lunedì, novembre 22, 2010

Crisi economica Spagna Commercialista Olbia


Commercialista Olbia, “Siamo un Paese serio e manterremo le nostre promesse”. Così, durante il World Economic Forum di Davos, il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero ha cercato di allontanare l’ombra del crack che pesa sulla Grecia e ha provato a rassicurare i mercati internazionali sulla solidità dell’economia spagnola. Molti analisti internazionali però iniziano a dubitare della credibilità del governo di Madrid che, dati alla mano, continua a sventolare grafici e prospettive positive per il futuro che ormai appaiono davvero poco credibili. Il maggior timore è che il crollo a sorpresa delle finanze iberiche possa travolgere tutta l’Unione Europea. Proprio come è avvenuto nella seduta di ieri della Borsa, in cui l’Ibex 35 ha subito un tonfo del 5,94 per cento.
La Spagna è il Paese europeo con la peggiore performance economica nell’eurozona. Mentre la Germania, la Francia e l’Italia iniziano a registrare nelle proprie economie segnali di ripresa – anche se contenuti –, Madrid continua a dover fare i conti con i numeri in rosso e con un tasso di disoccupazione che, proprio in questi giorni, ha già superato i 4 milioni di persone. Secondo il Fondo Monetario Europeo, la Spagna è l’unico Paese sviluppato dove nel 2010 non ci sarà una crescita ma, anzi, un ulteriore calo dello 0,6 per cento. Per di più, economisti come il Nobel Paul Krugman e il professore dell’Università di New York Nouriel Roubini hanno lanciato l’allarme: “La caduta della Grecia è un problema per la zona euro – hanno dichiarato a Davos – ma quella della Spagna sarebbe un disastro”. Una prospettiva verosimile visto che il peso della penisola iberica nell’eurozona è pari quasi al 20 per cento, dieci volte quello della Grecia.
Mentre Atene si trova attualmente sotto la tutela diretta di Bruxelles – che ha stabilito un rigoroso piano di risanamento della finanza ellenica con un calendario stringente sulla messa a punto delle misure e delle scadenze precise – la Spagna ha definito un programma che, per molti analisti, è tutt’altro che realizzabile. Qualche giorno fa Zapatero ha annunciato un piano di stabilità fiscale che prevede un risparmio di ben 50 miliardi di euro in quattro anni che, secondo quanto si legge nel documento, dovrebbe portare il deficit pubblico dall’attuale 11,4 per cento alla tanto ambita soglia europea del 3 per cento nel 2013. Il Financial Times definisce il piano stilato dal ministro dell’Economia Elena Salgado non solo incompleto ma anche “irrealistico”, sostanzialmente perché prevede una crescita del 3 per cento annuo. E, viste le congiunture economiche, per raggiungere questo obiettivo ci sarebbe bisogno di un vero e proprio miracolo.
Intanto, molti osservatori hanno già da tempo iniziato a non fidarsi più delle dichiarazioni del governo spagnolo e temono che la situazione economica spagnola sia molto peggiore di quanto la dipingono a Madrid. In piena crisi internazionale, e sfidando i dati degli enti economici internazionali, lo scorso settembre l’esecutivo parlava di un deficit nel 2009 del 5,2 per cento rispetto al Pil, a novembre rivedeva il dato all’8,5 per cento e ora, appena 2 mesi dopo, ricorregge il tiro ammettendo un passivo dell’11,4 per cento (pari ad oltre 110 miliardi di euro).
Ma c’è dell’altro. Tra le manovre che Zapatero ha stabilito nel documento di risanamento inviato a Bruxelles era previsto un aumento dell’età di pensionamento a 67 anni e l’innalzamento a 25 anni dell’età computabile per calcolare la pensione, dieci anni in più di quelli attualmente esistenti. Una mossa – che per di più era stata nascosta all’opinione pubblica – che avrebbe contribuito alla riduzione del deficit per il 4 per cento entro il 2030. Ma, di fronte alle minacce di manifestazioni popolari e alla ferrea resistenza dei sindacati e del partito d’opposizione, il governo ha dovuto eliminare il paragrafo sostenendo che “c’era stato un malinteso perché si trattava di una simulazione”. Un affronto non solo al popolo spagnolo ma anche nei confronti della Commissione Europea.
Dopo questo raggiro, l’Esecutivo è stato accusato dalle formazioni politiche e sindacali spagnole – incluso da CC.OO, di estrema sinistra – di “improvvisare” la gestione contro la crisi e di essere formato da “un gruppo di dilettanti della politica”. All’estero, invece, la credibilità di Zapatero è ormai al lumicino. Sempre il Financial Times accusa il premier spagnolo di non aver fatto abbastanza per la crisi (“Ha speso con troppa leggerezza per i piani di creazione di nuovi posti di lavoro”) ma soprattutto di “essere stato talmente persistente e iper-ottimistico nelle prospettive economiche che ora sarà davvero difficile convincere gli spagnoli a fare dei sacrifici finanziari necessari per uscire dalla crisi”.
Il quotidiano inglese ricorda inoltre che se fino a poco tempo fa la Spagna contava sulla solidità dei suoi due maggiori gruppi bancari (il BBVA e il Santander-Central Hispano) ora tutto potrebbe capovolgersi. Secondo quanto è emerso di recente, infatti, il BBVA avrebbe mascherato alcuni dati negativi legati alla quantità di “bad loans” che possiede in Spagna. Qualche giorno fa, i vertici hanno dato un altro colpo a sorpresa annunciando il crollo del 94 per cento dei guadagni del gruppo nell’ultimo trimestre rispetto l’anno precedente.
Molti esperti si domandano se il gruppo bancario abbia realmente confessato tutti i suoi problemi economici o se ha iniziato a rendersi conto di essi solo ora e bisogna aspettarsi il peggio. Secondo il sito Business Week il principale problema bancario spagnolo è che “ha venduto l’idea d’essere meglio disposti rispetto a chiunque altro, ma ora è un fatto che è ancora meno veritiero di prima”. Il Financial Post ritiene che la crisi bancaria spagnola potrebbe essere anche più negativa di quella americana, travolgendo in pieno tutte le economie europee.
L’economista Roubini sottolinea che la situazione spagnola, come quella irlandese, è aggravata ancora di più dall’enorme passivo bancario a causa dell’indebitamento ipotecario derivato dal boom delle costruzioni. Non a caso l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha ribassato, per la prima volta dal 1996, la qualifica del rischio del debito spagnolo. Ieri infine si è vissuta la paura nelle borse europee: l’inquietudine per l’economia spagnola ha portato l’Ibex 35 a registrare un tonfo di quasi il 6 per cento, il peggior risultato dal novembre del 2008, creando un effetto domino di perdite anche nei listini continentali. (Il gruppo Santander per di più ha perso il 9 per cento.)
Tutti questi segnali offrono una prospettiva per niente allettante non solo per la Spagna, ma anche per l’Europa che potrebbe essere trascinata insieme ad essa in un abisso. Per essere davvero credibile, a Zapatero non rimane che lasciar da un lato le promesse e passare ai fatti, magari iniziando a rimpiazzare il ministro dell’Economia.

giovedì, novembre 18, 2010

Commercialista Olbia Piloti Canadair senza stipendio da 3 mesi

Commercialista Olbia Non possiamo garantire le operazioni». Martedì la protesta alla sede della Protezione civile a Roma

ROMA - Poche settimane fa una medaglia dal governo sovietico per aver lavorato allo spegnimento degli incendi in Russia. Oggi un altro governo - quello italiano naturalmente - che rescinde l'appalto, lasciando senza stipendio da due mesi circa 300 persone, con il rischio di danneggiare un patrimonio di circa 600 milioni di euro. Tanto vale la flotta dei 19 Canadair della protezione Civile che, in caso di un qualsiasi incendio, non potrebbero comunque alzarsi in volo per svolgere il proprio delicatissimo compito. L'ossatura del servizio antincendio dello Stato italiano è proprio tutta qui: i velivoli Cl- 415 di proprietà del dipartimento della protezione civile in grado di scaricare oltre 6mila litri d'acqua per sconfiggere le fiamme più indomabili. Poi, di solito, arrivano sugli incendi gli altri aerei ed elicotteri con capacità minore, ma più agili e precisi per i lavori di «rifinitura». A gestire la flotta due società: una che ha in carico i piloti, l'altra i tecnici.
PATRON IN MANETTE - Il mancato rinnovo dell'appalto assegnato dal governo alle due società Soren e Sar, rispettivamente dedite alle fasi operative ed a quelle manutentive, si è abbattuto su 90 piloti e sui tecnici, a causa dell'arresto del proprietario - Giuseppe Spadaccini - sotto accusa per una frode fiscale colossale.
Canadair nel mare della Sicilia (Ansa)IMPOSSIBILE VOLARE - Si legge in una nota sindacale e congiunta di Ugl trasporti e Ipa: «Piloti e tecnici hanno fino a questo momento garantito la disponibilità ad effettuare le operazioni antincendio. Tuttavia, anche se i piloti appartenenti alle due sigle confermano la disponibilità ad andare in volo, le operazioni antincendio non possono essere effettuate per l' assenza del presupposto di aeronavigabilità e del titolo sull' operatore. Alla data odierna, dal Dipartimento della Protezione Civile sono pervenute solo vaghe promesse, mentre permane l' assenza di un impegno che offra concrete garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali del personale Sorem e San».
LA PROTESTA -Martedì mattina, dalle ore 9, i piloti e le altre maestranze protestano a via Ulpiano davanti alla sede della Protezione civile. «Vogliamo porre questa vicenda all'attenzione di tutti»; dice il pilota e sindacalista Massimo Lucioli.
Michele Marangon

