, alla fine, categorie e classi immobiliari corrispondenti alla loro reale situazione e a nuove tariffe d'estimo rispondenti ai valori di mercato (anche se su questo concetto c'è molto da discutere). Insomma, a un catasto moderno che sia strumento flessibile per Stato e Comuni ma anche di trasparenza per il mercato che ne ha molto bisogno.
La prima fase è solo un saggio di tiro: le parti "commerciali" di immobili in categorie E (come i centri commerciali nelle stazioni ferroviarie)dovranno essere classate autonomamente e generare una rendita molto più elevata. Per gli immobili di categoria B (per usi collettivi, come case di cura e convitti), invece, scatta un'aumento secco del 40 per cento. I 610 milioni attesi da questa nuova base imponibile saranno versati non prima del 2008 e andranno allo Stato,Ici compresa.
La seconda fase parte fra poco: danovembre 2007,previa emanazione di una serie di Dpr attuativi su risorse umane e materiali,la gestione del Catasto passerà ai Comuni capoluogo ( ma un emendamento Anci mira a estendere ai Comuni non capoluogo che in questi anni hanno condotto con buoni risultati la sperimentazione). La banca dati del Catasto,con l'indicazione di categoria e classe per ogni immobile,verrà "sovrapposta" a quelle comunali, dove risultano, fra l'altro, oltre ai dati legati al territorio, anche i vari permessi edilizi per lavori che hanno apportato cambiamenti anche radicali all'unità immobiliare. Questa operazione, che richiederà un notevole impegno informatico, porterà all'emersione di milioni di unità che di fatto non sono più popolari o ultrapopolari ma i cui proprietari non si sono curati di darne comunicazione al Catasto e,tramite la segnalazione al Territorio, al loro nuovo classamento.
Sale la rendita
Il risultato sarà un cambio (in molti casi) abbastanza sensibile di rendita catastale con relativo aumento delle imposte (si veda l'esempio). Ma è difficile immaginare che la finedelle operazioni possa arrivare prima del 2009.
Nel migliore dei casi, i Comuni metterebbero nel bilancio di competenza 2009 gli aumenti delle entrate,che però potrebbero essere riscosse materialmente, tramite cartelle esattoriali,solo fra la fine del 2009 e il 2010 o anche il 2011. «Io credo in tempi più brevi — rileva Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia con delega alCatasto —.E va anche rilevato che nel Dl 262 verrà inserito un emendamento che farà affluire ai Comuni le entrate eccedenti le previsioni».
Resta il nodo del personale: per Sebastiano Callipo del Salfi «Data la telematizzazione sempre più spinta, non si vede la ragione di decentrare i lavoratori dell'agenzia del Territorio (attualmente le sedi sono nei capoluoghi di provincia,
ndr) e rifiutiamo qualunque mobilità "coatta"».
L'ora delle tariffe
«Solo dopo l'esaurimento della prima parte della seconda fase — dice Grandi —, cioè dopo che si potrà contare su una situazione chiara, con categorie e classi finalmente corrispondenti alla situazione reale, sarà possibile iniziare la fatica delle nuove tariffe d'estimo». Il meccanismo sarà dettato da decreti legislativi che si muoveranno nell'ambito dei paletti ( piuttosto radi) della legge delega in discussione alla Camera (Ac 1762), che in sostanza fa ruotare le nuove tariffe sulla «base patrimoniale» degli immobili.
Un aspetto decisamente poco chiaro è quello della«partecipazione »dei Comuni alla determinazione delle tariffe. L'articolo 13 della Finanziaria 2007 ha infatti modificato in questo senso il D.Lgs 112/98, che sembrava attribuire ai Comuni tutta la competenza, lasciando al Territorio il coordinamento e il controllo dell'afflusso dei dati. Ma che significa partecipazione? Una cosa è certa: l'ultima parola dovrebbe spettare al Territorio. «Anche nel decreto 112 — dice Flavio Zanonato, responsabile Anci per la casa —, non era previsto davvero che i Comuni cambiassero gli estimi da soli, siamo contrari all'ideadi estimi Arlecchino completamente diversi da Comune a Comune». La politica inaugurata da Grandi è quella dei protocolli e delle intese ma già prima dell'estate all'agenzia del Territorio si parlava della necessità di istituire tavoli tecnici dove Comuni e Catasto insieme decidessero con raziocinio e concretezza i nuovi valori estimali.
I tempi, però, saranno lunghi: «Una fase non breve —dice Grandi — preparata da ampie discussioni, che possono anche riguardare il concetto di base patrimoniale. Lo scopo è trovare valori che possano reggere alle temporanee oscillazioni del mercato». Prima del 20112012, insomma, sarà difficile vedere i nuovi estimi. Elezioni permettendo.
Si riapre la partita immobiliare per il Fisco italiano.
Una manovra di portata enorme, che si giocherà nei prossimi quattro sei anni e che in tre fasi potrebbe portare a rivoluzionare il sonnacchioso quadro attuale per ottenere, alla fine, categorie e classi immobiliari corrispondenti alla loro reale situazione e a nuove tariffe d'estimo rispondenti ai valori di mercato (anche se su questo concetto c'è molto da discutere). Insomma, a un catasto moderno che sia strumento flessibile per Stato e Comuni ma anche di trasparenza per il mercato che ne ha molto bisogno.
La prima fase è solo un saggio di tiro: le parti "commerciali" di immobili in categorie E (come i centri commerciali nelle stazioni ferroviarie)dovranno essere classate autonomamente e generare una rendita molto più elevata. Per gli immobili di categoria B (per usi collettivi, come case di cura e convitti), invece, scatta un'aumento secco del 40 per cento. I 610 milioni attesi da questa nuova base imponibile saranno versati non prima del 2008 e andranno allo Stato,Ici compresa.
La seconda fase parte fra poco: danovembre 2007,previa emanazione di una serie di Dpr attuativi su risorse umane e materiali,la gestione del Catasto passerà ai Comuni capoluogo ( ma un emendamento Anci mira a estendere ai Comuni non capoluogo che in questi anni hanno condotto con buoni risultati la sperimentazione). La banca dati del Catasto,con l'indicazione di categoria e classe per ogni immobile,verrà "sovrapposta" a quelle comunali, dove risultano, fra l'altro, oltre ai dati legati al territorio, anche i vari permessi edilizi per lavori che hanno apportato cambiamenti anche radicali all'unità immobiliare. Questa operazione, che richiederà un notevole impegno informatico, porterà all'emersione di milioni di unità che di fatto non sono più popolari o ultrapopolari ma i cui proprietari non si sono curati di darne comunicazione al Catasto e,tramite la segnalazione al Territorio, al loro nuovo classamento.
Sale la rendita
Il risultato sarà un cambio (in molti casi) abbastanza sensibile di rendita catastale con relativo aumento delle imposte (si veda l'esempio). Ma è difficile immaginare che la finedelle operazioni possa arrivare prima del 2009.
Nel migliore dei casi, i Comuni metterebbero nel bilancio di competenza 2009 gli aumenti delle entrate,che però potrebbero essere riscosse materialmente, tramite cartelle esattoriali,solo fra la fine del 2009 e il 2010 o anche il 2011. «Io credo in tempi più brevi — rileva Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia con delega alCatasto —.E va anche rilevato che nel Dl 262 verrà inserito un emendamento che farà affluire ai Comuni le entrate eccedenti le previsioni».
Resta il nodo del personale: per Sebastiano Callipo del Salfi «Data la telematizzazione sempre più spinta, non si vede la ragione di decentrare i lavoratori dell'agenzia del Territorio (attualmente le sedi sono nei capoluoghi di provincia,
ndr) e rifiutiamo qualunque mobilità "coatta"».