domenica, novembre 07, 2010

Commercialista Olbia - nuovo governo stessi problemi

Commercialista Olbia, il governo nel frattempo è cambiato, ma i problemi dell'Italia no. Stesse facce che si alternano da oltre vent'anni, ma i problemi del paese non vengono risolti. Dovremmo pensare a come risolvere diversi problemi, giustizia ed economia in primis, invece continuiamo a parlare di troie e politici che si fanno i cazzi loro a Montecarlo. In questo blog, abbiamo precedentemente attaccato il governo Prodi, oggi siamo governati dalla destra che non sembra voler cambiare le regole del gioco, a loro sta bene cosi, le riforme non si fanno perchè non si vogliono fare e il paese rischia di affondare. Quanti di voi sanno che se l'attuale governo cade lo stato paga ai politici un miliardo di euro da spartirsi ? quanti di voi sanno che il quirinale costa ogni anno allo stato 300 milioni di euro ? quanti di voi sanno che Emilio fede ha la scorta ? quanti di voi sanno che le auto blu costano ogni anno 5 miliardi di euro ? il sistema non regge più le regole del gioco vanno riscritte, ma sino a quando le regole del gioco le scriveranno i giocatori non sarà possibile uscire e prima o poi l'Italia Affonderà.
Troppe le cose che non vanno, facilmente risolvibili, ma il problema di fondo è che non si vogliono risolvere proprio per non danneggiare amici e se stessi. Ovunque ci giriamo dobbiamo pagare, siamo dei limoni da spremere fino in fondo ma aimè il succo è finito. Quello che stà succedendo a livello mondiale è molto chiaro, i soldi, i nostri soldi fanno un solo biglietto di sola andata per la Cina e non ritornano più indietro. La soluzione è molto semplice, o i nostri lavoratori si adeguano ai livelli Cinesi o i paese che non rispettano i diritti dei lavoratori vengono inseriti in una black list da cui ogni paese industrializzato non potrà importare, in nessun caso, neanche se in quel paese è stato fatto un solo bullone. Mi sembra molto semplice, ma perchè invece si continua a chiudere gli occhi ? Si continua a chiudere gli occhi per tante cose, quello soprariportato è solo uno dei milioni di esempi, in ogni caso il tempo restituira il favore, noi ci saremo impoveriti a tal punto da fallire e diventare la nuova Cina e il nostro pil inizierà a crescere a ritmi vertiginosi, poi arriveranno i sindacati e rinascerà una nuova classe politica amica dei potenti che riporterà tutto come prima.

venerdì, aprile 20, 2007

Commercialista Olbia Studio Associato dottori commercialisti

Commercialista Olbia,
uno studio associato è a vostra completa disposizione,
se cerchi un commercialista ad Olbia chiama il numero
0789/60.21.01

domenica, marzo 25, 2007

Montezemolo deluso da Prodi: «Governo ostile alle imprese» Commercialista Olbia


Commercialista Olbia «Questo governo merita 4». La frase è di Sergio Pininfarina, oggi senatore a vita. Risale a quasi 18 anni fa, quand’era presidente di Confindustria, ed era rivolta alla politica economica del governo De Mita. Dopo pochi mesi da quell’affondo, il governo De Mita cadde. Bisogna tornare a quel «4» di Pininfarina per trovare critiche più dure di quelle mosse da Luca Cordero di Montezemolo al governo Prodi. Senza mezzi termini, il leader degli industriali giudica «un eufemismo la scarsa coesione politica» della maggioranza. E ritiene che la «coalizione arcobaleno» - come l’Unione viene dipinta sulla stampa internazionale - mostri «una certa disattenzione, per non dire ostilità, nei confronti del mondo delle imprese».Da un forum organizzato dalla Confagricoltura a Taormina, Montezemolo non fa sconti al governo. Accusa la classe politica «di lontananza» dai problemi reali. «Maggioranza ed opposizione si mettano d’accordo, non solo sull’indulto, ma sul futuro del nostro Paese». Ma, soprattutto, chiede serietà a Prodi e Padoa-Schioppa sulla politica economica. Ed in modo particolare, sull’extragettito.«Erraro è umano, perseverare è diabolico. È la storia italiana», osserva Montezemolo per commentare il dibattito su come utilizzare le maggiori entrate. «Per prima cosa - dice - bisogna migliorare i conti pubblici, poi le infrastrutture; e solo quando sarà possibile, restituire parte delle tasse a chi le ha pagate regolarmente, come le imprese e chi lavora nelle imprese». Un profilo non troppo diverso da quello delineato dal Patto di Stabilità europeo: le maggiori entrate devono andare a riduzione del deficit. Confermato, nero su bianco, dal governo con la relazione unificata (la nuova versione della Trimestrale di cassa), ma smentito dalla discussione a cui partecipa lo stesso governo. Il presidente di Confindustria, poi, si toglie anche un sassolino dalla scarpa: quello sul cuneo fiscale. «Non è un regalo alle imprese, ma serve per rilanciare la competitività del Paese». E precisa: «Comunque, le aziende non hanno ancora ottenuto niente perché il cuneo fiscale non è stato ancora approvato dall’Unione europea. E, anche ammesso che venga «Questo governo merita 4». La frase è di Sergio Pininfarina, oggi senatore a vita. Risale a quasi 18 anni fa, quand’era presidente di Confindustria, ed era rivolta alla politica economica del governo De Mita. Dopo pochi mesi da quell’affondo, il governo De Mita cadde. Bisogna tornare a quel «4» di Pininfarina per trovare critiche più dure di quelle mosse da Luca Cordero di Montezemolo al governo Prodi. Senza mezzi termini, il leader degli industriali giudica «un eufemismo la scarsa coesione politica» della maggioranza. E ritiene che la «coalizione arcobaleno» - come l’Unione viene dipinta sulla stampa internazionale - mostri «una certa disattenzione, per non dire ostilità, nei confronti del mondo delle imprese».Da un forum organizzato dalla Confagricoltura a Taormina, Montezemolo non fa sconti al governo. Accusa la classe politica «di lontananza» dai problemi reali. «Maggioranza ed opposizione si mettano d’accordo, non solo sull’indulto, ma sul futuro del nostro Paese». Ma, soprattutto, chiede serietà a Prodi e Padoa-Schioppa sulla politica economica. Ed in modo particolare, sull’extragettito.«Erraro è umano, perseverare è diabolico. È la storia italiana», osserva Montezemolo per commentare il dibattito su come utilizzare le maggiori entrate. «Per prima cosa - dice - bisogna migliorare i conti pubblici, poi le infrastrutture; e solo quando sarà possibile, restituire parte delle tasse a chi le ha pagate regolarmente, come le imprese e chi lavora nelle imprese». Un profilo non troppo diverso da quello delineato dal Patto di Stabilità europeo: le maggiori entrate devono andare a riduzione del deficit. Confermato, nero su bianco, dal governo con la relazione unificata (la nuova versione della Trimestrale di cassa), ma smentito dalla discussione a cui partecipa lo stesso governo. Il presidente di Confindustria, poi, si toglie anche un sassolino dalla scarpa: quello sul cuneo fiscale. «Non è un regalo alle imprese, ma serve per rilanciare la competitività del Paese». E precisa: «Comunque, le aziende non hanno ancora ottenuto niente perché il cuneo fiscale non è stato ancora approvato dall’Unione europea. E, anche ammesso che venga "Errare è umano e perseverare è diabolico. E' la storia italiana". Con queste parole il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, a Taormina per un forum di Confagricoltura, ha replicato alle recenti posizioni di diversi esponenti del governo sulla destinazione dell'extragettito. "Bisogna pensare prima a migliorare i conti pubblici, poi alle infrastrutture - ha sottolineato - e, quando sarà possibile, restituire parte delle tasse a chi le ha pagate regolarmente, come le imprese e chi lavora nelle imprese".
Insomma, Luca Cordero di Montezemolo, quello della terza Repubblica, non è ancora sceso in campo ed è già un nemico degli italiani. Perchè nella sua lezione di economia, di fronte al denaro suonante che c'è nelle casse dello Stato, non ha avuto esitazione. Ha detto che prima di restituire i soldi delle tasse ai cittadini, bisogna distribuirli per le infrastrutture (e dunque al sistema delle partecipazioni statali dei boiardi di Stato, ai quali evidentemente ha sempre strizzato l'occhio), poi alle imprese e poi...infine infine ai lavoratori. E' chiaro che quando toccherà a noi ci sarà poco e niente.
Una domanda forse banale: ma se gli italiani non hanno soldi da spendere, le imprese come fanno profitto? Ah, ma lei punta a un'economia del ghota del suo made in Italy: a chi compera il bello che lei produce. Già, in fondo l'economia piccola e chiusa delle Ferrari ha il pregio di essere veloce, rapida ed esclusiva. Per il resto, ci svenderanno ai cinesi, agli indiani e così via. E l'uomo, signore?
Se lei fosse un buon e avveduto capitano di Confindustria, e non il ragazzino fortunato cresciuto con le cioccolate di Gianni Agnelli, vedrebbe l'Italia per quello che è: un Paese al degrado. E allora, da buon padre e buon uomo, lei, con le ambizioni che tiene, avrebbe già creato una coalizione di arti e mestieri per risollevare la Nazione. Con le nostre forze. Dando ai lavoratori e togliendo al surplus. Per reinvestirlo in produzione, modernità, partecipazione..non statale...ma al futuro.
Adesso l'Avvocato Montezemolo penserà che questa predica è dovuta al fatto che mi ha fatto dire dai suoi uffici di non essere interessato al quadro di mia proprietà di Mario Ceroli che gli ho offerto. Ma no, mi creda, il quadro glielo ho offerto perchè ho letto che ne aveva acquistati altri simili. La critica l'avrei fatta comunque, per il suo bene.
P.S.Se qualcuno fosse interessato al Ceroli (è un profilo su legno di Alberto Moravia) è all'asta per il futuro!

lunedì, marzo 19, 2007

Commercialista Olbia Fisco: 8 su 10 sotto 35 mila euro

Commercialista Olbia Fisco: 8 su 10 sotto 35 mila euro
Solo il 2% sopra i 100mila euro secondo le tabelle dei redditi dichiarati nel 2005. La fascia maggiore ha un reddito di 15-20 mila
ROMA - Oltre un italiano su dieci vive con meno di mille euro al mese. Oltre l'80% dichiara al fisco un reddito inferiore ai 35.000 euro l'anno. Pochissimi quelli che guadagnano oltre i 100mila euro l'anno. Sono alcuni dei dati che si possono ricavare esaminando le oltre 8mila tabelle, una per ciascun comune italiano, sulle dichiarazioni dei redditi 2005 (anno di imposta 2004) pubblicate sul sito delle Finanze. «Sono dati - spiega una nota - destinati ai Comuni al fine delle decisioni locali sull'addizionale Irpef, ma che si rendono disponibili alla consultazione libera». Prendendo in considerazione le 10 più grandi città metropolitane, dove risiede la maggior parte dei contribuenti si può evincere che l'82% delle dichiarazioni riporta redditi sotto i 35mila euro (la soglia che nel dibattito politico viene normalmente considerato medio-bassa). Poco meno del 2% supera i 100mila euro mentre la percentuale raddoppia (4,3%) se si sommano anche quelli che nel 730 o Unico scrivono 70mila euro. Se alle 10 città principali si aggiungono anche gli altri 11 capoluoghi di regione, resta sempre di oltre l'82% l'insieme dei contribuenti con meno di 35mila euro di reddito l'anno. Tanti anche coloro che si collocano appena poco sopra della «no tax area» di 10mila euro l'anno; si tratta di circa il 12%, più di un contribuente ogni 10.
LUOGHI DA «POVERI VIP» - Ma anche nei luoghi dorati della villeggiatura italiana - quelli per intenderci frequentati dai vip, come Capri, Cortina, Forte dei Marmi, Poro Cervo (Olbia), Sestriere e Portofino - il fisco non vede portafogli gonfi. Se si vuole dare un'occhiata alle tabelle di questi Comuni la classe di reddito con il maggior numero di contribuenti va dai 10mila ai 15mila euro l'anno. A Capri solo l'1,8% dei contribuenti dichiara redditi da oltre 100mila euro. Il 61% è per il fisco sotto i 20mila euro l'anno. Analogo il quadro delle tasse a Cortina dove il rapporto dei più abbienti (redditi dichiarati sopra i 100.000 euro) scende all'1,7%. Qualche ricco in più invece a Portofino, quasi il 5% dei contribuenti per i redditi fino a 7.500 euro non compare nessuno perchè talmente pochi da non poter essere indicati secondo le regole del garante della privacy.

martedì, febbraio 20, 2007

La comunicazione va oltrefrontiera Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Ai fini delle notificazioni ai soggetti non residenti,la manovra d'estate ( Dl 223/2006)ha modificato l'articolo 60, comma 1, del Dpr 600/73prevedendo la facoltà di comunicazione all'amministrazione dell'indirizzo estero cui devono essere notificati gli atti che riguardino il soggetto estero passivo. In mancanza di questa comunicazione, valgono le regole previgenti alla modifica, cioè,la validità della notificazione eseguita ai sensi dell'articolo 140 Codice di procedura civile con il deposito presso la casa comunale. Anziché intervenire eliminando il divieto (articolo 60, comma 1,lettera f,Dpr 600/73), di utilizzo delle regole di notificazione all'estero (articolo 142 Codice di procedura civile), il legislatore ha introdotto una nuova forma di garanzia (appunto, la preventiva comunicazione dell'indirizzo) per superare una serie di contestazioni che avevano spinto la Commissione europea ad aprire un dossier di infrazione contro il Governo italiano.La notificazione di un atto del Fisco a un soggetto non residente presuppone, ovviamente, che esso sia soggetto di imposta nel territorio. Ora, ai fini delle imposte sul reddito, la tassazione deriva dall'esistenza di un'attività (ad esempio, un immobile, un reddito di lavoro autonomo eccetera) per la quale è ragionevole ritenere che il soggetto non residente abbia già ottenuto il codice fiscale e, quindi, indicato un proprio domicilio.Per l'Iva, invece,il tema è più complicato:se l'operatore estero ha una stabile organizzazione in Italia, la notifica può essere ivi eseguita, in relazione (e limitatamente) alle operazioni da essa effettuate;se agisce mediante identificazione diretta, la comunicazione dell'indirizzo estero è già a conoscenza dell'amministrazione, come conseguenza della dichiarazione prevista dall'articolo 35ter del Dpr 633/72 (il che, tra l'altro, pone il problema se sia assorbente della dichiarazione prevista dal nuovo articolo 60 del Dpr 600/73). Se, invece, è stato nominato un rappresentante fiscale, va ricordato che il domicilio della "rappresentanza" non annulla la valenza della residenza estera cui vanno comunque notificati gli atti impositivi (Cassazione 12 luglio 2001,n.9449),sicché la comunicazione del domicilio (diverso da quello del rappresentante) dovrebbe essere comunque eseguita,al fine di evitare la notificazione alla casa comunale. La distinzione tra impostesul reddito e Iva rileva, poi, ad un altro effetto: per le prime è ragionevole ritenere che il soggetto estero possa attendersi qualche atto dell'Amministrazione riguardante la sua posizione fiscale nel territorio e che, di conseguenza, debba, per un principio di diligenza, comunicare il domicilio estero cui intenda ricevere le notifiche. Per l'Iva, invece, occorre considerare che le tre forme di identificazione previste (stabile organizzazione, identificazione diretta e rappresentante fiscale) non assorbono la legittimazione passiva del soggetto non residente e, quindi, la rilevanza del suo "vero" domicilio all'estero ai fini delle notificazione. Così,per l'Iva,la comunicazione dovrebbe essere eseguita "in prevenzione", immaginando eventuali atti che possano essere a lui indirizzati, in relazione a operazioni diverse da quelle veicolate attraverso l'identificazione in Italia.