L'ora delle tariffe
«Solo dopo l'esaurimento della prima parte della seconda fase — dice Grandi —, cioè dopo che si potrà contare su una situazione chiara, con categorie e classi finalmente corrispondenti alla situazione reale, sarà possibile iniziare la fatica delle nuove tariffe d'estimo». Il meccanismo sarà dettato da decreti legislativi che si muoveranno nell'ambito dei paletti ( piuttosto radi) della legge delega in discussione alla Camera (Ac 1762), che in sostanza fa ruotare le nuove tariffe sulla «base patrimoniale» degli immobili.
Un aspetto decisamente poco chiaro è quello della«partecipazione »dei Comuni alla determinazione delle tariffe. L'articolo 13 della Finanziaria 2007 ha infatti modificato in questo senso il D.Lgs 112/98, che sembrava attribuire ai Comuni tutta la competenza, lasciando al Territorio il coordinamento e il controllo dell'afflusso dei dati. Ma che significa partecipazione? Una cosa è certa: l'ultima parola dovrebbe spettare al Territorio. «Anche nel decreto 112 — dice Flavio Zanonato, responsabile Anci per la casa —, non era previsto davvero che i Comuni cambiassero gli estimi da soli, siamo contrari all'ideadi estimi Arlecchino completamente diversi da Comune a Comune». La politica inaugurata da Grandi è quella dei protocolli e delle intese ma già prima dell'estate all'agenzia del Territorio si parlava della necessità di istituire tavoli tecnici dove Comuni e Catasto insieme decidessero con raziocinio e concretezza i nuovi valori estimali.
I tempi, però, saranno lunghi: «Una fase non breve —dice Grandi — preparata da ampie discussioni, che possono anche riguardare il concetto di base patrimoniale. Lo scopo è trovare valori che possano reggere alle temporanee oscillazioni del mercato». Prima del 20112012, insomma, sarà difficile vedere i nuovi estimi. Elezioni permettendo.
Indetraibilità dell'Iva: lo speciale con sentenza ed esempi
Commercialista Olbia Piano d’azione rapido del Governo dopo la bocciatura da parte della Corte di giustizia europea del regime italiano di indetraibilità dell’Iva sui veicoli aziendali. Il Consiglio dei ministri, in una riunione straordinaria presieduta dal ministro dell'Interno Amato, ha, infatti, varato un decreto legge con «Disposizioni urgenti di adeguamento alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea in data 14 settembre 2006, n. 228/05, in materia di Iva» che fissa al 15 dicembre 2006 la scadenza per chiedere i rimborsi. Il Governo, insomma, prende tempo ed evita l’ondata di richieste di compensazione per ottenere immediatamente le somme dovute. Il decreto legge, che entra in vigore già oggi, prevede che entro 45 giorni sia approvato il modello per avanzare la richiesta all’Erario. Con lo stesso provvedimento (si tratta di un decreto del direttore dell'Agenzia delle entrate, saranno indivudati dati e documenti da indicare nell'istanza di rimborso. Il testo del provvedimento precisa che «per evitare ingiustificati arricchimenti i dati hanno a oggetto anche altri tributi rilevanti ai fini della complessiva determinazione delle somme eventualmente spettanti». Il testo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2006 n. 258, è entrato in vigore il 15 settembre 2006.
«Il decreto è stato varato - spiega il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco - per evitare che si andasse a un disordinato meccanismo di autocompensazione. Si è intervenuti con un decreto di urgenza in relazione a una sentenza arrivata a ridosso di una scadenza tributaria».
Il no dei giudici europei a un regime che da transitorio si è trasformato in permanente (dura da 27 anni) potrebbe causare nelle casse dell’Erario un buco stimato in oltre 10 miliardi di euro. I giudici comunitari non hanno, infatti, accolto la richiesta dello Stato italiano di limitare gli effetti della decisione nel tempo. «Gestiremo l'ennesima pillola avvelenata - dice il viceministro Visco - che il precedente governo ci ha lasciato».
Lo stesso Vincenzo Visco si è messo immediatamente in azione per evitare un buco immediato nelle entrate e per individuare le misure compensative equivalenti per far fronte alle ripercussioni finanziarie «di pesante entità e non eludibili» della sentenza sulle casse affaticate dello Stato. Per ora le soluzioni sono ancora allo studio.
«Siamo bravi, ma non siamo stati in grado in 12 ore di trovare soluzioni». Visco pur non quantificando le cifre, ha detto che si tratterà di un buco per l'Erario di «parecchi miliardi», cifra per la quale «non è uno scherzo» individuare misure compensative. «Faremo i calcoli - spiega Visco - e studieremo soluzioni. Non è che sia terribilmente complicato. Stiamo lavorando».
Il problema, secondo Visco, «si poteva risolvere dal 2001 al 2004» La procedura era stata avviata dal Governo Amato che aveva portato l’indetraibilità dal 100% al 90% con l'accordo di portare la detraibilità al 100% come prevede la sesta direttiva sul'Iva. Invece, dice Visco, «in questi anni non è accaduto nulla. Si può pensare a imperizia, trascuratezza, incompetenza o più semplicemente alla irresponsabilità del governo precedente».
La Corte di Giustizia europea, dopo aver condannato l' Italia sulla detraibilità dell' Iva per le
auto aziendali, dovrà ora emettere la sentenza sull' Irap, che è sotto esame per valutare la sua compatibilità con l' Iva. «Per l' Irap che è stata chiamata in causa per valutare la doppia imposizione rispetto all' Iva - sottolinea il vice ministro Vincenzo Visco - attendiamo fiduciosi la sentenza. C'è stata una autorizzazione dell' Ue e poi, come dimostrano molti studi, non ha nulla a che fare con l' Iva».
DECRETO-LEGGE 15 settembre 2006, n. 258
Disposizioni urgenti di adeguamento alla sentenza della Corte di
giustizia delle Comunita' europee in data 14 settembre 2006 nella
causa C-228/05, in materia di detraibilita' dell'IVA. (GU n. 215 del 15-9-2006)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visti gli articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, concernenti la detrazione
dell'imposta sul valore aggiunto (IVA);
Vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunita' europee
in data 14 settembre 2006 nella causa C-228/05;
Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di emanare
disposizioni per l'adeguamento alla suddetta sentenza della Corte di
giustizia;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 15 settembre 2006;
Sulla proposta del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri;
E m a n a
il seguente decreto-legge:
Art. 1.
1. Ai fini dell'attuazione della sentenza della Corte di giustizia
delle Comunita' europee del 14 settembre 2006 nella causa C-228/05, i
soggetti passivi che fino alla data del 13 settembre 2006 hanno
effettuato acquisti ed importazioni di beni e servizi indicati
nell'articolo 19-bis1, comma 1, lettere c) e d), del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, presentano in
via telematica entro il 15 dicembre 2006, a pena di decadenza,
apposita istanza di rimborso, utilizzando uno specifico modello, da
approvarsi entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto con provvedimento del Direttore
dell'Agenzia delle entrate. Con il medesimo provvedimento sono
individuati i dati e i documenti che devono essere indicati o
predisposti a fondamento dell'istanza di rimborso. Al fine di evitare
ingiustificati arricchimenti, i dati hanno ad oggetto anche gli altri
tributi rilevanti ai fini della complessiva determinazione delle
somme effettivamente spettanti.
2. Sono in ogni caso escluse le procedure di detrazione e di
compensazione dell'imposta sul valore aggiunto di cui agli
articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, ed all'articolo 17 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241.