Il condono esclude il rimborso Irap Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Per la Corte di cassazione (sentenza 3682/07 depositata venerdì 16 febbraio) la presentazione dell'istanza di condono tombale preclude la possibilità di rimborso dell'Irap.La controversia riguarda l'impugnazione del diniego del rimborso chiesto da un professionista relativamente all'Irap 1998 e 1999. Il professionista, pur ritenendo di non dover versare l'imposta, aveva però presentato (successivamente) istanza di condono tombale, in base all'articolo 9 della legge 289/02 (Finanziaria 2003).Secondo la Corte, il condono «pone il contribuente di fronte a una libera scelta fra trattamenti distinti e che non si intersecano fra loro: o coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo, ove del caso, i rimborsi di somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto sulla linea del procedimento ordinario» (in questo senso vengono anche citate le sentenze della Cassazione 195 e 15635 del 2004, 3163 del 1997, 3273 del 1996).Secondo la Corte, inoltre, non rileva, ai fini della controversia in questione, «la disposizione dell'ultimo periodo del comma 9 dell'articolo 9, L. n. 289/2002, il quale esclude che il condono abbia di per sé un effetto modificativo soltanto in ordine all'importo di eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle (...) dichiarazioni presentate dal contribuente, nel senso che il condono non impone al contribuente la rinuncia al credito ivi esposto, né preclude all'amministrazione di rimborsarlo, se lo ritiene fondato, o di accertarne la non rimborsabilità (v. Corte cost. ord. n. 340/2005)».Se si possono condividere le conclusioni della Corte in relazione al fatto che la presentazione dell'istanza di condono tombale preclude l'instaurazione di un contenzioso sulla non debenza di un tributo cristallizzatosi in dichiarazione, non pare che si possano condividere le ultime affermazioni riportate tra virgolette in relazione alla possibilità, da parte dell'ufficio, di non rimborsare il credito risultante dalla dichiarazione, con il richiamo all'ordinanza 340/05 della Corte Costituzionale, che già è stata oggetto di commento su queste pagine.Infatti, il comma 9 dell'articolo 9 della legge 289/02 dispone che la presentazione della dichiarazione integrativa non modifica l'importo di eventuali rimborsi e crediti risultanti dalle dichiarazioni e che la dichiarazione integrativa non costituisce titolo per il rimborso di crediti d'imposta precedentemente non dichiarati.Questo sta a significare che il condono tombale cristallizza l'eventuale credito indicato in dichiarazione, per cui l'ufficio non può metterlo in discussione e accertarne la non rimborsabilità.È vero, invece, che una volta che il rapporto tributario risulta definito attraverso il condono, il contribuente,come giustamente è stato messo in luce dalla sentenza 3682/2007, non può rimetterlo in discussione presentando istanza di rimborso per delle imposte definite che non ritiene dovute. E questo a prescindere dal fatto che l'istanza di rimborso sia stata presentata prima o dopo il condono.Bisogna rilevare che la sentenza 3682/2007 non riguarda il caso di chi ha presentato la dichiarazione Irap, il quale, però, ritenendo non dovuto il tributo, ha indicato una base imponibile equivalente a zero. In questo caso, se è stato presentato condono tombale, il rapporto tributario deve ritenersi definito.

lunedì, febbraio 19, 2007

Ordine Dottori Commercialisti Olbia Tempio

Ordini Dottori Commercialisti

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Agrigento Ordine dei Dottori Commercialisti di Agrigento
Alessandria
Ordine dei Dottori Commercialisti di Alessandria

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Costi di ricarica, forse arriva il rinvio Commercialista Olbia


Commercialista Olbia Costi di ricarica, forse arriva il rinvio
Probabilmente era prevedibile, così come era prevedibile la bufera che si è sollevata sull'argomento. Il termine previsto dal Pacchetto Bersani per l'abolizione dell'odiato costo di ricarica per i cellulari potrebbe essere allungato a tutto vantaggio degli Operatori



Avremmo una gran voglia di cominciare questa breve notizia con un "siamo alle solite". E lo facciamo: siamo alle solite. Ci riferiamo all'ormai famoso decreto legge che vieta "l'Applicazione di costi fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate", pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1 febbraio. E che, come vuole la Legge, entrerà in vigore dopo i canonici 30 giorni dalla pubblicazione. Vale a dire il 3 marzo. Ecco, entro il 3 marzo le aziende telefoniche si dovrebbero adeguare e l'odioso balzello dovrebbe sparire per sempre dalla nostra vita. Ma, forse, ci vorrà un po' più di tempo...

Tradotto: siamo alle solite. Nessuno, riteniamo, pensa che gli italiani vivano in un Paese privo di lobby dai forti interessi e dalla grande capacità di fare pressioni sulla politica. E' un dato di fatto, c'è poco da fare. Ma quando queste lobby, in questo caso legate a doppio filo con gli interessi che ci sono nel campo della telefonia, escono allo scoperto per cercare di tamponare i danni economici derivanti da un decreto che, invece, vuole eliminare una tassa arcaica e priva di significato, è naturale che si sollevino proteste un po' da tutte le parti. Dalla politica, con le dichiarazioni di Ds e Italia dei valori, e anche dalle associazioni di consumatori con le dure risposte di Adusbef e Codacons.

Noi però vorremmo riflettere su un punto che tutt'ora ci sembra poco chiaro. Nessuno, almeno a quanto sappiamo, è riuscito a giustificare il calcolo dei presunti costi di ricarica: in questo momento si tratta di 5 euro. A cosa servono quei 5 maledettissimi euro? Quando si ricarica il cellulare di norma le possibilità sono un paio. Si va dal tabaccaio che o ricarica il telefono con il proprio Terminale oppure vende una scheda di ricarica (che poi l'utente attiva telefonicamente), oppure si usa un sistema puramente informatico che può passare dallo sportello bancomat o dal sito Web della propria banca o del gestore telefonico di riferimento. Dunque un procedimento totalmente informatizzato che non necessita di altri interventi manuali. Allora, per favore, qualcuno ci spiega come si compongono esattamente i 5 euro di costo di ricarica? Una transazione su db del gestore, che alla fine di questo si tratta, al massimo innescata da un'analoga transazione sui db della propria banca, costa all'utente 5 euro? Francamente ci sembra ridicolo. E se il costo è davvero di qualche euro per transazione di ricarica consigliamo caldamente ai gestori di ridisegnare i propri db, controllare a fondo le Query (magari sono state fatte con uno wizard) e selezionare un altro db-admin. Ché altrimenti non riusciamo proprio a capire come possano fare business, se una transazione di ricarica gli costa una cifra tanto astronomica...

Tornando alla questione della moratoria, notiamo come le fonti a disposizione in rete siano contrastanti: dai 15 giorni fino all'ipotesi di quattro mesi, come riportato da La Stampa. Quattro mesi di moratoria significano un emendamento al decreto che sia fatto proprio dal governo. E questo significa, anche, che il latore dell'emendamento dovrà essere noto. Gli emendamenti hanno sempre un autore. Dunque se questa sarà la strada, almeno sapremo da quale dei parlamentari arriva l'idea.

Anche sulle giustificazioni che renderebbero un tale slittamento c'è ua certa incongruenza tra le fonti. Secondo alcuni il presunto emendamento incriminato (presunto perché, per ora, se ne è parlato, è stato paventato ma non ci risulta sia stato depositato) si renderebbe necessario per la presenza nella rete commerciale di carte prepagate tarate con il vecchio meccanismo. Quello degli odiosi 5 euro di ricarica. Anche in questo caso il dubbio ci viene: ma i software dei signori gestori di telefonia come sono stati scritti? Davvero non è possibile intervenire manualmente su quello che dovrebbe essere un parametro, ovvero il costo di ricarica? Probabilmente in questo caso ci sono altri fattori, più economici, come i costi pagati da chi le schede di ricarica le rivende. E' vero. In ogni caso ci sembra una giustificazione abbastanza capziosa il cui scopo pare semplicemente essere quello di far guadagnare tempo, e naturalmente denaro sonante, a chi gestisce la telefonia mobile in Italia.

In tutto ciò pochi hanno parlato dell'atteggiamento, quantomeno strano, dell'Autorità Garante per le Telecomunicazioni. Che in questi anni non si è mai accorta dell'odiato balzello. Il Presidente dell'Autorità, Corrado Calabrò, aveva dichiarto l'avviamento di un procedimento istruttorio in merito a fine gennaio. Meglio tardi che mai, ma davvero tardi. Dall'istruttoria sarebbe poi dovuto arrivare un provvedimento regolatorio verso la fine di febbraio. E molti politici speravano proprio che tale provvedimento potesse anche rendere obsoleto il decreto legge di cui stiamo parlando. Perché, in fondo, nessuno si vuole prendere la responsabilità politica di questo provvedimento. Così sarebbe molto meglio per tutti se fosse l'Autorità a togliere le castagne dal fuoco alla politica.