Art. 2.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
«Il decreto è stato varato - spiega il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco - per evitare che si andasse a un disordinato meccanismo di autocompensazione. Si è intervenuti con un decreto di urgenza in relazione a una sentenza arrivata a ridosso di una scadenza tributaria».
Il no dei giudici europei a un regime che da transitorio si è trasformato in permanente (dura da 27 anni) potrebbe causare nelle casse dell’Erario un buco stimato in oltre 10 miliardi di euro. I giudici comunitari non hanno, infatti, accolto la richiesta dello Stato italiano di limitare gli effetti della decisione nel tempo. «Gestiremo l'ennesima pillola avvelenata - dice il viceministro Visco - che il precedente governo ci ha lasciato».
Lo stesso Vincenzo Visco si è messo immediatamente in azione per evitare un buco immediato nelle entrate e per individuare le misure compensative equivalenti per far fronte alle ripercussioni finanziarie «di pesante entità e non eludibili» della sentenza sulle casse affaticate dello Stato. Per ora le soluzioni sono ancora allo studio.
«Siamo bravi, ma non siamo stati in grado in 12 ore di trovare soluzioni». Visco pur non quantificando le cifre, ha detto che si tratterà di un buco per l'Erario di «parecchi miliardi», cifra per la quale «non è uno scherzo» individuare misure compensative. «Faremo i calcoli - spiega Visco - e studieremo soluzioni. Non è che sia terribilmente complicato. Stiamo lavorando».
Il problema, secondo Visco, «si poteva risolvere dal 2001 al 2004» La procedura era stata avviata dal Governo Amato che aveva portato l’indetraibilità dal 100% al 90% con l'accordo di portare la detraibilità al 100% come prevede la sesta direttiva sul'Iva. Invece, dice Visco, «in questi anni non è accaduto nulla. Si può pensare a imperizia, trascuratezza, incompetenza o più semplicemente alla irresponsabilità del governo precedente».
La Corte di Giustizia europea, dopo aver condannato l' Italia sulla detraibilità dell' Iva per le
auto aziendali, dovrà ora emettere la sentenza sull' Irap, che è sotto esame per valutare la sua compatibilità con l' Iva. «Per l' Irap che è stata chiamata in causa per valutare la doppia imposizione rispetto all' Iva - sottolinea il vice ministro Vincenzo Visco - attendiamo fiduciosi la sentenza. C'è stata una autorizzazione dell' Ue e poi, come dimostrano molti studi, non ha nulla a che fare con l' Iva».
DECRETO-LEGGE 15 settembre 2006, n. 258
Disposizioni urgenti di adeguamento alla sentenza della Corte di
giustizia delle Comunita' europee in data 14 settembre 2006 nella
causa C-228/05, in materia di detraibilita' dell'IVA. (GU n. 215 del 15-9-2006)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visti gli articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, concernenti la detrazione
dell'imposta sul valore aggiunto (IVA);
Vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunita' europee
in data 14 settembre 2006 nella causa C-228/05;
Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di emanare
disposizioni per l'adeguamento alla suddetta sentenza della Corte di
giustizia;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 15 settembre 2006;
Sulla proposta del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri;
E m a n a
il seguente decreto-legge:
Art. 1.
1. Ai fini dell'attuazione della sentenza della Corte di giustizia
delle Comunita' europee del 14 settembre 2006 nella causa C-228/05, i
soggetti passivi che fino alla data del 13 settembre 2006 hanno
effettuato acquisti ed importazioni di beni e servizi indicati
nell'articolo 19-bis1, comma 1, lettere c) e d), del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, presentano in
via telematica entro il 15 dicembre 2006, a pena di decadenza,
apposita istanza di rimborso, utilizzando uno specifico modello, da
approvarsi entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto con provvedimento del Direttore
dell'Agenzia delle entrate. Con il medesimo provvedimento sono
individuati i dati e i documenti che devono essere indicati o
predisposti a fondamento dell'istanza di rimborso. Al fine di evitare
ingiustificati arricchimenti, i dati hanno ad oggetto anche gli altri
tributi rilevanti ai fini della complessiva determinazione delle
somme effettivamente spettanti.
2. Sono in ogni caso escluse le procedure di detrazione e di
compensazione dell'imposta sul valore aggiunto di cui agli
articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, ed all'articolo 17 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241.
Art. 2.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Governo battuto sugli sfratti:decade il decreto legge
Commercialista Olbia Decaduto il decreto sfratti del Governo all’esame di palazzo Madama. La maggioranza è andata sotto con 151 sì e 147 no su una questione pregiudiziale di costituzionalità posta dall’opposizione, firmata dai senatori di Forza Italia Pastore e Ferrara. I lavori in aula sono stati sospesi per cinque minuti. Poi Corrado Angius (Ds), ha annunciato la convocazione della conferenza dei capigruppo. Forti applausi dell’opposizione alla bocciatura del decreto legge, accompagnata dalla richiesta al Governo di prendere atto della sua crisi. La senatrice Loredana de Petris ha, invece, chiesto al Governo di fare subito un altro decreto «perché si apre una situazione dal punto di vista sociale gravissima». Le questioni pregiudiziali sono state motivate dai problemi costituzionali posti dall’assenza dei requisiti di necessità e urgenza di alcune disposizioni, dalla reiterazione di misure già sanzionate dalla Corte costituzionale e dall’evidente insufficienza della copertura finanziaria, certificata dal parere della Commissione bilancio.
Duro il giudizio del capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena. «Votando la pregiudiziale di costituzionalità sul decreto sugli sfratti sul disagio abitativo - commenta Giovanni Russo Spena - la Casa delle Libertà ha affossato un provvedimento mirato ad alleviare le difficoltà delle fasce di popolazione più deboli e svantaggiate».
Il decreto legge bocciato è il 261/2006, provvedimento con interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali. Il decreto, che aveva suscitato molte aspettative fra i cittadini meno abbienti (basta pensare che sono 600mila i nuclei familiari collocati nelle graduatorie di accesso alle case popolari), prevedeva non solo la proroga, ma anche l'avvio di un programma di edilizia agevolata. In particolare il decreto legge sugli sfratti, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 settembre scorso, fortemente voluto dal ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, prevedeva il blocco degli sfratti per le famiglie con reddito inferiore ai 27mila euro e con figli a carico o persone con un serio handicap o al cui interno vivano malati terminali oppure ultrasettantenni. Il provvedimento fissava in tre mesi la durata della sospensione per tutti i Comuni interessati, mentre sarebbe stata prolungata al 30 giugno 2007 per gli immobili della piccola proprietà e al 30 giugno 2008 per quelli della grande proprietà nei Comuni che presenteranno al Governo programmi locali per affrontare l'emergenza abitativa. A beneficiare della sospensione per almeno tre mesi degli sfratti, i nuclei familiari non morosi, che abbiano un reddito annuo non superiore a 27mila euro in cui siano presenti figli a carico, o ultrasettantenni, o malati terminali, o disabili oltre il 66 per cento.«Senza il supporto dei senatori a vita - commenta caustico il presidente dei senatori della Lega Nord Roberto Castelli - la maggioranza è stata battuta. Ciò dimostra che in Senato il governo Prodi non ha la maggioranza».
Il ministro Paolo Ferrero ha annunciato che il Governo metterà a punto un nuovo provvedimento, che necessariamente non potrà essere sulle stesse linee del precedente e ha rimarcato con forza come l'opposizione abbia utilizzato «argomentazioni pretestuose» per motivare un «passo politico di gravità assoluta perché, con il suo voto, la Cdl ha nei fatti operato in senso contrario agli interessi di centinaia di migliaia di persone che vivono in maniera anche drammatica l'emergenza abitativa. Si tratta di situazioni sociali a volte disperate».