Ma è presto per dire come andrà a finire. E, in effetti, i gestori di telefonia cellulare potrebbero avere buon gioco contro il decreto in sede giudiziale. Sono anni che paghiamo questi 5 maledetti euro per ogni ricarica e, onestamente, non riusciamo a capire perché proprio ora la materia sia divenuta tanto importante da giustificare un provvedimento d'urgenza (la condizione fondamentale per poter emettere un decreto legge). Insomma, qualche giudice potrebbe anche decidere che tutta quest'urgenza non c'è, e in fondo non avrebbe tutti i torti visto che per anni nessuno se ne è voluto occupare.

Ah, quasi dimenticavamo: non c'è in ballo soltanto il costo di ricarica. Il decreto vuole anche annullare la scadenza temporale del credito acquistato. Sappiamo tutti che se non si utilizza il credito telefonico acquistato, questo scade dopo un certo tempo. Di solito qualche mese. E anche su questo punto vorremmo tanto un chiarimento tecnico da parte delle aziende di telefonia cellulare. Perché per il poco che conosciamo, un record in un Database non scade. A meno che non lo si voglia far "scadere". Le uova, al contrario, scadono. Come il formaggio e il prosciutto. Ma tra queste due categorie di beni acquistabili non vediamo alcuna correlazione.

Dunque aspettiamo pazientemente domani, martedì 13 febbraio alle ore 12, termine ultimo per presentare delle proposte di modifica al decreto legge in esame. Proposte firmate, naturalmente.


Commenti (2)

Sono solo scuse : Ge!
Sono solo scuse, pure e intollerabili!!!
Che difficolta tecniche si possono incontrare?? Per far si che gli operatori telefonici(ladri) dovevano attuare immediatamente il decreto Bersani si doveva parlare di rincaro, allora si che non c'erano problemi tecnici e non si dovevano aspettare i fantomatici 30 giorni dalla pubblicazione in G.U.
Per un programmatore non ci vuole nemmeno mezza giornata per riproggrammare il software per l'accredito delle ricariche, anche delle vecchie ricariche.
E' assurdo che queste cose succedano solo in Italia, VERGOGNA!!!
Anche i politici si devono vergognare, 1 parlamentare su 10 è stato condannato in 3° grado e poi vogliono fare le leggi... bha :-(

febbraio 12, 2007
Non serve proprio nulla : Graziano
Cari Amici, per quanto concerne il costo di ricarica pare che sia il guadagno della catena di distribuzione che dal gestore arriva sino al rivenditore. Per intenderci, il tabaccaio o la banca deve avere un guadagno (nessuno fa niente per nulla).
Per il discorso, degli aggiornamenti dei sistemi, posso dire che non devon proprio fare nulla; infatti se pensate che i tagli di ricarica variano spesso ed ancora ci stanno in commercio "card", di importo diverso da quello attuale, che sono ancora valide. Vodafone, se si ricarica dall' estero con una ricarica di un altro operatore "Vodafone", addebita il costo di ricarica vigente solo qui da noi, in funzione dell' importo della tessera acquistata. Fate Voi......
Pensateci un pò .....

febbraio 19, 2007

Aumento tasse locali, CNA: "Dopo il danno, la beffa" Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Non solo l’invito formulato dalle parti economiche – associazioni e sindacati – a non aumentare le irpef comunali è andato disatteso (nella nostra provincia solo nove comuni su 47 non sono intervenuti sull’addizionale Irpef), ma l’incremento è stato fatto in modo eterogeneo, costringendo le imprese a spendere rilevanti risorse per adeguarsi alle diverse imposizioni.

CNA ha calcolato l’incidenza delle aliquote nazionali, regionale (aumentata rispetto all’anno scorso in modo variabile tra lo 0,2 e lo 0,5%) e locali (ipotizzando un aumento medio di quest’ultima dello 0,3%) al variare del reddito, nel caso di un lavoratore autonomo senza carichi familiari.

Di fatto, per un lavoratore autonomo le addizionali regionali e comunali – in quest’ultimo caso nell’ipotesi, lo ribadiamo, di un aumento dello 0,3% - annullano la minore Irpef nazionale intorno ai 21.500 euro di reddito lordo.

E la situazione non è molto migliore per i pensionati. Tra questi ultimi, infatti, il reddito in cui le addizionali annullano i minori oneri nazionali si aggira intorno ai 18.500 euro chi ha meno di 75 anni, e nuovamente ai 21.500 euro per chi ha più di 75 anni.

Viene da chiedersi se gli enti locali, prima di disegnare le proprie “”finanziarie” tengano conto di questi calcoli. Oppure, se, al contrario, non ci si basi soltanto sulle ragioni di cassa. Che, tradotto, significa compensare le uscite non già attraverso manovre strutturali in grado di migliorare l’efficienza delle macchine amministrative – servizi inclusi, ma agendo sulla leva delle tasse. Del resto la richiesta di un abbattimento della burocrazia va anche in questa direzione. Esempi negativi, purtroppo, non mancano. Come gli sportelli di sostegno alle nuove imprese (guarda caso, un’attività svolta anche delle associazioni di categoria), che costano soldi a fronte di risultati che potrebbero arrivare a costo zero con opportuni convenzionamenti proprio con le associazioni.

Ma oltre al danno – l’aggravio impositivo – c’è la beffa che attende le imprese, che sono alle prese con le difficoltà amministrative che fanno riferimento all’elaborazione delle buste paga. Di ogni dipendente, infatti, occorre conoscere il comune di residenza attuale, quello dell’anno prima, verificare le aliquote di ciascun comune – e comuni limitrofi potrebbero avere aliquote anche molto differenti – versare l’Irpef dovuta, però a rate, facendo attenzione ai calcoli, perché le detrazioni (che l’anno scorso erano deduzioni), che valgano per l’Irpef statale non si applicano a quelle locale, e via dicendo. Insomma, all’inasprimento delle tasse si aggiungono i maggiori costi da sostenere per pagarle.

Non meno diversa è la situazione dell’Ici, un’imposta che ormai ha già raggiunto valori difficilmente superabili. Basti pensare che l’aliquota ordinaria – quella che comprende gli immobili dell’imprese – è passata da una media, riferita ai comuni modenesi, del 5,16% nel 1995 al 6,88% 2006. Qui l’unico elemento incoraggiante sta nel fatto che ulteriori aumenti sono improbabili, visto l’aliquota massima è fissata dalla legge al 7%. Peraltro nella nostra provincia sono 18 (su 47) i comuni che non applicano l’aliquota massima, e soltanto due quelli che stanno al di sotto del 6,5%.

E anche per questa imposta, al pari dell’Irpef, in merito a complessità c’è poco da scherzare, perché in questo caso le detrazioni variano ogni cento metri, mano a mano che si sposta da un comune all’altro.

Visto che l’invito a non aumentare le imposte locali è stato di fatto inascoltato – a parte rari casi come la Provincia e nove comuni – almeno che le amministrazioni si consultino per stabilire una certa omogeneità, quanto meno per area – delle proprie imposte principali, è appunto il caso di addizionale Irpef ed Ici, così da consentire alle imprese di rendere un po’ meno difficile la propria attività.

Per finire la Tarsu, l’anno scorso trasformata in tariffa. Bene, operazione condivisibile: è del tutto opportuno che ognuno paghi per i rifiuti che produce. Ma allora perché, nel 2007, applicare un aumento indiscriminato del 2,9% che non tiene conto dei singoli comportamenti virtuosi individuali? La realtà è che questa “tariffa” – considerato anche il regime di monopolio di questo mercato – è e rimana yuna tassa occulta che deve garantire un utile ai comuni. Alla faccia delle liberalizzazioni.

Campobasso: raddoppia l'addizionale irpef? Commercialista Olbia

Commercialista Olbia di GERICO - A leggere il sole 24ore di lunedì 12 febbraio sembrerebbe proprio di si. Infatti secondo il quotidiano economico, l'addizionale comunale irpef del comune di Campobasso addirittura raddoppierebbe, passando dallo 0,4 del 2006 allo 0,8 del 2007.


Un autentico salasso per i cittadini residenti nel capoluogo di regione che dovrebbero sobbarcarsi le politiche di bilancio dell'amministrazione comunale che, se effettivamente confermasse la notizia del sole24ore, dimostrerebbe con tale inasprimento una ricerca affannosa di risorse ed una situazione contabile certamente poco positiva. Si attendono gradite smentite alla notizia.