Duro il giudizio del capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena. «Votando la pregiudiziale di costituzionalità sul decreto sugli sfratti sul disagio abitativo - commenta Giovanni Russo Spena - la Casa delle Libertà ha affossato un provvedimento mirato ad alleviare le difficoltà delle fasce di popolazione più deboli e svantaggiate».
Il decreto legge bocciato è il 261/2006, provvedimento con interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali. Il decreto, che aveva suscitato molte aspettative fra i cittadini meno abbienti (basta pensare che sono 600mila i nuclei familiari collocati nelle graduatorie di accesso alle case popolari), prevedeva non solo la proroga, ma anche l'avvio di un programma di edilizia agevolata. In particolare il decreto legge sugli sfratti, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 settembre scorso, fortemente voluto dal ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, prevedeva il blocco degli sfratti per le famiglie con reddito inferiore ai 27mila euro e con figli a carico o persone con un serio handicap o al cui interno vivano malati terminali oppure ultrasettantenni. Il provvedimento fissava in tre mesi la durata della sospensione per tutti i Comuni interessati, mentre sarebbe stata prolungata al 30 giugno 2007 per gli immobili della piccola proprietà e al 30 giugno 2008 per quelli della grande proprietà nei Comuni che presenteranno al Governo programmi locali per affrontare l'emergenza abitativa. A beneficiare della sospensione per almeno tre mesi degli sfratti, i nuclei familiari non morosi, che abbiano un reddito annuo non superiore a 27mila euro in cui siano presenti figli a carico, o ultrasettantenni, o malati terminali, o disabili oltre il 66 per cento.«Senza il supporto dei senatori a vita - commenta caustico il presidente dei senatori della Lega Nord Roberto Castelli - la maggioranza è stata battuta. Ciò dimostra che in Senato il governo Prodi non ha la maggioranza».
Il ministro Paolo Ferrero ha annunciato che il Governo metterà a punto un nuovo provvedimento, che necessariamente non potrà essere sulle stesse linee del precedente e ha rimarcato con forza come l'opposizione abbia utilizzato «argomentazioni pretestuose» per motivare un «passo politico di gravità assoluta perché, con il suo voto, la Cdl ha nei fatti operato in senso contrario agli interessi di centinaia di migliaia di persone che vivono in maniera anche drammatica l'emergenza abitativa. Si tratta di situazioni sociali a volte disperate».
Berlusconi: il 2 dicembre tutti in piazza contro la manovra e il Governo

Commercialista Olbia «Il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la libertà». All'indomani del vertice dell'Unione convocato da Romano Prodi a Villa Pamphili che ha di fatto ricompattato la maggioranza, Silvio Berlusconi rilancia la proposta della piazza come strumento di protesta contro il Governo dell'Unione e in difesa della «libertà».
L'idea di Berlusconi è di portare in piazza tutto il Centro-destra, ma se da Fini e Lega è già arrivato l'ok, l'ipotesi che al fianco di Berlusconi sfili il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini è del tutto irrealizzabile. Mantenendo chiaro il suo distinguo dal resto della coalizione, Casini infatti ha chiamato a raccolta ieri i suoi sostenitori e dal palco del palazzo dello sport della Capitale ha contestato la scelta che l'opposizione si ritrovasse a manifestare in piazza.
«Non servono manifestazioni di massa per mandare via Prodi» è il giudizio del leader dell'Udc che non risparmia poi ulteriori frecciate agli alleati: «Ormai ci sono due opposizioni, una vera e l'altra di comodo».
Al leader centrista risponde, dribblando la polemica, Gianfranco Fini il quale sottolinea come l'Udc abbia solo «una tattica diversa» da An e Forza Italia, ma non la strategia.
«L'Udc pensa - è il ragionamento del presidente di An - e secondo me sbaglia, che, ad esempio, non andare il 2 dicembre ad una grande manifestazione popolare sia positivo. Io, al contrario, ritengo che sarebbe meglio andarci, ma è una divaricazione tattica, perchè strategicamente - ribadisce Fini - l'Udc lavora, al pari di Forza Italia, An e della Lega, affinchè il governo Prodi cada e perchè finisca la stagione del centrosinistra».
Se Fini risponde a distanza a Casini, Berlusconi invece non cita mai l'ex presidente della Camera e preferisce rivolgersi idealmente a tutta la coalizione invitandola a prendete atto che «tutti i nostri chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione». Il leader di Forza Italia poi scandisce tutta una serie di appuntamenti che «nelle prossime settimane porteranno a manifestazioni in luoghi chiusi in tutti i capoluoghi» fino all'appuntamento clou del due dicembre.
Se il no dell'Udc è praticamente scontato, il Cavaliere può aggiungere il nome di Alessandra Mussolini nella lista di chi è pronto a manifestare. La leader di Azione Sociale ha richiamato il suo partito ad una «massima mobilitazione per un evento che non sarà solo simbolico ma che costituirà una azione decisiva per la caduta del Governo».
A dar voce all'irritazione dell'Unione il capogruppo dell'Udeur alla Camera Mauro Fabris che ricorda come «L'Italia sia un Paese democratico, ma i problemi non si risolvono scendendo in piazza. Ognuno - dice tranchant - si qualifica per quello che è e per quello che fa».
Fa discutere anche l’apertura del cavaliere alla possibilità di un Governo di grande coalizione. «Se i Ds facessero a meno del correntone di sinistra, se la Margherita perdesse, che so, la Bindi e l'ala radicale, forse si creerebbero le condizioni per una grande coalizione capace di guidare l'Italia su una strada di sviluppo e di modernità. So che è difficile, ma così non si va avanti». Le parole di Silvio Berlusconi, riportate nel libro di Bruno Vespa «L'Italia spezzata» agitano il dibattito politico. Il premier Romano Prodi boccia qualsiasi ipotesi di governissimo.
La tortura fiscale toccherà il record
Commercialista Olbia Caro direttore, faccio con te e i lettori una nuova scommessa. Ho già vinto quella fatta a giugno scorso, intorno alla raffica di nuove imposte in cui si sarebbe risolta con certezza la finanziaria di Prodi-Visco. La pressione fiscale salirà l'anno prossimo di due punti, stima oggi la generalità degli osservatori, e supererà il 43% del Pil, tornando al massimo storico al quale l'aveva già portata il centrosinistra 12 anni fa. La nuova scommessa è la seguente. Ieri, al vertice del "volemose bene" organizzato dai 43 leader dell'Unione per rinsaldare le file del governo Prodi, il premier ha tracciato l'obiettivo di una crescita dell'economia al 3% del Pil. Ma la mia scommessa sin d'ora - ci metto 5mila euro di posta, che sarò lieto di versare come sottoscrizione straordinaria a Libero, in caso perdessi - è che l'obiettivo sarà mancato: proprio grazie alle manovre finanziarie dell'attuale governo. E sempre che resti in carica. Il vertice di villa Doria Pamphilj è stata una recita scontata. Era ovvio che, di fronte a una perdita verticale di consensi, i vertici dei partiti della risicata maggioranza non potessero che ribadire lealtà e sostegno al premier. E che questi ripetesse che lui non vuole sentire parlare di "fase due", che la Finanziaria resta nei suoi fondamentali com'è e che non si tratta con l'opposizione per modificarla, e che infine il governo conta di restare in carica per cinque anni. Per flettere meglio i muscoli, dopo lo smacco di una Confindustria che gli ha girato le spalle per la forte incazzatura di una base che ha costretto Montezemolo a cambiare tono, e con tutte le altre associazioni d'impresa che scendono in piazza tutti i giorni, il premier ha fatto scendere in campo anche i "poteri forti".Il sostegno dei poteri forti Nel giro di pochi giorni, prima Giovanni Bazoli patron di Intesa-SanPaolo, poi Alessandro Profumo capo di Unicredit, hanno recitato un analogo copione: sostegno esplicito alla finanziaria e ancor più singolare sostegno alla necessità di «più Stato nella vita italiana». Se non fosse per la contiguità a Prodi di quei poteri bancari, non si capirebbe la stranezza di grandi banchieri privati che inneggiano allo Stato, quando per anni hanno sostenuto la battaglia delle fondazioni loro azioniste, che si sono battute per essere considerate soggetti privati.
LE 69 NUOVE TASSE DI PRODI
Dal bollo auto, alla casa, ai ticket: con questi balzelli il governo ulivista ci mette in mutande Il Professore se la ride e sfida: avanti così per 5 anni.
LE 69 NUOVE TASSE DI PRODI
Dal bollo auto, alla casa, ai ticket: con questi balzelli il governo ulivista ci mette in mutande Il Professore se la ride e sfida: avanti così per 5 anni.
Finanziaria, Camera approva il decreto fiscale

Commercialista Olbia Il provvedimento, dalla prossima settimana, sarà all'esame del Senato. Ok del Governo all'odg per rivedere norme sulle concessioni autostradali
Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - L'aula della Camera ha approvato il decreto fiscale collegato alla Finanziaria. Il provvedimento, dalla prossima settimana, sarà all'esame del Senato. Intanto, questa mattina, l'aula della Camera aveva accolto, con il parere favorevole del Governo, un ordine del giorno, firmato da Angelo Piazza e Roberto Villetti (Rnp), che impegna il Governo a rivedere la norma sulla convenzione unica per le concessionarie autostradali. Il calendario sulla Manovra poi prevede che da martedì della prossima settimana inizi l'esame della commissione Bilancio della Camera sul ddl Finanziaria. Complessivamente sono circa 6.000 gli emendamenti presentati di cui 2.800 presentati dall'Ulivo. L'obiettivo però è quello di concludere l'esame e di trasmette all'aula il testo per l'8 novembre. La Commissione lavorerà quindi tutta la settimana, escluso il 1 novembre in modo da licenziare il ddl sabato prossimo. Tra gli emendamenti del Governo alla legge Finaziaria che saranno depositati, con tutta probabilità lunedì, è in arrivo quello per alleggerire i tagli al ministero dell'Università e della ricerca. A renderlo noto il sottosegretario all'Economia, Nicola Sartor, interpellato dai giornalisti a Montecitorio. Sartor ha spiegato che al momento ''si sta ancora studiando la compesazione e su questo gli uffici stanno ancora lavorando''. Domani invece è previsto alle 9 un vertice di maggioranza per definire la strategia politica comune sulla Finanziaria. L'incontro si terrà con molta probabilità a Villa Doria Pamphilj. Secondo il leader dei Ds, Piero Fassino, la riunione "servirà soprattutto a mettere a punto gli ultimi ritocchi, le integrazioni, i miglioramenti alla legge finanziaria alla vigilia dell'esame parlamentare''. ''Mi pare -ha aggiunto- che ci sia un grado di sintonia, di coesione, di unità molto forte. Questa è una finanziaria ambiziosa, la più grande finanziaria che si è fatta dal '92'' Per il vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco la manovra per il 2007 ''è molto pesante'' ma è necessaria in quanto ''l'Italia rischiava l'insolvenza''. Secondo Visco infatti il nostro paese ''è in una crisi molto seria, non riesce a crescere in modo adeguato'' e si trova in ''una situazione di stagnazione che va avanti da cinque anni''. Inoltre, il tasso di crescita ''è sotto la media Ue. E' un paese pieno di debiti che periodicamente fa sforzi di risanamento e poi si permette il lusso di vanificarli'', conclude il vice ministro. E in linea con Visco è il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani che definisce la manovra "pesante, complessivamente più pesante di quella di Giuliano Amato del 1992, ma anche necessaria perché l'eredita del vecchio Governo lascia conti molto in disordine''.
Finanziaria. Berlusconi: "Il 2 dicembre in piazza contro il regime"

Commercialista Olbia "Tutti i nostri elettori chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione". Silvio Berlusconi, oggi ad Arconate per una manifestazione contro la Finanziaria, lo ha ribadito con i giornalisti confermando che la Cdl "con ogni probabilità scenderà in piazza per una manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre.
Quindi non ci sono solo i gazebo già messi in tante città e "manifestazioni in previsione - ha aggiunto - in teatri e luoghi coperti di tutti i capoluoghi nelle prossime settimane". "Con ogni probabilità - ha spiegato l'ex premier - il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la libertà"'.
Ma l'Udc si chiama fuori: secondo Casini serve una seria opposizione in Parlamento.
"Spero non passi al Senato"
Silvio Berlusconi spera che la Finanziaria su cui è stata posta la fiducia al Senato non passi, anche se "la voglia di restare al potere è forte e quindi può darsi prevalga". Resta il fatto che "la manovra scontenta un po' tutti - ha aggiunto -. Molti della sinistra non ne condividono i contenuti e non ha messo al centro lo sviluppo e la crescita come è necessario e non ha tagliato come era doveroso l'inefficienza e gli sprechi".
Fini: decreto fiscale, sorta di Grande fratello
Anche il leader di AN, Gianfranco Fini, torna ad attaccare il governo Prodi che - sostiene - "rappresenta oggettivamente un danno per l'economia nazionale e anche per la qualità della vita degli italiani". Secondo Fini il decreto fiscale approvato col voto di fiducia alla Camera, è una sorta di "Grande fratello". Fini ritiene "sacrosanto far pagare le tasse a tutti, ma il modo per raggiungere l'obiettivo non può essere quello di sottoporre il contribuente ad una sorta di spionaggio". Fini ha fatto riferimento, in particolare, alla norma che obbliga, anche per piccole somme, a non pagare in contanti, cioè ad usare l'assegno o la carta di credito, il che vuol dire "certezza assoluta della rintracciabilità".
Grande partito del centrodestra, "il mio lascito"
Un grande partito del centrodestra - a cui seguirà un importante partito della sinistra - sarà "un salto in avanti verso una democrazia completa", secondo Berlusconi, che vorrebbe considerarlo come "il lascito" della sua discesa in politica.
"Forza Italia supererà presto il 30%"
"Forza Italia - ha detto - è il primo partito italiano. Ha il 29,4% e sono fiducioso che supereremo presto il 30%, ma ci dichiariamo disponibili ad immedesimarci in un nuovo partito delle libertà". Un partito a cui, ha sottolineato, le altre forze della coalizione avevano detto di essere concordi "fino all'altro giorno", poi è arrivata "l'eccezione dell'Udc, ma gli altri sono ancora concordi".
Berlusconi: il 2 dicembre la Cdl in piazza
Commercialista Olbia ROMA. «I nostri elettori ci chiedono un atto collettivo di opposizione. Con ogni probabilità il 2 dicembre saremo in piazza per manifestare contro il regime per la libertà». Lo ha detto il peresidente di Forza Italia Silvio Berlusconi intervenendo ad Arconate, in Lombardia, ad una manifestazione azzurra contro la Finanziaria, e confermando che la Cdl «con ogni probabilità» scenderà in piazza il 2 dicembre «contro il regime e per la libertà».