Eufemi (Udc): “Con le addizionali Irpef tassazione più pesante per le famiglie Commercialista Olbia

Commercialista Olbia “Dietro la cortina fumogena dei Dico, il governo Prodi assesta una dura mazzata alle tasche delle famiglie italiane”.
“Come purtroppo l’Udc aveva denunciato invano - prosegue Eufemi - in Parlamento e in tutte le sedi durante il dibattito sulla Finanziaria, l’infausta decisione del governo di trasformare le deduzioni in detrazioni ha allargato pesantemente la base imponibile, e con il via libero alle addizionali Irpef da parte dei Comuni ha determinato un effetto negativo sui redditi delle famiglie, soprattutto quelle con figli. La somma finale, infatti, non è uguale a zero, ma un vero e proprio aggravio della pressione fiscale.”
“Infatti - spiega il senatore Udc - come adesso conferma autorevolmente anche il Sole 24 Ore, il giochino che stanno facendo i comuni è quello di non modificare l’Ici (oppure di ridurla in maniera insignificante), intervenendo in sordina con le addizionali Irpef, aggravando così di gran lunga la tassazione per i contribuenti, con riflessi particolarmente negativi per le famiglie alle quali viene rifiutata, come pure avevamo chiesto, una soglia di esenzione almeno per quelle con figli.”

“Un esempio particolarmente eclatante - conclude Eufemi - è quello del comune di Roma, ma non è il solo: ad essere colpiti sono sempre e soltanto quelli che le tasse già le pagavano, i soliti noti, senza che venga scalfita l’area dell’evasione.”

Il Consiglio comunale ha portato l’aliquota del prelievo comunale Irpef dallo 0,5 allo 0,8 Commercialista Olbia

Commercialista Olbia La Legge finanziaria 2007 ha introdotto alcune modifiche in materia di addizionale Irpef. Per effetto di tali innovazioni il Consiglio comunale ha portato l’addizionale Irpef comunale dallo 0,5 per cento allo 0,8 per cento. Il maggior gettito per le casse comunali è previsto in 780 mila euro.
E’ stato altresì stabilito, recependo quanto disposto dalla stessa Finanziaria, che l’imposta non è dovuta quando alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto redditi di pensione non superiori a 7.500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e reddito per l’abitazione principale.
Altra innovazione è l’introduzione dell’acconto dell’addizionale comunale pari al 30 per cento. Cambia anche il momento di individuazione della soggettività passiva. .
A decorrere, infine, dall’anno d’imposta 2007, il versamento dell’addizionale Irpef dovrà essere effettuato direttamente ai Comuni attraverso uno specifico codice tributo assegnato a ciascun Comune con apposito decreto ministeriale. Saranno pertanto abbreviate e semplificate le procedure di accredito ai Comuni delle somme loro spettanti.

Fisco: si apre il cavallo di Troia Commercialista Olbia

Commercialista Olbia I calcoli degli analisti del Sole24ore non lasciano dubbi: le imposte locali stanno mangiando quei minimi sgravi che la manovra per il 2007 riconosce ai redditi più bassi. I numeri sono inesorabili soprattutto per i single, ma non solo. Ecco alcuni degli esempi più indicativi. A Bologna l'Irpef comunale passa dallo 0,4% allo 0,7% con un aumento in termini di percentuale del 75%. Un single felsineo sotto i 20 mila euro di reddito vede così trasformato lo sconto del prelievo nazionale di 75 euro in un aumento di 65 euro grazie al prelievo del suo municipio incrementato di 140 euro.
La situazione ovviamente peggiora man mano che si passa alle fasce superiori. Grazie ai 200 euro di aumento dell'addizionale comunale su un reddito di 25 mila lo sconto di 59 euro diventa un + 141. I single con redditi da 35 mila e 40 mila euro passano rispettivamente da un - 83 e un + 28 previsti dalla manovra nazionale a +157 e +348. Anche grazie all'aumento dell'addizionale regionale - dallo 0,2 allo 0,5 - Bologna è il caso più eclatante ma le cose non vanno molto meglio in altre grandi città tutte peraltro governate dalla stessa maggioranza di governo. A Roma e Torino l'incremento dell'addizionale comunale è stato ancora più pesante in termini di percentuali, passando dallo 0,2 allo 0,5 (+150%). L'aumento compensa di gran lunga lo sconto sull'Ici sul quale la giunta guidata da Walter Veltroni ha posto grande enfasi. L'imposta sugli immobili nella capitale, peraltro, si riduce sì dal 4,9 al 4,6% (circa 40 euro) sulla prima casa ma aumenta sulla seconda casa (dal 6,9 al 7%) e sulle aeree fabbricabili (dal 6,9 al 9%). Ma non è tutto.

Dallo studio del Sole le agevolazioni nazionali risultano svanire anche sui prospetti riguardanti i redditi familiari, nonostante gli assegni previsti dal ministro Bindi per questa categoria di contribuenti. Consideriamo in questo caso soltanto la fascia più bassa entro i 20 mila euro, quella cioè dove gli sconti di Visco dovrebbero incidere di più. Una famiglia tipo con un lavoratore dipendente con moglie e due figli a carico vede la propria detrazione Irpef da 191 euro ridursi a 77 a Bologna, a 108 a Roma, a 67 a Torino.

Insomma pian piano la briciole redistributive pianificate da Vincenzo Visco vanno scomparendo quando non assumono la forma di vere e proprie stangate per tutti i redditi. La gravità della situazione è divenuta tale da scatenare una diatriba tra Guglielmo Epifani e il suo predecessore Cofferati, ormai sempre più ai ferri corti. Il leader della Cgil non ha usato mezzi termini: si rischia di togliere di più con la mano locale di quanto non si dia con la mano nazionale. Cofferati, dal canto suo, ha rinviato al mittente l'accusa del compagno: «La Finanziaria, che i sindacati avevano giudicato positivamente, porta alle addizionali, ai ticket, al caro bollo». Chi ha ragione? In effetti non era difficile prevedere quel che sta accadendo. All'indomani della presentazione della Finanziaria Anci e Regioni manifestarono fortemente il loro dissenso per i pesanti tagli ai trasferimenti agli enti locali. L'esito dello scontro portò allo sblocco delle addizionali locali ferme per disposizione del precedente governo dal 2002. Come sorprendersi ora? Qualcuno ha accolto le nuove aliquote del governo come un regalo per le categorie più disagiate ed invece? Timeo Danaos et dona ferentes.

Le politiche redistributive sono in realtà sempre controproducenti per l'economia: alte imposte sui redditi alti frenano l'iniziativa della parte più produttiva del Paese. Nel nostro caso però al danno si aggiunge la beffa. Anche quei benefici minimi in nome dei quali il governo si era sprecato in alchimie fiscali hanno finito infatti per trovare scarsissima applicazione. Il tutto dimostra inoltre quanto sia complesso pianificare una seria politica dei tagli e quanto l'avvento di un vero federalismo fiscale non possa più prescindere da una responsabilità degli enti locali a far fronte da soli ai propri bilanci. Un sistema fiscale moderno ed efficiente dovrebbe tendere sempre più alla semplificazione del proprio funzionamento: una riduzione del numero delle aliquote punta proprio a questo. Appare al contrario di tutta evidenza come un'articolazione eccessiva dei meccanismi di tassazione finisca per: 1) rendere meno prevedibili per le istituzioni stesse gli effetti finali; 2) spingere i contribuenti a pagare consulenti fiscali; 3) ridurre la trasparenza della politica economica attuata dai vari livelli di governo centrale e periferici. Parafrasando un editoriale che ha fatto scalpore ci chiediamo: chi è più liberale? Chi complica ed alza le tasse o chi le semplifica e le tiene sotto controllo?

Carlo D'Andrea

addizionali piu pesanti con figli Commercialista Olbia

Commercialista Olbia IL TEMPO – “Tasse, niente sconti”. Editoriale di Giuseppe De Filippi: “Si mette a rischio la ripresa”. “Mussi all’attacco di Fassino”. “Vicenza, un pasticcio politico”. A centro pagina: “Accoltella il figlio di sei mesi”.

L’UNITA’ – “Vicenza-Kabul, strada stretta per l’Unione”. Di spalla: “Padoa-Schioppa: ‘L’Italia cresce bene, la Tav sarà fatta”. A centro pagina: “Tetto alle consulenze, scoppia il caso Festival di Sanremo”. In un riquadro: “Betancourt cinque anni nell’inferno”. A fondo pagina: “Yeoshua: vi spiego la corruzione in Israele”.

IL FOGLIO – “I rompiscatole troppo rossi della Cgil”. A fondo pagina: “Quanto sono intolleranti i cattodem e i loro buttafuori”.

IL RIFORMISTA – “Sulla politica estera chiaritevi, e subito”. A centro pagina: “La lotta di Luca Coscioni, un anno dopo”. “Gran rentree dei ‘princìpi non negoziabili’”. A fondo pagina: “L’Italia non crea, conserva. Anche le Brigate rosse”.

IL MESSAGGERO – “Bersani: ecco il piano per la crescita”. Editoriale di Paolo Savona: “Sbagliato ridistribuire il reddito, si deve premiare il merito”. A centro pagina: “Fini: dopo Vicenza più rischi-eversione”. A fondo pagina: “Medio Oriente, vertice a tre”.