Berlusconi ha anche ribadito l'intenzione di volere dare vita ad una serie di manifestazioni prima del 2 dicembre in ogni capoluogo di provincia per protestare contro la manovra di bilancio «che scontenta un pò tutti anche alcuni senatori della sinistra, perché non c'è sviluppo e crescita e non ha tagliato gli sprechi».
Berlusconi ha anche ribadito l'intenzione di volere dare vita ad una serie di manifestazioni prima del 2 dicembre in ogni capoluogo di provincia per protestare contro la manovra di bilancio «che scontenta un pò tutti anche alcuni senatori della sinistra, perché non c'è sviluppo e crescita e non ha tagliato gli sprechi».
FINANZIARIA: PRODI, ANDIAMO AVANTI TRANQUILLI E SERENI
Commercialista Olbia BOLOGNA - "Non c'é nessuna novità, adesso andiamo avanti. Oggi è domenica e stiamo tutti tranquilli. Anzi, tranquilli e sereni". Così il presidente del Consiglio Romano Prodi ha risposto ai giornalisti che lo attendevano sotto la sua abitazione bolognese di via Gerusalemme. I cronisti hanno chiesto al premier un commento sulla giornata di ieri e una opinione sulle proteste dei sindaci che lamentano l' assenza di emendamenti alla finanziaria che riducano i tagli alla finanza locale. Ma il Professore si è limitato a questa risposta. In mattinata il premier come al solito ha fatto una corsa a piedi con alcuni amici e poi è uscito per andare a messa.
BERLUSCONI: 2 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO REGIME
''Tutti i nostri elettori chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione'': Silvio Berlusconi, ad Arconate per una manifestazione contro la Finanziaria, lo ha ribadito con i giornalisti confermando che la Cdl ''con ogni probabilita''' scendera' in piazza per una manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre. Quindi non ci sono solo i gazebo gia' messi in tante citta' e ''manifestazioni in previsione - ha aggiunto - in teatri e luoghi coperti di tutti i capoluoghi nelle prossime settimane''. ''Con ogni probabilita' - ha spiegato l'ex premier - il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la liberta'''. Il leader di Forza Italia spera che la Finanziaria su cui e' stata posta la fiducia al Senato non passi anche se ''la voglia di restare al potere - aggiunge - e' forte e quindi puo' darsi prevalga''. Resta il fatto che ''la manovra scontenta un po' tutti - ha aggiunto oggi ad Arconate -. Molti della sinistra non ne condividono i contenuti e non ha messo al centro lo sviluppo e la crescita come e' necessario e non ha tagliato come era doveroso l'inefficienza e gli sprechi''.
SIRCANA: SU TASSE UN ECCESSO DI SINCERITA'
''In assoluta sincerita' credo che sulle tasse abbiamo peccato di un eccesso di sincerita' ''. Lo dice il portavoce di palazzo Chigi Silvio Sircana, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai3 ''In mezz'ora''. ''Abbiamo dato un messaggio troppo discontinuo - sottolinea Sircana
- mentre invece avremmo dovuto parlare quando i numeri erano imbullonati e certi. Insomma solo quando si poteva dire con certezze che cosa c'era da pagare e chi avrebbe dovuto farlo. Invece abbiamo dato una serie di messaggi contraddittori''. ''In ogni caso - aggiunge Sircana - starei attento a dare il messaggio 'aumentano le tasse, in modo cosi' tranchant. Le tasse sono state riequilibrate da altre leve; e non e' detto che il cittadino medio, che viene indicato dall'opposizione come una vittima, lo sia veramente''.
Per il governo c'e' un problema di comunicazione o un problema legato alla politica? ''Mescolerei tutti e due, e' un cocktail'', dice Sircana. ''La politica - dice Sircana - e' piena di tensioni, di sirene, di proposte... E anche la comunicazione ha le sue carenze''. Ma Sircana, durante l'intervista, difende le scelte fatte. ''La comunicazione, non solo nella politica, e' il settore che si vorrebbe lasciare con il cerino acceso. Anche quando un'azienda ha un buco di bilancio, si dice: c'e un problema di comunicazione...''.
Sircana sottolinea che , sulla Finanziaria, la continua fuga di notizie e' dipesa dal metodo scelto dal governo: ''Abbiamo deciso di preparare la Finanziaria, subito dopo l'approvazione del Dpef, aprendo una grande quantita' di tavoli, sia all'interno della coalizione, con le forze politiche che sostengono il governo, sia all'esterno, con la Confindustria, i sindacati, le forze sociali ma in questo modo si sono create una grande quantita' di fonti, le quali hanno cominciato a comportarsi come i sindacati durante le trattative degli anni '70, che raccontavano alla stampa le proposte della controparte per bruciarle. Un metodo cosi' aperto - sottolinea Sircana - ha creato una quantita' tale di fonti che per un poveretto a palazzo Chigi e' difficile controllarle. In altri tempi, invece, la Finanziaria arrivava in Parlamento che era un oggetto noto solo a pochi''.
BERLUSCONI: 2 DICEMBRE IN PIAZZA CONTRO REGIME
''Tutti i nostri elettori chiedono di dare vita a un atto collettivo di opposizione'': Silvio Berlusconi, ad Arconate per una manifestazione contro la Finanziaria, lo ha ribadito con i giornalisti confermando che la Cdl ''con ogni probabilita''' scendera' in piazza per una manifestazione nazionale a Roma il 2 dicembre. Quindi non ci sono solo i gazebo gia' messi in tante citta' e ''manifestazioni in previsione - ha aggiunto - in teatri e luoghi coperti di tutti i capoluoghi nelle prossime settimane''. ''Con ogni probabilita' - ha spiegato l'ex premier - il 2 dicembre abbiamo accettato di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma contro il regime e per la liberta'''. Il leader di Forza Italia spera che la Finanziaria su cui e' stata posta la fiducia al Senato non passi anche se ''la voglia di restare al potere - aggiunge - e' forte e quindi puo' darsi prevalga''. Resta il fatto che ''la manovra scontenta un po' tutti - ha aggiunto oggi ad Arconate -. Molti della sinistra non ne condividono i contenuti e non ha messo al centro lo sviluppo e la crescita come e' necessario e non ha tagliato come era doveroso l'inefficienza e gli sprechi''.
SIRCANA: SU TASSE UN ECCESSO DI SINCERITA'
''In assoluta sincerita' credo che sulle tasse abbiamo peccato di un eccesso di sincerita' ''. Lo dice il portavoce di palazzo Chigi Silvio Sircana, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai3 ''In mezz'ora''. ''Abbiamo dato un messaggio troppo discontinuo - sottolinea Sircana
- mentre invece avremmo dovuto parlare quando i numeri erano imbullonati e certi. Insomma solo quando si poteva dire con certezze che cosa c'era da pagare e chi avrebbe dovuto farlo. Invece abbiamo dato una serie di messaggi contraddittori''. ''In ogni caso - aggiunge Sircana - starei attento a dare il messaggio 'aumentano le tasse, in modo cosi' tranchant. Le tasse sono state riequilibrate da altre leve; e non e' detto che il cittadino medio, che viene indicato dall'opposizione come una vittima, lo sia veramente''.
Per il governo c'e' un problema di comunicazione o un problema legato alla politica? ''Mescolerei tutti e due, e' un cocktail'', dice Sircana. ''La politica - dice Sircana - e' piena di tensioni, di sirene, di proposte... E anche la comunicazione ha le sue carenze''. Ma Sircana, durante l'intervista, difende le scelte fatte. ''La comunicazione, non solo nella politica, e' il settore che si vorrebbe lasciare con il cerino acceso. Anche quando un'azienda ha un buco di bilancio, si dice: c'e un problema di comunicazione...''.