IL GIORNALE – “Padova ‘regala’ la casa ai brigatisti”. Editoriale di Geronimo: “Un deficit di crescita”. In un riquadro: “Primo effetto del dopo-Vicenza: la base si sposta”. A centro pagina: “‘La trappola del governo sul Tfr’”. A fondo pagina: “Elogio della lentezza, solo per un giorno”.

LA REPUBBLICA – “Kabul, il piano del governo”. “La Rice in Israele, altolà ad Abu Mazen”. A centro pagina: “Telecom, ecco il patto segreto”. In un riquadro: “Mamma e bimbi in gabbia in tribunale. Mastella invia gli ispettori”. “Accoltellato alla gola, neonato in coma. Fermata la madre”. A fondo pagina: “Il delfino che muore di malinconia”.

CORRIERE DELLA SERA – Vicenza, stop di Rifondazione”. Editoriale di Angelo Panebianco: “Il fantasma del referendum”. Di spalla: “Padoa-Schioppa: bene la ripresa. E la Tav si farà”. “Il no di Mussi al Partito democratico”. A centro pagina: “Israele e Usa avvertono i palestinesi”. In un riquadro: “Cade elicottero Usa. I talebani: siamo stati noi”. A fondo pagina: “Accoltellato alla carotide: bimbo di sei mesi in coma”.

LA STAMPA – “Vicenza, apertura degli Usa”. Editoriale di Luca Ricolfi: “L’Italia dei faziosi”. In un riquadro: “Una normale giornata a Bagdad: 63 morti”. A centro pagina: “Padoa-Schioppa: la Tav si farà”. A fondo pagina: “Blair, l’illusione della meritocrazia”.

IL SOLE 24 ORE – “Le multe salvano i bilanci”. “Il giallo-addizionali: più pesanti con i figli”. A centro pagina: “Il bonus ristrutturazioni a tre milioni di richieste”. “La ripresa industriale respinge il leasing oltre quota 48 miliardi”.

Le multe salvano i conti dei comuni Commercialista Olbia

Commercialista Olbia Sono le multe a salvare i bilanci dei comuni: valgono 1,25 miliardi di euro all'anno. In pratica, conti alla mano, è come se ogni italiano con patente pagasse ben 35 euro all'anno, quasi un'imposta aggiuntiva che grava sui cittadini. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Il Sole24Ore su oltre 8.000 comuni. Fra il 2001 ed il 2005 le multe sono salite del 52%: una crescita dovuta principalmente agli autovelox.



Insomma gli automobilisti piangono e le casse comunali sorridono. Il record è stato registrato nel 2004, quando gli accertamenti per infrazioni al codice della strada hanno superato il miliardo di euro, segnando un incremento del 21% rispetto all'anno precedente.

Un bell'incremento è arrivato poi con l'introduzione dei sistemi elettronici di rilevamento. Se si sommano le entrate di Polizia stradale, Carabinieri e Guardia di Finanza, il gruzzolo sale a 1,44 miliardi di euro.

Per avere idea, scrive il quotidiano economico di Confindustria, delle multe sui bilanci comunali, basti pensare che il valore delle sanzioni equivale al 7% delle imposte locali. E in 23 città gli accertamenti hanno superato addirittura i tributi.

Fra le città Roma e Milano vantano il primato assoluto delle multe. Nel 2005 la Capitale ha registrato solo con le sanzioni 207 milioni di entrate, mentre a Milano le entrate sono state 81 milioni. Fra i comuni il primato va a Santa Luce, in provincia di Pisa, dove in 800 metri c'è il record italiano delle contravvenzioni: nel 2005 la macchinetta che rileva la velocità ha emesso accertamenti per circa 1,7 milioni di euro, cioè il 326% di quanto incassato lo stesso anno in imposte, per un valore di mille e cento euro ad abitante, il rapporto multe-cittadini più alto d'Italia.

Palermo, fra i capoluoghi di provincia, è in testa con un valore delle sanzioni pari a circa un terzo delle imposte, mentre Caserta spicca per il più elevato livello di multe pro capite. ''Se in media il rapporto sanzioni-tributi locali si situa a quota 6,92% - si legge su Il Sole 24 Ore - sono sette i comuni in cui le entrate da infrazioni al codice della strada fruttano il doppio e 23 quelli in cui rappresentano piu' del 100%. In 27 città, invece, l'incasso delle multe è stato superiore a 200 euro per abitante. A pagare di più è chi abita nelle regioni del Centro: 41 euro a testa. Seguono i cittadini del nord-ovest, con 27 euro ciascuno e del Nord-est (22 euro). In fondo il sud, con 16 euro, e le Isole (14 euro)''.

Commercialista Olbia VS Prodi


Commercialista Olbia news,
che fine ha fatto la famosa promessa dei 5 punti sul costo del lavoro ?
è mai possibile che in un paese civile si fanno promesse a vuoto dalle più alte cariche ? Romano Prodi, inutile girare le carte con calcoli e calcolini, hai promesso e devi mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, e smettiamola di dire che stiamo aiutando le fasce più deboli, a Bologna chi percepiva in busta paga circa 32.000 euro annui vedrà scendere lo stipendio di circa 300 euro in un anno, altro che taglio al costo del lavoro, questo è un aumento bello e buono, noi di commercialista olbia non siamo ne di destra ne di sininstra, guardiamo i fatti, se avesse vinto le elezioni la destra oggi avremo parlato di ici, ma così non è stato, caro Prodi non siamo scemi mantieni le promesse.

venerdì, febbraio 16, 2007

Aliquota unica per le rendite Commercialista Olbia


Commercialista Olbia Si è svolta il 16 gennaio scorso l’audizione informale dell’ANCE sui contenuti del disegno di legge recante “Delega per il riordino della normativa sulla tassazione dei redditi da capitale, sulla riscossione e accertamento dei tributi erariali, sul sistema estimativo del catasto e per la redazione dei testi unici delle disposizioni sui tributi statali” (DDL 1762/C).
di: Fonte ANCE


Il dott. Carlo Ferroni, che ha guidato la delegazione associativa, ha evidenziato, in premessa, che tra le deleghe previste nel provvedimento legislativo e volte a realizzare un generale riordino delle disposizioni tributarie statali, assumono particolare rilevanza per il settore la delega in materia di redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria e quella relativa alla riforma del catasto.

In relazione al primo ambito, ad avviso dell’ANCE, nel testo legislativo andrebbe introdotto il principio di equiparazione tra la tassazione delle rendite finanziarie e quelle di natura immobiliare, relative principalmente al reddito derivante dalla locazione di immobili ad uso abitativo, come già da tempo auspicato dall’Associazione.
In proposito, il regime fiscale agevolato, con applicazione di una aliquota sostitutiva al 20%, andrebbe riconosciuto in un primo tempo alle persone fisiche e in seguito anche a favore delle società immobiliari, almeno relativamente al reddito derivante dalla locazione di abitazioni in edilizia convenzionata, in considerazione delle finalità sociali perseguite con tali programmi.
L’applicazione dell’aliquota sostitutiva dovrebbe, inoltre, essere reintrodotta in relazione alle plusvalenze derivanti da cessione di aree edificabili, escluse da tale regime secondo la previsione contenuta all’art.1 comma 310, della legge finanziaria 2007 (l.296/06).

Per quanto riguarda poi la delega in materia di riforma del catasto l’ANCE ha espresso forti preoccupazioni in merito ai criteri previsti per la revisione degli estimi, effettuata su base patrimoniale e non anche reddituale e basata su un ipotetico valore di mercato dell’immobile e non anche sul reddito ritraibile dall’affitto del fabbricato.
L’Associazione ha evidenziato, altresì, che nel testo non viene precisato il modo in cui saranno stabiliti i coefficienti di redditività da applicarsi al valore patrimoniale per la determinazione delle nuove rendite, costituenti la base imponibile ai fini di tutti i tributi immobiliari.
Occorrerebbe, quindi, integrare la delega con la previsione che la determinazione degli estimi catastali debba avvenire su base reddituale, oltrechè patrimoniale.
In relazione alle cessioni di fabbricati, classificati o classificabili nei gruppi A, B e C soggette ad IVA, è stata, inoltre, rilevata l’opportunità di escludere, una volta approvati i nuovi estimi catastali, la possibilità per gli Uffici preposti di procedere alla rettifica del corrispettivo dichiarato nell’atto, nel caso in cui lo stesso non sia inferiore al valore catastale, reintroducendo, quanto previsto nell’articolo 15 del decreto legge 41/1995, convertito dalla legge 85/1995 e successivamente abrogata dall’art.35, comma 4 DL 223/06.