Sircana sottolinea che , sulla Finanziaria, la continua fuga di notizie e' dipesa dal metodo scelto dal governo: ''Abbiamo deciso di preparare la Finanziaria, subito dopo l'approvazione del Dpef, aprendo una grande quantita' di tavoli, sia all'interno della coalizione, con le forze politiche che sostengono il governo, sia all'esterno, con la Confindustria, i sindacati, le forze sociali ma in questo modo si sono create una grande quantita' di fonti, le quali hanno cominciato a comportarsi come i sindacati durante le trattative degli anni '70, che raccontavano alla stampa le proposte della controparte per bruciarle. Un metodo cosi' aperto - sottolinea Sircana - ha creato una quantita' tale di fonti che per un poveretto a palazzo Chigi e' difficile controllarle. In altri tempi, invece, la Finanziaria arrivava in Parlamento che era un oggetto noto solo a pochi''.
venerdì, ottobre 27, 2006
LARGHE INTESE: BOTTA E RISPOSTA BERLUSCONI-D'ALEMA
ROMA - "Un'ipotesi di buone senso che resta sempre valida". Così Silvio Berlusconi risponde ai giornalisti in Transatlantico a proposito della possibilità che si vada a una grande coalizione. "E' duro governare un Paese contro la maggioranza degli italiani, anche i loro eletti lo sentono". ha aggiunto l'ex premier commentando i lavori parlamentari di questi ultimi giorni e in particolare il fatto che la maggioranza abbia presentato un numero di emendamenti alla finanziaria quasi pari a quelli presentati dall'opposizione. Quello che si verifica, secondo l'ex premier, "é una forzatura del buon senso", a causa anche della "richieste che derivano fondamentalmente dall'ideologia della sinistra radicale". L'Italia, prosegue Berlusconi, "credo che sia l'unico Paese occidentale che abbia due partiti comunisti al governo". "Il nostro auspicio è che il governo cada presto, perché già adesso chi verrà dopo Prodi avrà molte difficoltà a rimettere in piedi il Paese". Ha concluso Berlusconi tornando sull'ipotesi di un cambiamento di maggioranza. L'ex premier conversando con i cronisti mentre usciva da Montecitorio ha tenuto a ribadire i "buoni rapporti" con Pier Ferdinando Casini e ha rilanciato l'ipotesi di una grande coalizione, precisando però che "non si può governare con i partiti comunisti" né "contro la maggioranza del Paese". "Cito Schroeder - ha aggiunto l'ex premier - che poteva governare con i comunisti ma ha preferito abbandonare la politica perché sapeva che fare un governo con loro sarebbe stato impossibile". Il leader di Forza Italia ha quindi nuovamente snocciolato i dati di alcuni sondaggi che lo danno venti punti sopra a Prodi come popolarità.
AN, VALUTARE TUTTI SCENARI SU DOPO PRODI
"Tutti gli scenari e le ipotesi che possono contribuire a far cadere il governo Prodi debbono essere osservate con grande attenzione". Il portavoce di An, Andrea Ronchi risponde così a un cronista che gli chiede un giudizio sull'apertura di Silvio Berlusconi verso un governo di grandi intese per il dopo Prodi.
D'ALEMA: NON SIAMO IN CERCA DI UN NUOVO GOVERNO
"Noi non siamo in cerca di un nuovo governo". Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, a margine del Foro di dialogo italo-tedesco, rispondendo alle domande dei giornalisti, in merito a quanto affermato oggi da Berlusconi alla Camera, che ha parlato di un governo di larghe intese per il dopo governo-Prodi. "C'é un governo - ha precisato D'Alema - che sta governando. Stiamo affrontando difficili problemi, in particolare nel campo economico, che abbiamo ereditato. Una situazione molto brutta". Il vicepremier, riferendosi in particolare alla proposta di Berlusconi, ha precisato: "Capisco che chi fa opposizione deve fare il suo mestiere, ma noi non siamo in cerca di un nuovo governo". Certo che "con questo governo mangeremo il panettone a Natale" ha poi detto il vicepremier rispondendo a un cittadino milanese che gli chiedeva se il governo Prodi arriverà a Natale per gustare la specialità milanese.
AN, VALUTARE TUTTI SCENARI SU DOPO PRODI
"Tutti gli scenari e le ipotesi che possono contribuire a far cadere il governo Prodi debbono essere osservate con grande attenzione". Il portavoce di An, Andrea Ronchi risponde così a un cronista che gli chiede un giudizio sull'apertura di Silvio Berlusconi verso un governo di grandi intese per il dopo Prodi.
D'ALEMA: NON SIAMO IN CERCA DI UN NUOVO GOVERNO
"Noi non siamo in cerca di un nuovo governo". Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, a margine del Foro di dialogo italo-tedesco, rispondendo alle domande dei giornalisti, in merito a quanto affermato oggi da Berlusconi alla Camera, che ha parlato di un governo di larghe intese per il dopo governo-Prodi. "C'é un governo - ha precisato D'Alema - che sta governando. Stiamo affrontando difficili problemi, in particolare nel campo economico, che abbiamo ereditato. Una situazione molto brutta". Il vicepremier, riferendosi in particolare alla proposta di Berlusconi, ha precisato: "Capisco che chi fa opposizione deve fare il suo mestiere, ma noi non siamo in cerca di un nuovo governo". Certo che "con questo governo mangeremo il panettone a Natale" ha poi detto il vicepremier rispondendo a un cittadino milanese che gli chiedeva se il governo Prodi arriverà a Natale per gustare la specialità milanese.
DECRETO FISCALE VA AL SENATO
DECRETO FISCALE VA AL SENATO: "L'Aula della Camera ha approvato il decreto fiscale collegato alla Finanziaria. I testo, su cui ieri il governo ha incassato la fiducia dell'Assemblea di Montecitorio, ora passa al Senato.
SI' GOVERNO A ODG PER RIVEDERE NORMA AUTOSTRADE Via libera del Governo ad un ordine del giorno che impegna l'esecutivo a rivedere la norma sulle concessioni autostradali contenuta nel decreto fiscale che accompagna la manovra (l'articolo 12 presentato dal ministro Antonio Di Pietro). Il sottosegretario all'economia, Alfiero Grandi, ha accolto il testo firmato Angelo Piazza e Roberto Villetti (Rnp) con il quale il governo si impegna appunto 'a valutare i rilievi espressi in sede di Commissione Ue riguardo al merito della norma e a predisporre interventi di correzione e modifica della stessa'.
LUNEDI' MANIFESTAZIONE PMI CONTRO MANOVRA
Lunedì prossimo, 30 ottobre, alle ore 10.30, si svolgerà la manifestazione congiunta contro la Finanziaria organizzata da Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, in rappresentanza di oltre 4 milioni di piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dell'artigianato. L'iniziativa, alla quale parteciperanno i Presidenti delle cinque organizzazioni - Giacomo Basso (Casartigiani), Ivan Malavasi (Cna), Giorgio Guerrini (Confartigianato), Carlo Sangalli (Confcommercio), Marco Venturi (Confesercenti) - si terrà a Roma presso il Teatro Capranica a Piazza Capranica.
DA SUCCESSIONI A MOTO, ECCO LE MISURE
Dalle nuove norme per le concessioni autostradali all'aumento del bollo per i motorini che inquinano, dalla reintroduzione della tassa di successione per i patrimoni sopra a 1 milione alle norme chiudi-negozio per chi"
SI' GOVERNO A ODG PER RIVEDERE NORMA AUTOSTRADE Via libera del Governo ad un ordine del giorno che impegna l'esecutivo a rivedere la norma sulle concessioni autostradali contenuta nel decreto fiscale che accompagna la manovra (l'articolo 12 presentato dal ministro Antonio Di Pietro). Il sottosegretario all'economia, Alfiero Grandi, ha accolto il testo firmato Angelo Piazza e Roberto Villetti (Rnp) con il quale il governo si impegna appunto 'a valutare i rilievi espressi in sede di Commissione Ue riguardo al merito della norma e a predisporre interventi di correzione e modifica della stessa'.
LUNEDI' MANIFESTAZIONE PMI CONTRO MANOVRA
Lunedì prossimo, 30 ottobre, alle ore 10.30, si svolgerà la manifestazione congiunta contro la Finanziaria organizzata da Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, in rappresentanza di oltre 4 milioni di piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dell'artigianato. L'iniziativa, alla quale parteciperanno i Presidenti delle cinque organizzazioni - Giacomo Basso (Casartigiani), Ivan Malavasi (Cna), Giorgio Guerrini (Confartigianato), Carlo Sangalli (Confcommercio), Marco Venturi (Confesercenti) - si terrà a Roma presso il Teatro Capranica a Piazza Capranica.
DA SUCCESSIONI A MOTO, ECCO LE MISURE
Dalle nuove norme per le concessioni autostradali all'aumento del bollo per i motorini che inquinano, dalla reintroduzione della tassa di successione per i patrimoni sopra a 1 milione alle norme chiudi-negozio per chi"
lunedì, ottobre 23, 2006
LA FINANZIARIA AL VAGLIO DEL COMMISSARIO ALMUNIA
ROMA - Il giudizio sulla Finanziaria Bruxelles lo darà solo alla fine, dopo l'approvazione definitiva, ma già oggi comunque il commissario Joaquin Almunia e' a Roma per una ricognizione sul provvedimento sul quale il governo si appresta a mettere la fiducia. Ad Almunia "darò la garanzia assoluta sui conti", ha preannunciato il presidente del Consiglio Romano Prodi che riceverà il commissario per gli Affari economici e monetari intorno ad ora di pranzo.
A Palazzo Chigi Almunia arriverà subito dopo un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma il primo incontro della giornata e' quello con il governatore Mario Draghi in Bankitalia. E proprio da qui dovrebbero venire per il commissario gli spunti più critici sulla manovra di finanza pubblica del governo, sulla linea di quanto Draghi ha già detto nella sua audizione parlamentare.
Una Finanziaria che va nella direzione "giusta" per riportare il deficit sotto controllo, ma che però è troppo timida sul lato dei tagli della spesa e che quindi fa un eccessivo affidamento sulle tasse e che porterà, ha sottolineato, la pressione fiscale ad un livello finora mai raggiunto.
Mentre sarebbe stato meglio intervenire con interventi strutturali nei settori maggiormente propensi alla spesa. Subito dopo il colloquio con Draghi Almunia si trasferirà al ministero dell'Economia dove vedrà Tommaso Padoa-Schioppa.
Sia quest'incontro che quello con Draghi serviranno al commissario per acquisire elementi utili a costruire il quadro dell'andamento macroeconomico italiano che poi confluirà nelle 'previsioni di autunno' che saranno rese note il 6 novembre.
La missione romana di Almunia sarà chiusa con due incontri nel pomeriggio, prima con il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani e poi con Emma Bonino, responsabile delle Politiche europee e il Commercio internazionale.
PRODI, CON ALMUNIA PARLERO' DI PROSPETTIVE CRESCITA
"Parleremo degli obiettivi della finanziaria e soprattutto delle prospettive di crescita dell'economia italiana. Si discuterà anche dei conti finanziarie del paese". Così Romano Prodi, lasciando la sede di Confindustria dopo un incontro sulle relazioni tra Italia e Brasile, risponde ai cronisti che gli chiedono di anticipare i contenuti dell'incontro che avrà tra poche ore sulla finanziaria con il commissario europeo agli Affari economici e monetari Almunia. "La mia scommessa è la scommessa di un'Italia che riprenda a credere in sé stessa, che riprende a crescere e che volta le spalle a un periodo di ripiegamento su sé stessa". Romano Prodi, lasciando la sede di Confindustria, torna a parlare in questi termini della legge finanziaria del governo. A chi gli chiede se ci sia la possibilità di rivedere le aliquote Irpef in modo da agevolare il ceto medio, il presidente del Consiglio risponde: "La finanziaria è già definita nelle sue linee fondamentali. Mutamenti tecnici e adattamenti sono propri di questa fase di prediscussione in Parlamento e prenderemo in esame tutti gli aspetti nelle prossime ore. Ma, ripeto, la manovra è delineata nelle sue linee di una fortissima spinta allo sviluppo. Io credo che questo sia importante perché se cresciamo il paese risolve tutti problemi".
A Palazzo Chigi Almunia arriverà subito dopo un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma il primo incontro della giornata e' quello con il governatore Mario Draghi in Bankitalia. E proprio da qui dovrebbero venire per il commissario gli spunti più critici sulla manovra di finanza pubblica del governo, sulla linea di quanto Draghi ha già detto nella sua audizione parlamentare.
Una Finanziaria che va nella direzione "giusta" per riportare il deficit sotto controllo, ma che però è troppo timida sul lato dei tagli della spesa e che quindi fa un eccessivo affidamento sulle tasse e che porterà, ha sottolineato, la pressione fiscale ad un livello finora mai raggiunto.
Mentre sarebbe stato meglio intervenire con interventi strutturali nei settori maggiormente propensi alla spesa. Subito dopo il colloquio con Draghi Almunia si trasferirà al ministero dell'Economia dove vedrà Tommaso Padoa-Schioppa.
Sia quest'incontro che quello con Draghi serviranno al commissario per acquisire elementi utili a costruire il quadro dell'andamento macroeconomico italiano che poi confluirà nelle 'previsioni di autunno' che saranno rese note il 6 novembre.
La missione romana di Almunia sarà chiusa con due incontri nel pomeriggio, prima con il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani e poi con Emma Bonino, responsabile delle Politiche europee e il Commercio internazionale.
PRODI, CON ALMUNIA PARLERO' DI PROSPETTIVE CRESCITA
"Parleremo degli obiettivi della finanziaria e soprattutto delle prospettive di crescita dell'economia italiana. Si discuterà anche dei conti finanziarie del paese". Così Romano Prodi, lasciando la sede di Confindustria dopo un incontro sulle relazioni tra Italia e Brasile, risponde ai cronisti che gli chiedono di anticipare i contenuti dell'incontro che avrà tra poche ore sulla finanziaria con il commissario europeo agli Affari economici e monetari Almunia. "La mia scommessa è la scommessa di un'Italia che riprenda a credere in sé stessa, che riprende a crescere e che volta le spalle a un periodo di ripiegamento su sé stessa". Romano Prodi, lasciando la sede di Confindustria, torna a parlare in questi termini della legge finanziaria del governo. A chi gli chiede se ci sia la possibilità di rivedere le aliquote Irpef in modo da agevolare il ceto medio, il presidente del Consiglio risponde: "La finanziaria è già definita nelle sue linee fondamentali. Mutamenti tecnici e adattamenti sono propri di questa fase di prediscussione in Parlamento e prenderemo in esame tutti gli aspetti nelle prossime ore. Ma, ripeto, la manovra è delineata nelle sue linee di una fortissima spinta allo sviluppo. Io credo che questo sia importante perché se cresciamo il paese risolve tutti problemi".
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