Commercialista Olbia LEGGE 24 febbraio 2005, n. 34

Commercialista Olbia LEGGE 24 febbraio 2005, n. 34
Delega al Governo per l'istituzione dell'Ordine dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1.
1. L'Ordine dei dottori commercialisti e l'Ordine dei ragionieri e
periti commerciali sono unificati nell'Ordine dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili presso il quale e' istituito
l'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Art. 2.
1. All'unificazione di cui all'articolo 1 si provvede, senza nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica, con decreto legislativo da
adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, su proposta del Ministro della giustizia, di concerto
con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca,
sentiti i Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei
ragionieri e periti commerciali.
2. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1 e' trasmesso
alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle
commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze
di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla
data di trasmissione del medesimo schema di decreto. Decorso il
termine senza che le commissioni abbiano espresso i pareri di
rispettiva competenza, il decreto legislativo puo' essere comunque
emanato.
Art. 3.
1. Con il decreto legislativo di cui all'articolo 2 sono definiti:
a) le modalita' per la costituzione del Consiglio nazionale e dei
consigli locali del nuovo Ordine professionale e la relativa
composizione, nel rispetto dei principi di proporzionalita' e
rappresentativita', assicurando comunque alla componente della
sezione riservata ai laureati specialistici, alla fine del periodo
transitorio di cui alla lettera h), un numero minimo di
rappresentanti non inferiore alla meta' e l'elettorato passivo per la
nomina del presidente;
b) le classi di laurea e di laurea specialistica, nonche' i
titoli regolati dall'ordinamento previgente ai decreti emanati in
applicazione dell'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997,
n. 127, e successive modificazioni, che costituiscono requisiti di
ammissione all'esame di Stato, ai sensi dell'articolo 3 del
decreto-legge 10 giugno 2002, n. 107, convertito, con modificazioni,
dalla legge 1° agosto 2002, n. 173;
c) l'istituzione di due sezioni dell'Albo, rispettivamente
riservate ai possessori dei titoli di cui alla lettera b);
d) l'ambito delle attivita' oggetto della professione ai sensi e
per gli effetti delle disposizioni di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 27 ottobre 1953, n. 1067, e al decreto del
Presidente della Repubblica 27 ottobre 1953, n. 1068, e delle altre
disposizioni vigenti, con attribuzione specifica di attivita' agli
iscritti nella sezione riservata ai laureati specialistici e agli
iscritti nell'altra sezione. E' consentita l'attribuzione di nuove
competenze agli iscritti nella sezione dell'Albo unico riservata ai
laureati specialistici, che presentino profili di interesse pubblico
generale, nel rispetto del principio della liberta' di concorrenza e
fatte salve le prerogative attualmente attribuite dalla legge a
professionisti iscritti ad altri albi. Sono fatte salve, altresi', le
attivita' di natura privatistica gia' consentite dalla legge agli
iscritti a registri, ruoli ed elenchi speciali tenuti dalla pubblica
amministrazione;
e) le prove degli esami di Stato per l'iscrizione alle sezioni
dell'Albo, tenuto conto di quanto disposto alla lettera d), con
previsione della possibilita' di svolgimento del tirocinio durante il
corso di studi specialistici ed esenzione da una delle prove scritte
dell'esame di Stato all'esito di un corso realizzato sulla base di
convenzioni tra universita' e ordini locali;
f) le norme transitorie che disciplinano l'inserimento nella
sezione dell'Albo riservata ai laureati specialistici degli attuali
iscritti agli Albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri e
periti commerciali, questi ultimi con il titolo professionale di
«ragioniere commercialista», con specifica distinta indicazione, per
ciascuno, dell'anzianita' di iscrizione, del titolo di studio, del
titolo professionale e dell'ordine o collegio di provenienza;
g) la protezione dei titoli professionali di «dottore
commercialista», di «ragioniere commercialista» e di «esperto
contabile», nonche' del termine abbreviato di «commercialista»,
utilizzabile soltanto dagli iscritti nella sezione del nuovo Albo
riservata ai laureati specialistici;
h) le norme transitorie che garantiscono, per la durata di nove
anni a decorrere dalla data di scioglimento degli attuali organismi
dirigenti di cui all'articolo 6, le maggioranze e le presidenze dei
nuovi organi, nazionali e locali, ai dottori commercialisti e le
vicepresidenze ai ragionieri;
i) le norme transitorie che definiscono le modalita', le
procedure e i termini per la confluenza degli enti nazionali e locali
dei due attuali Ordini, nei rispettivi enti del nuovo Ordine dei
dottori commercialisti e degli esperti contabili, definendo altresi'
l'ambito territoriale degli ordini locali e le procedure per la prima
elezione dei relativi organismi direttivi.
Art. 4.
1. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri
per la finanza pubblica, entro due anni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, uno o piu' decreti legislativi recanti
misure volte a sostenere l'iniziativa dei competenti organi di
amministrazione della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a
favore dei dottori commercialisti e della Cassa nazionale di
previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali
finalizzata all'unificazione, nel rispetto dei seguenti principi e
criteri direttivi:
a) definizione delle regole da seguire nel processo di
unificazione, sulla base di quelle fissate dagli articoli 2498 e
seguenti del codice civile in quanto applicabili e, comunque, nel
rispetto dei principi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509,
e successive modificazioni, previa adozione di progetti di
unificazione da parte dei competenti organi delle Casse interessate
sulla base di bilanci di unificazione che considerino le situazioni
patrimoniali in atto e le previsioni sulle dinamiche demografiche e
delle adesioni, da assoggettare al controllo di cui all'articolo 3
del citato decreto legislativo n. 509 del 1994 e a condizione che
eventuali modifiche ai regimi previdenziali non comportino effetti
peggiorativi sui risultati delle gestioni previdenziali previsti a
normativa vigente;
b) applicazione da parte delle Casse unificande del principio del
pro rata, di cui all'articolo 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995,
n. 335, rapportato alle condizioni di equilibrio di lungo periodo
caratterizzanti la propria gestione;
c) adeguamento delle normative legislative, gia' applicabili alle
Casse, rispetto al processo di unificazione come da esse definito;
d) esenzione da imposte e da tasse di tutti gli atti finalizzati
alla unificazione.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su
proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il
Ministro della giustizia. Gli schemi dei decreti legislativi di cui
al primo periodo sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione
dei pareri da parte delle commissioni parlamentari competenti per
materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi
entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di
decreto. Decorso il termine di cui al secondo periodo senza che le
commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, i
decreti legislativi possono essere comunque emanati.
Art. 5.
1. Con decreto legislativo da adottare entro centottanta giorni
dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui
all'articolo 2, su proposta del Ministro della giustizia, sono
attribuite all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti
contabili competenze sul registro dei revisori contabili di cui al
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88, e successive
modificazioni, e al regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 6 marzo 1998, n. 99, e successive modificazioni.
2. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1 e' trasmesso
alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle
commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro
trenta giorni dalla data di trasmissione del medesimo schema di
decreto. Decorso il termine senza che le commissioni abbiano espresso
i pareri di rispettiva competenza, il decreto legislativo puo' essere
comunque emanato.
3. Nell'esercizio della delega il Governo e' tenuto ad osservare i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) salvaguardare l'autonomia del registro dei revisori contabili
rispetto agli albi tenuti dall'Ordine dei dottori commercialisti e
degli esperti contabili;
b) mantenere le funzioni e le competenze della commissione
centrale per i revisori contabili prevista dal titolo I del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo
1998, n. 99, e successive modificazioni;
c) mantenere l'attuale disciplina normativa dell'esame per
l'accesso al registro dei revisori contabili prevista dall'articolo 3
del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88, e dal titolo III del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo
1998, n. 99, e successive modificazioni;
d) mantenere in capo al Ministero della giustizia la competenza
ad adottare i provvedimenti di iscrizione, sospensione e
cancellazione dal registro dei revisori contabili.
Art. 6.
1. Nell'esercizio della delega di cui all'articolo 2, il Governo
disciplina la durata dei Consigli nazionali e locali degli Ordini dei
dottori commercialisti e dei ragionieri e periti commerciali in
carica alla data di entrata in vigore della presente legge, secondo i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere la proroga degli organi in carica fino al
31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in vigore
della presente legge;
b) prevedere la facolta' per i consigli locali prorogati di
indire nuove elezioni alla naturale scadenza del loro mandato, fermo
restando che gli organi cosi' eletti decadranno comunque alla data di
cui alla lettera a).
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 24 febbraio 2005
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Castelli, Ministro della giustizia
Moratti, Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca
Maroni, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali
Visto, il Guardasigilli: Castelli